Tradizioni culinarie veneziane a Londra

Tradizioni culinarie
veneziane a Londra

Per la Festa della Madonna della Salute
«castradina» anche a Londra

Andrea Silvestri

L'antica tradizione della «castradina», taumaturgico e apotropaico piatto a base di carne di montone salata e speziata, un tempo creduta salutare in tempo di epidemia, rivive sulle rive del Tamigi ad opera di un manipolo di avventurose veneziane.

Da sinistra a destra: Anna Santini, Marta Meo, Anna Elisabetta Benucci di Komida all'Ombra di Londra.

LONDRA — Chissà come la prenderanno i britannici, anche se nei secoli scorsi la carne di montone (ma non trattata come la castradina della costa orientale dell'Adriatico) era abituale su tutte le tavole e, come ricordano i lettori di Charles Dickens saper cucinare bene un cosciotto di montone era la condizione indispensabile per la valutazione di una giovane moglie. Sicuramente per la folta comunità di veneziani residenti nella capitale inglese è una magnifica nostalgia.

All'Ombra, bacaro veneziano al numero uno di Vyner street, a poca distanza dalla City, Anna Elisabetta Benucci, Marta Meo e Anna Santini (in ordine alfabetico come a scuola) per il gruppo Komida cucinano specialità veneziane antiche, moderne e dimenticate nel corso del finesettimana gastronomico dal titolo  Evviva Venezia.

Dal tutto baccalà (mantecato e in risotto) di venerdì, ovviamente, alla castradina di sabato 21 novembre, trasportata in valigia (sembra senza obiezioni dalle guardie di frontiera) e poi amorevole e deliziosamente preparata dal trio culinario più estroverso e geniale della Serenissima.

Ricordiamo al lettore che la castradina, per varie ragioni fu considerata per secoli, a partire dalla pestilenza del primo ventennio del Seicento (di cui ogni anno si festeggia la fine nella festa appunto della Madonna della Salute), rimedio gastronomico salubrissimo contro il morbo, anche perché, dato l'embargo dei commerci e la scarsezza dei traffici, era l'unica cosa che si trovava da mangiare in città durante l'infuriare della peste.

Disprezzata come cibo volgare e pesante, nel delirio modernizzatore della seconda metà del secolo scorso (che portò allo spopolamento della città anche perché «co' la machina da Mestre in meza ora ti rivi dove che ti vol») la castradina venne negletta. A ritirarla fuori dall'oblio furono quei mattacchioni indomiti de I Antichi della Compagnia de Calza, che, spronati dal loro fondatore e priore Paolo Emanuele Zancopè (in arte Zane Cope) avvocato antiquario veneziano con un passato di rivoluzionario brasiliano, la fecero risorgere dall'oblio e rivivere sempre più come rinnovellata tradizione cittadina.

Su Il Ridotto trovate le antiche ricette della castradina: Gavemo el Castrà.

Novembre, 2015