Stracciaculi

Stracciaculi

Roberto Bianchin

Chissà chi credono di prendere in giro. È solo un bluff il ritrovato accordo politico, dopo tante baruffe, tra Papi Silvio Berlusconi e la Lega Nord. E non è nemmeno la prima volta che accade. Avevamo assistito già in passato a riconciliazioni fulminee dopo divorzi clamorosi. Oggi succede lo stesso. E il fatto che la Lega sia guidata da Roberto Maroni anziché da Umberto Bossi, non cambia proprio nulla. La storia si ripete. E non tanto per nuove folgorazioni su vie padane di Damasco, né per miracolosamente ritrovate identità di vedute. Quanto, semplicemente, per la stessa, identica, questione di sempre: il colore dei soldi.

Papi Silvio, che è spaventosamente più ricco di tutti gli stracciaculi del Carroccio messi assieme, costretti poveretti, come si è visto, a fare la cresta sulla spesa sia nel partito che al Senato e perfino alla Regione Lombardia, si era comperato la Lega, e con la Lega i suoi consensi, fin dal primo giorno. E ha continuato a mantenerla fino a oggi. I barbari padani hanno allegramente mangiato e bevuto in tutti questi anni con i soldi messi generosamente a disposizione dal Papi. Solo grazie a lui hanno potuto comperare la sede di via Bellerio a Milano, pagare i dipendenti, mantenere il partito, tenere in vita un quotidiano che quasi nessuno legge come La Padania, una televisione che quasi nessuno guarda come Tele Padania, e una radio che qualcuno (pochi) ogni tanto ascolta come Radio Padania. Per questo oggi i barbari padani tornano con lui dopo averlo ripudiato. Perché non ne possono più fare a meno. Perché il Papi, con i suoi soldi, li tiene per le palle. Perché il vero padrone della Lega, compresi i simboli e gli elmi con le corna, è lui.

Tutte chiacchiere, obietterà qualcuno. Le solite cattiverie di malelingue invidiose e comuniste. Peccato che, una volta tanto, una prova ci sia. Chiara, lampante, inequivocabile. È il documento interno di un istituto di credito, la Banca di Roma, da cui risulta che Papi Silvio fece avere 2 miliardi di lire alla Lega alla vigilia delle elezioni politiche del 2001. Il documento è stato pubblicato da Il Fatto Quotidiano del 14 ottobre 2011. Dal documento risulta che il 26 aprile del 2001, diciassette giorni prima del voto, la Banca di Roma concluse l’iter per la concessione di un fido del valore di 20,4 miliardi delle vecchie lire a Forza Italia, a fronte di due garanzie: una fideiussione personale di Papi Silvio, e l’impegno del partito a dirottare alla banca i rimborsi elettorali che avrebbe incassato nei mesi successivi.

L’operazione viene così descritta dalla banca di Cesare Geronzi: «Linea di credito di LIT 20/miliardi di cui LIT 2/miliardi con M/C in favore della Lega Nord». Quel M/C sta per mandato di credito, che vuol dire che la Lega è autorizzata da Forza Italia a farsi versare i due miliardi, senza restare lei debitrice verso la banca, che a questo punto può rivalersi nei confronti di un solo debitore: Forza Italia appunto. I due miliardi in questione sono quindi nient’altro che un grazioso regalo di Forza Italia alla Lega.

Era stato l’amministratore di Forza Italia, Giovanni Dell’Elce, a scrivere questa letterina alla banca il 28 giugno del 2000: «Vi diamo incarico di aprire in favore del movimento politico Lega Nord, che assistiamo finanziariamente, un credito complessivo di 2 miliardi di lire».

Legati dai soldi, altro che dalle idee. Chissà chi credono di prendere in giro. ★

Gennaio, 2013