Saviano in acqua calda

Saviano in acqua calda

Non ci sono mica solo quelli, e non sono pochi, che scrivono lettere ai giornali. Ci sono anche quelli che scrivono al Papa e al presidente degli Stati Uniti. A Sbirulino e a Mago Zurlì. E quelli che scrivono a Babbo Natale e a Gesù Bambino convinti che siano la stessa persona in età diverse. Sono parecchi anche quelli che scrivono ai politici. A capi di Stato e di governo, ministri e deputati, sindaci e governatori e non importa che cosa.

Sbirulino (andreapagliantini.simplicissimus.it).

Anche Roberto Saviano, lo scrivente antimafia, ha scritto la sua bella letterina. Più probabilmente una mail. Forse perché si annoiava. O perché fa caldo. O perché non aveva di meglio da fare. Ha scritto a Matteo Renzi. Come se il premier non avesse altro da fare che trovare il tempo per rispondergli. E quand’anche lo trovasse, il tempo, resta difficile da capire perché mai dovrebbe rispondergli.

Comunque, il giovane scrivente antimafia, con quell’aria un po’ supponente alla Marco Travaglio che non lo rende affatto simpatico ma lo dipinge professorino sotutto, risposte sempre pronte, ricette sempre al dente, soluzioni sempre pronte, solo granitiche certezze, mai un dubbio, nessun tentennamento, solo io ho capito voi siete tutti stupidi se va bene corrotti nel migliore dei casi complici, il giovane scrivente, si diceva, ha chiesto al governo (quello italiano) di intervenire con urgenza perché il Sud (dell’Italia, s’intende) sta morendo (come se il Sud del mondo invece se la spassasse), e bisogna fare presto a intervenire prima che sia troppo tardi.

Beata giovanile ingenuità. Infervorato nel suo fervore, il giovane scrivente antimafia non si è accorto, benedetto lui, di aver scoperto l’acqua calda. Che il Sud (e non solo d’Italia) stia morendo, perché arretrato culturalmente, socialmente, economicamente, perché povero, degradato, corrotto, mafioso, senza lavoro, c’è molta gente, anche più preparata e più intelligente, che lo va ripetendo da decenni. Sono parole che si potevano scrivere dieci anni fa come venti anni fa, trent’anni fa come quaranta anni fa, cinquanta anni fa come sessanta anni fa e come settant’anni fa, se vogliamo fermarci al 1945, al tempo della liberazione dal nazifascismo. Ma volendo si potrebbe andare anche più indietro negli anni. Il Sud (d’Italia) è arretrato da sempre. Bella scoperta!

Si dirà, ma visto che non si è fatto niente, meglio dirlo un’altra volta, sperando che qualcuno, Renzi o chi per lui, si decida finalmente a fare qualcosa. Giusto. Repetita juvant, come dicevano i latini. Ripetiamolo pure. Ma non prendiamoci in giro facendo finta di aver detto qualcosa di intelligente. E soprattutto di averla detta per primi. Abbassiamo le alucce, è solo acqua calda.

Agosto, 2015