Studi d'artista - 05

Studi d'artista - 05

Due rivoluzionari scultori: Constantin Brâncuși, Jean Arp

Maria Luisa Pavanini

Continua il viaggio negli studi dei grandi artisti, nelle loro particolarità, inclinazioni, manie. In questa tappa nel cuore del novecento due artisti dal percorso parallelo ma diverso: Constantin Brâncuși e Jean (Hans) Arp. Sia per Arp che per Brâncuși è con la semplicità della forma che la materia assume significato ed esprime compiutamente sé stessa, ma per Arp tale semplicità è data, per Brâncuși raggiunta.

Lo studio di Constantin Brâncuși nel 1922, foto di Edward Steichen (fonte wikipedia).
Constantin Brâncuși nel suo atelier a Voulangis, Seine-et-Marne, Francia, nel 1922, foto di Edward Steichen (fonte wikipedia).
Jean Arp nel 1957 nel suo studio a Meudon, fuori Parigi (foto by Andre Villers; fonte http://artofcollage.wordpress.com).
Jean Arp nel 1957 nel suo studio a Meudon, fuori Parigi (fonte http://the189.com).

Constantin Brâncuși
(1876-1957)

Molte sono le testimonianze fotografiche dello studio e delle opere di questo solitario e innovativo interprete della scultura del novecento, ma sono quasi tutti autoscatti. Alla fine della sua vita, rintanato nello studio nell’Impasse Ronsin, non lontano da Montparnasse, non voleva essere fotografato, secondo alcuni gli era venuta una mania superstiziosa che se qualcuno l’avesse fotografato, egli sarebbe morto.

Vi erano ancora in quel luogo numerosi atelier, quando era vivo Brâncuși, solo la sua fama teneva lontane le squadre di demolizione. Un materasso per terra, un fornello a gas e tutt’attorno sculture scartate, calchi di gesso, legno grezzo.

La lunga barba bianca, il berretto di lana, il volto ieratico e severo lo fanno sembrare un mago Merlino moderno. Vi è infatti alla base dell’opera di questo scultore una forza spirituale che, come lievito, ne determina intimamente il carattere.

Nato tra le montagne della Romania, la prima cosa che fece con le sue mani fu un violino che aveva un suono perfetto.

Arrivò a Parigi nel 1904 a piedi, venne notato da Rodin, maestro indiscusso, che lo invitò a lavorare nel suo studio e a cui Brâncuși disse: «Nulla può crescere sotto l’ombra di un grande albero, perché volete soffocarmi?»

Amò scolpire soprattutto il legno non solo perché meno caro, ma perché legato alla tradizione del suo paese .

A Parigi infatti egli non dimenticò mai la sua terra d’origine, i miti e le leggende del popolo romeno. Liberò così la scultura da tutti gli accessori letterari, storici, mitologici o aneddotici, per darle una propria esistenza, una realtà oggettiva.

Alla bellezza ideale, propria della tradizione accademica, ha opposto la ricerca dell’antiretorico, dell’antimonumentale.

Punto d’inizio di questo nuovo linguaggio figurativo : Il Bacio, in esso è presente quella che diventerà la caratteristica dominante del suo modo di scolpire: la compressione delle forme verso l’interno, la concentrazione dell’energia plastica in un nucleo chiuso compatto.

«La voce della specie - egli diceva - è il motore invisibile e muto dell’amore; tale motore visibile e palpabile mi sembra essere lo slancio verso l’assoluto e l’unità che per tre volte mi sono sforzato d’esprimere coi simboli del Bacio

Questo antico saggio non giunge all’astrazione propriamente detta, ma alla spiritualizzazione della forma, perché vuole mostrare delle cose e della materia l’essenza che è impossibile raggiungere imitandone la superficie esteriore.

Jean Arp
(Strasburgo 1887- Basilea 1966)

Jean (Hans) Arp arrivò a Parigi nello stesso anno di Brâncuși: 1904; e viene a contatto con gli artisti e i movimenti artistici di quel periodo. Dopo aver studiato nella capitale francese insoddisfatto torna dalla famiglia che si era trasferita in Svizzera.

La sua opera è complessa ed abbraccia l’astrazione, il minimalismo, il dadaismo e il surrealismo.

Arp è soprattutto vicino al dadaismo che fu un modo di essere, una disposizione dello spirito contro i falsi miti della ragione positivista. Dada è contro la bellezza eterna, l’eternità dei principi, le leggi della logica, l’immobilità del pensiero, la purezza dei concetti astratti. Secondo la definizione data da Arp nel 1957: «Dada è stato la rivolta dei non credenti contro i miscredenti».

I suoi collage, i bassorilievi, si distinguono da tutte le produzioni contemporanee per un totale abbandono alla spontaneità e per la cieca fiducia concessa al caso.

Sia per Arp che per Brâncuși è con la semplicità della forma che la materia assume significato ed esprime compiutamente sé stessa, ma per Arp tale semplicità è data, per Brâncuși raggiunta.

Nel suo studio di scultura egli appare circondato dalla fantasia delle sue forme bianche.

Esse sembrano crescere spontaneamente da una matrice organica e naturale e si sviluppano come una pianta da un seme.

L’ovale, a mio avviso, è la forma preferita da questo originale artista ed insieme ad altri organismi come l’ameba, lo spermatozoo e l’uovo ricorrono con insistenza nella sua poetica artistica.

Le sue forme irregolari, preferibilmente in legno, che egli liberamente sovrappone, evocano il mondo naturale e si sviluppano spontaneamente senza che l’artista ricorra a studi preparatori.

Dopo la morte della moglie e collaboratrice Sophie Taeuber Arp, ed un periodo di silenzio creativo nel 1947 ritorna a lavorare e opta per il rettilineo. «Scelsi, visitando la cattedrale di Chartres nel 1948, delle forme più primitive, delle forme parzialmente rettilinee, che permettessero d’attirare, includere movimenti ed idee che s’avvicinassero all’immagine umana».

Arp non si lascia mai fuorviare dal mostruoso e dal macabro le sue forme anche se casuali si sviluppano sempre in modo armonico e nella loro levigata rotondità infondono serenità.

Luglio, 2014