Salute!

Salute!

E che c'è? C'è che c'è che il Mauri non è contento. E abbiamo fatto anche baruffa. Cosa che io (Andrea Silvestri in persona, eccomi qui) e lui (Maurizio Vianello detto il Mauri, che adesso che abbiamo fatto pace è qui anche lui che mi legge dietro le spalle mentre che scrivo) non abbiamo fatto quasi mai, o se l'abbiamo fatta è perché avevamo bevuto troppo. La baruffa ha un antefatto, un contrattempo e una risoluzione. Ed eccoli qui, di seguito. Però il Mauri non è contento, anche se è pacificato.

Canaletto Il Canal Grande alla Salute (particolare, 1730, Houston, Texas, Museum of Fine Art, fonte wikipedia).

Andando con ordine. Perché ogni cosa tira l'altra. Ieri siamo andati alla Madonna della Salute in pellegrinaggio rapido, e dopo abbiamo mangiato anche la castratina a casa sua. Con mia moglie di me — Andrea Silvestri — che faceva la bocca da cattiva perché la castratina non le piace, ma poi ha dovuto mangiarla lo stesso; e la Mariangela che è una vecchia morosa del Mauri che lui tira fuori nelle ricorrenze, che invece a lei la castratina le piace tantissimo soprattutto perché è ancora innamorata del Mauri (che io, Andrea Silvestri, non so come faccia; la Mariangela intendo, non il Mauri).

Sia come che sia, datosi che la castratina, anche quella che fa il Mauri che sulle cose di tradizione culinaria veneziana è pignolissimo, badate bene, la castratina dicevo: è un piatto pesantissimo che bisogna berci sopra tantissimo per vincerla. E così questa mattina abbiamo dovuto riprenderci con una somministrazione terapeutica di quadruplo spritz (rinforzato) al bitter, solo per sentirci un po' meglio: un po' per gli effetti del castrato, un po' e forse soprattutto per le conseguenze delle irrigazioni di cabernet franc e di grappa di bottega barricata.

Poi però il Mauri ha voluto strafare, e io invece che non volevo no, e ha ordinato il quinto spritz (a testa). E allora lì, forse per colpa di Chang (ogni tanto al Mauri gli viene come un attacco di csenofobia o come cavolo si scrive), al Mauri gli si sono parallelamente ingrossate le vene temporali, ha avuto un notevole afflusso di sangue al volto, e anche anche alla testa, meningi comprese, e si è lanciato in una perorazione (e che dopo dite che non sappiamo l'italiano) anche un poco giaculatoria, sulla bocciatura di Venezia come capitale della cultura europea di non so quale anno futuro a venire.

E già a dire che era un'ingiustizia, un'ingiuria, una presa in giro, corroborando il tutto con invettive vernacolari che la comprensibilità e la pudicizia mi impediscono, anche no, di riportare qui; mentre il Chang se la rideva sotto i baffetti perché si considera, lui, discendente di una lunga civiltà ancor più lunga della serenissima nostra al tramonto e che ha inventato per prima tante cose utilissime che gli altri neanche sapevano immaginare, e adesso anche di più vedrete (dice il Chang).

Insomma secondo il Mauri il fatto che «quei quattro campagnoli hanno bocciato Venezia» è prima di tutto un insulto gravissimo alla città che è stata capitale della cultura europea per secoli, e dopo di tutto la dimostrazione della loro enciclopedica ignoranza (questo me lo dice mia moglie di me, volendo significare che non so nulla di alcunché, come che si dice; e io gliel'ho detto al Mauri e adesso egli lo usa come se che fosse suo) perché appunto non hanno riconosciuto che questo fatto da solo (cioè essere stata capitale della cultura europea per secoli) era sufficiente per promuoverla a capitale della cultura europea anche stavolta.

Al che gli ho fatto notare che semmai, proprio per questo fatto di essere stata per secoli capitale della cultura europea, era invece un insulto grandissimo candidarla a capitale della cultura europea per un anno solo in un prossimo futuro, solo per intascare un po' di soldi della comunità europea, e in più era ancora più insultante che l'avessero candidata assieme alle altre città di terraferma come a dire che da soli si vergognavano di candidarsi.

E allora il Mauri si è arrabbiato tantissimo di più. E da rosso che era è diventato viola e le vene delle tempie (che appunto per questo si chiamano temporali) gli sono venute grosse come le cime che ci legano i battelli ai pontili, solo che pulsavano tantissimo. E insomma se l'è presa anche con me dicendomi che non ero neanche più veneziano a dire così; e che non ero neanche più amico suo a dire così. E allora io, che come lui avevo bevuto cinque spritz (rinforzati) al bitter, sopra del resto che avevamo bevuto ieri sera, gli ci ho detto che poteva essere benissimo e che non mi interessava di non essere più amico suo perché questo che gli dicevo (che era un insulto per Venezia candidarla a capitale culturale europea per un solo anno) era la pura e semplice verità e non potevo rimangiarmela no. E che tra i due ero più veneziano io, comunque. E quasi anche forse il Chang (questo forse era meglio che me lo risparmiavo) ma questo non ho potuto argomentarlo perché il Mauri ha preso su ed è andato via.

Poi dopo è tornato perché si capisce che il fresco dell'aria, e che la luce del cielo, e che il mezzogiorno inoltrato del giorno dopo la Madonna della Salute (e dopo anche della castratina) gli hanno fatto un gran bene, è tornato dentro di un colore normale e senza vene esposte e abbiamo fatto la pace. Perché i veri amici dopo fanno sempre la pace e i veri veneziani sanno che tanto dopo sempre tutto si sistema. E a quel punto abbiamo ordinato un altro spritz al bitter a testa. Non rinforzato, però. Salute! ★

Novembre, 2013