Sotto la guida di Adda Nari

Sotto la guida di Adda Nari

Il lungo percorso che conduce alla lettura della mano

Enzo Bordin

Homo sapiens dominabitur astris, asseriva Aristotele. Ma solo l'uomo intelligente è in grado di capire la sua forza per servirsene in modo adeguato. Il mediocre getta invece via la sua esistenza senza mai sapere di quali risorse individuali può disporre, di come sfruttarle e da quale nemico interiore si deve guardare per riuscire a sconfiggerlo.

Adda Nari e i suoi attributi

Prima di arrivare alla lettura della mano in tutte le sue variegate sfaccettature bisogna conoscere il cammino della magia o della santa cabala percorso dai pensatori antichi nella loro ricerca della verità. Un approccio alla conoscenza totalmente diverso dalle deliranti elucubrazioni della magia nera, basato sulla quintessenza della ragione e della morale, ossia sulla scienza che studia la natura cercando i carpirne i segreti e di aggiornarne le sempre nuove conoscenze secolo dopo secolo. Fino ad arrivare ai giorni nostri mantenendo però quella patina di mistero che l'ha sempre contraddistinta.

Questa sua oscurità la si deve ad un fatto preciso: la magia era riservata solo alle anime elette, agli iniziati, e non già di portata comune. E chi ne rivelava i segreti veniva punito con la morte.

Il simbolo indiano Adda Nari, divinità che incarna la natura ed è paragonabile ad Iside (Isis) degli egizi, rappresenta l'immagine icastica del perché gli antichi depositari del sapere occulto (gli iniziati) raccomandavano il silenzio.

Sulla fronte di Adda Nari è impresso il segno del lingam o della generazione universale. Al lato destro suoi piedi sta seduta una tigre, emblema dell'uomo cattivo, aggressivo e ignorante. Alla sua sinistra è invece accovacciato un bue con museruola a rappresentare la persona buona, mite e discreta.

Adda Nari si colloca tra malvagità e bontà d'animo, tra rivolta e obbedienza. Possiede quattro braccia a rappresentare i quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. Ciascuna ne incarna il singolo attributo.

Il fuoco viene raffigurato da una spada a lama corta (gladio); l'aria da un anello; la terra da un ramo d'albero fiorito e a forma di scettro; l'acqua da un vaso. Dalla testa di Adda Nari parte una sorgente di latte (succo delle meningi), il cui rivolo passa davanti agli occhi del bue con museruola per cadere prima ai suoi piedi e poi rotolare su quelli della tigre che però non lo vede. D'altronde il latte del sapere non scorre per i malvagi. Se vogliono berlo, devono compiere un atto d'umiltà: si devono abbassare, devono vederlo. Ma per vederlo occorre cercarlo.

Le due braccia delle divinità indiana dal lato della tigre impugnano l'una la spada e il fuoco, l'altra l'aria e l'anello. L'aria è la tempesta. Il cattivo dev'essere alimentato dal ferro e dal fuoco, ma deve anche portare una gogna.. Le tempeste sono concentrate nella sua testa. Dalla sua parte la natura appare velata: nessuna pietà per lui. La natura porta invece una collana. Dalla parte del bue risulta raffigurata da una testa umana: è l'intelligenza che, unendosi ad altre intelligenze, forma una catena divina.

Dal lato della belva, la collana si trasforma in catene di ferro per il malvagio destinato a finire in prigione o un schiavitù, perché il cattivo è una tigre, è armato e forte, ama il sangue a la carneficina. E il bue, utile e mansueto, dev'essere protetto contro di lui. La tigre fissa immobile, feroce ed inquieta, gli strumenti di rigore appesi sulla sua testa.

Dalla parte del bue con museruola, la natura appare senza veli: per lui non ha misteri. Per lui le due braccia Adda Nari alias Iside tengono in mano un ramo fiorito e una coppa. Il primo simboleggia l'abbondanza, l'intelligenza che apre il suo sapere, ma anche la palma, lo scettro, la ricompensa, mentre la seconda a il contenitore del sapere. Non a caso la coppa si trova vicina alla sorgente del latte per dissetare il bue e nel contempo nutrirlo.

Di pregnante significato allegorico è pure la figura del serpente che ruota attorno al collo di Iside, la cui testa si trova dalla parte dell'animale buono. È la fonte di vita, l'elettricità, la luce, il magnetismo, il grande agente magico. La dea porta al collo tre collane triangolari a rappresentare i tre mondi: divino (cielo), morale (terra) e materiale (inferno).

Dalla parte della tigre, Adda Nari porta alla due braccia nove braccialetti, a simboleggiare il numero dei misteri. Sul versante bue, Iside porta al braccio che regge la coppa cinque bracciali, equivalenti ai diversi tipi d'intelligenza. Due serpenti che si guardano ruotano invece attorno al braccio che tiene stretto il ramo fiorito: simboleggia l'equilibrio della luce astrale, dell'universo.
È il segreto della nascita del mondo e della vita.

Iside ha dato tutto al buono, perfino la pelle del cattivo che tiene nella cintura, dal lato dove si trova il bue. L'intera morale di questa figura sta racchiusa in un unico segno.

Ancora: la mano col ramo fiorito allude alla pratica esoterica che raccomanda il silenzio. Esoterismo inteso come ciò che dobbiamo nascondere e, nel contempo, tutto ciò che è permesso di dire.

Iside tiene inoltre aperte le prime tre dita della mano (pollice, indice e medio) che in chiromanzia significano forza, potere e fatalità. Tiene invece nascosti anulare e mignolo, simboli della scienza e della luce.

È un chiaro incitamento allegorico ai buoni e agli adepti: solo se riunirete le vostre forze potrete ottenere il potere, orientare in un certa qual misura la fatalità attraverso, se occorre, il necessario rigore. Ma dovete nascondere agli uomini comuni, ai cattivi e ai poco intelligenti l'illuminazione e la scienza. E qui entriamo nel sottile distinguo tra opinabile (ops) e inopinabile (inops) tipico dei sistemi orfici (inerenti li mistero).

Simboli di questo genere compaiono in ogni istante e si prestano a discussioni infinite.

Lo stesso senso allegorico viene rappresentato attraverso il sistema delle carta di Taro, primo libro conosciuto, scritto in caratteri geroglifici ed attribuito a Henoch o a Hermes, il messaggero degli dei dell'antica Grecia. Queste le tre parole magiche che vi si leggono: «Saper osare, volere e tacere».

Gli antichi cultori dell'esoterismo ammettevano nel loro ristretto ambito sociale soltanto quanti davano prova d'intelligenza e dimostravano il loro coraggio e la loro incrollabile fermezza nel superare le terribili prove che precedevano l'iniziazione.

Non va inoltre scordato che gli antichi cabalisti non si ponevano come obiettivo il dominio, poiché gli insegnamenti basati sulla ragione predicavano soltanto il disinteresse, l'abbandono dei beni del mondo e l'amore per la scienza. Ossia la virtù.

Ma sentendosi superiori e conoscendo l'umana debolezza, credevano di obbedire ad un dettame divino e di fare la felicità egli uomini guidandoli secondo i loro istinti, con intelligenza e rigore ma soprattutto rifiutando la luce ai malvagi e agli spiriti fallaci. Loro non possono possederla, pena la menzogna e l'errore. ★

Agosto, 2013