Sebastopooh

Sebastopooh

L’effettone è straordinario. Prima l’inno dell’armata russa, poi oh, oh, piccola Katy, cantata da Riccardo Fogli. Live e in person, come fa scrivere Bob Dylan sui suoi manifesti, che vuol dire dal vivo e di persona. Piumotto nero, sciarpona, guantoni di lana a mezze dita, niente cappello.

Riccardo Fogli (elaborazione da fonte wikipedia).

E ovazioni del pubblico, che forse capisce oh, oh, piccola Kiev, tra migliaia di bandiere russe e ritratti di Putin, nel gelo di piazza Nahimov a Sebastopoli, che per una notte, in omaggio all’unico artista italiano chiamato al concerto che festeggia l’annessione della Crimea alla Russia, diventa Sebastopooh.

Sessantasette anni, toscano di Pontedera, voce e bassista dei Pooh dal 1966 al 1973, vincitore di un Sanremo da solista, trentadue album all’attivo, Fogli legge alcune parole in russo da un foglietto. Poi dirà che non sapeva cosa ha letto. Ma dagli applausi che scrosciano deve trattarsi di cose gradite alla gente. Spasibo, ripete, grazie Russia, grazie Crimea. Poi spiegherà che lui non capisce di politica, che l’hanno solo chiamato a cantare, e lui canta perché è un cantante e va a cantare dove lo chiamano a cantare, e comunque intorno non vede carri armati ma solo un bellissimo sapore di festa di popolo.

Perciò canta, accompagnato da quattro musicisti, per una mezzoretta. Canzonette un po’ datate. Malinconia (appunto), Compagnia, Per Lucia, Storie di tutti i giorni, Noi due nel mondo e nell’anima. Ma soprattutto Piccola Katy, il suo inno. È un pezzo vecchissimo, che ha quasi mezzo secolo di vita (quarantasei anni per la precisione, è del 1968, firmato Pantros-Selmoco), ma che per motivi misteriosi qui sembra magicamente nuovo. I russi di Crimea conoscono a memoria quelle parole in italiano, e le cantano a squarciagola insieme a lui: «Piccola Katy, stanotte hai bruciato tutti i ricordi del tuo passato… stanotte hai capito che carezzandoti ti hanno tradito…» Chissà cosa capiscono. Se afferrano, per esempio, il senso di quel «dormono tutti di un sonno profondo».

Poi lui, ispirato, attacca: «E io dovrei comprendere…» Altre ovazioni. Anche noi vorremmo comprendere. Non tanto perché abbiano chiamato Riccardo Fogli a cantare per la Crimea russa. Questo è abbastanza facile da capire: perché da quelle parti, in Crimea come in Russia, il cantante italiano è molto popolare. Anzi, come raccontano, amatissimo.

Il punto è proprio questo: come mai Riccardo Fogli è popolare e amatissimo in Crimea e in Russia? (E magari anche da qualche altra parte, in Turkmenistan, chissà?). Come mai la canzone oggi più in voga a quelle latitudini (Piccola Katy, appunto) è una canzone di quarantasei anni fa? E come mai, sempre da quelle parti, i cantanti più amati sono italiani, e sono — per fare qualche esempio — tipi come Al Bano, Pupo, Toto Cutugno, Rita Pavone, Matia Bazar, Pooh, Ricchi e Poveri e via dicendo, vale a dire gente scomparsa da tempo dai nostri radar ma captata da quelli dell’Est?

Nessuna ironia, per favore. Ma un po’ di rispetto per questi anziani ma ancora validi artisti. In fondo, mezzo secolo fa sono stati famosi anche da noi. Anche noi li abbiamo applauditi nei dischi e nelle piazze, anche noi abbiamo cantato in coro nei falò sulla spiaggia e sotto la doccia le loro canzoni. Anche noi oh, oh, piccola Katy. Se adesso rastrellano in Crimea gli ultimi rubli, che male c’è?

Forza Poohtin. ★

Marzo, 2014