Tabula rasa

Tabula
rasa

Luca Colferai

La schiacciante vittoria dei democratici nelle ultime elezioni amministrative locali italiane dà da pensare. Per prima cosa una malignità per niente gratuita: per forza che hanno vinto, sono gli unici che sono andati a votare. Eppure, dato che solo chi vota ha diritto di vincere, peggio per chi è rimasto a casa.

Non è certo consolante pensare che solo in caso di massiccia astensione dalle urne al centrosinistra è concessa la vittoria totale, anche e nonostante i disperati tentativi delle alte sfere del pd di auto affondarsi nella melassa delle larghe intese. Ma è rincuorante sapere che la corazzata berlusconiana, l'incrociatore grillino, la fregata leghista, si sono finalmente inabissate nei flutti (per questa volta) della loro proterva inconsistenza.

Quando si tratta di votare da vicino le cose evidentemente si fanno diverse. Dopo aver eliminato pragmaticamente ogni dissenso interno, il coacervo corporativo berlusconiano non ha saputo neppure in vent'anni creare un gruppo di persone decenti da mandare al governo delle città, e il faro del Papi ormai non brilla più. Dilaniato dalla propria inconsistenza e dalle bruttissime figure (umane e metaforiche) il leghismo è pateticamente scomparso nelle sue storiche roccaforti. Nel giro di un pugno di settimane il collerico vanesio improvvisato movimento narcisistico mediatico dei grillini è sparito dallo schermo. E gli elettori li hanno abbandonati.

Non è che il centrosinistra abbia fatto granché — almeno: noi ci aspettavamo di più — ma di sicuro di più dei suoi avversari. Il minimo per avere ancora tanti elettori, comunque.

Invece e al contrario, gli elettori che per anni, nel terrore del comunismo cosacco e nella speranza dell'egoismo triviale, hanno sostenuto la destra italiana e poi, quando sono rimasti con un pugno di mosche in mano, si sono convertiti al grillismo — assieme ai loro omologhi disperati del centrosinistra — sono rimasti a casa.

Forse si sono stufati di essere aizzati all'odio e alla violenza verbale. Forse si sono stancati dei loro inconsistenti candidati. Forse questa volta non li hanno fatti incazzare abbastanza. Forse la prossima volta torneranno a votare i loro gonadici campioni della parolaccia, della pomiciata e della mano pesante.

Oppure, magari, sono in attesa di persone per bene, di uomini e donne preparati che ragionino con la testa e non con altre parti del corpo, di un modo diverso di essere di destra. Chissà se ce ne sono in questo paese; e chissà se l'elettorato ha voglia di ascoltarli. Ma non si sa mai: qualcuno dovrà pur prendere il posto di questi rottami non votati e non votabili nemmeno per il proprio elettorato. ★

Giugno, 2013