Turismi

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Luca Colferai

Come che è come che non è ecco che il Mauri è ritornato da Londra e io da Parigi. Uichend matrimoniale scontato in offerta speciale discaunt, mica che siamo andati per tanti giorni, con domenica in mezzo che vale niente perché è tutto chiuso e fa tanta miseria. E intanto che bevevamo uno spritz (al bitter) ci è venuto da considerare alcuni punti che invece altrimenti non ci eravamo chiariti, ma che insieme (al secondo spritz) siamo convenuti essere punti fermi.

Per esempio. Quando che io o il Mauri siamo andati a Londra o a Parigi ecco che tutto intorno a noi ci erano dei parigini o dei londinesi. Di vario formato età e anche colore, nonché censo (che sarebbe come che uno si veste e in dove che compra i suoi vestimenti). Ma insomma, era pieno di stranieri che però sono nati là e quindi noi eravamo gli stranieri per loro, mentre loro no: non erano per niente stranieri perché stavano a casa loro. A fare le loro cose tipo andare a lavorare, a fare le spese, a spasso, a bere qualcosa.

Invece, che quando io o il Mauri andiamo in giro per le calli o i battelli o le osterie della nostra città, ecco: siamo in mezzo uguale agli stranieri. Solo che noi siamo nati qua, e loro no. Ma ci sono solo loro.

Per esempio. La mia signora ha tanto insistito che andassimo a Parigi che poi alla fine mi è toccato di andare con il viaggio del uichend da discaunt con la domenica dentro; e così anche al Mauri, solo che lui ci è andato da solo ma con una vista che ha di una signora di Castello; e a Parigi invece pioveva anche. E così il bulvar dei cappuccini era di una tristezza mortale che non ci era nessuno, tranne due coppie di milanesi che cercavano un negozio di macchine fotografiche. Chissà perché poi. E comunque era così anche dal sabato pomeriggio, ché i cittadini di quelle città tagliano subito la corda appena possono o se ne stanno a casa a poltrire in poltrona.

Invece, che quando io o il Mauri andiamo in giro per Venezia, o mia moglie va al lavoro o anche a fare le spese al supermercato (e anche la vista del Mauri, che ci ha una butic di langerì a Castello, ed è anche una bella signora); ecco che soprattutto se è sabato pomeriggio o peggio ancora domenica ecco che è pieno di gente dappertutto e ci tocca di aspettare il lunedì per stare un po' comodi per le calli.

Per esempio. E così si potrebbe dire della grandissima quantità di negozi di robe che servono agli esseri umani. Tipo roba da mangiare: pane carne pesce verdure frutti; tipo roba per la casa: lampadine, spine, prolunghe, adattatori delle prese (che invece negli altri paesi ci hanno il loro e solo quello, noi invece abbiamo le spine e le prese di tutti); tipo anche roba da vestire, o tende o stoffe, ma no roba che costa un occhio della testa.

Invece ecco che oltre alle grandi firme ci abbiamo milioni di gelaterie tranciopizzerie teic-auei persino anche di cicheti, e poi miliardi di negozi di borse guanti portafogli (cioè: separati, che ci sono i negozi di borse E i negozi di guanti E i negozi di portafogli) di più che delle grandi firme; e ci abbiamo anche i negozi di automobili di corsa, a noi che ci danno la multa se ormeggiamo il barchin.

Per esempio quando che vado a fare il biglietto alla stazione del metro di Parigi (o il Mauri a Londra, uguale) e ci provo a parlargli in veneziano ecco che il bigliettaio non mi capisce mica. Proprio niente. Neanche se gli parlo in italiano. E così anche nei bar nei ristoranti nei musei, tranne quel cameriere nel Marè che credeva che fossimo spagnoli (io e mia moglie, il Mauri era a Londra: ma non so se lo hanno preso da spagnolo anche a lui, lì).

Invece, comunque ecco che quando che vado in coda (che c'è sempre una coda mostruosa di stranieri nelle biglietterie dei battelli) a rinnovarmi l'abbonamento (d'estate, d'inverno ci ho il carné) ecco che quelli davanti di me gli parlano al bigliettaio in tedesco, in inglese, in francese, in spagnolo; e quello gli risponde!!! E gli domandano un sacco di robe come in confessionale che la coda dura ore (taci che non ci ho niente da fare tutto il giorno, sennò mi verrebbe un nervoso tremendo). Poi tocca a me e gli parlo in veneziano: e lui non mi capisce perché si è abituato a parlare straniero. ★

Novembre, 2012