Turismo, semantica ed evoluzione

Turismo, semantica
ed evoluzione

Svolte etologiche tra gli animaletti serenissimi

Luca Colferai

Evoluzionismo in azione a Venezia. Sul Ponte di Rialto: Nane el Cocàl, un giovane esemplare maschio di Gabbiano Reale (Larus michaellis), si fa fotografare e vezzeggiare dai turisti in cambio di cibo, coccole e apprezzamento. In campo San Maurizio Gatto Axè, un esemplare maschio (castrato) di gatto europeo, nero e bianco stile Gatto Silvestro, si produce in numeri di acrobazia e finte di caccia al colombo per ottenere gli stessi risultati. Così altri furbacchioni felini (splendidamente neri) in campo Manin tra i malinconici leoni del monumento al presidente della Repubblica di San Marco.

Nane el Cocàl del Ponte di Rialto (foto Interpress per la Nuova di Venezia; fonte nuovavenezia.gelocal.it).

E chissà quanti altri che non abbiamo ancora visto in azione. Piccoli alfieri del segno di una trasformazione sempre più profonda dell'ecosistema città laguna in direzione radicalmente turistica, gli scaltri animaletti sotto la pressione dell'ambiente si adattano, come selvaggiamente fanno i cittadini umani, ad un nuovo modo di procacciarsi sostentamento e, visto il presente d'apparenza e narcisismo, affermazione d'esistenza.

A parte i felini, della cui intelligenza nessuno ha mai dubitato (tranne gli amanti dei cani, ma questo è un altro discorso) è interessante il caso del gabbiano, in veneziano cocàl, discendente di stirpe d'uccelli che in laguna non hanno mai goduto di fama d'intelligenza.

Incocalìo,  ma ti xè un cocàl,  ara che cocari che ti xè,  cocalòn: da secoli i veneziani, che hanno sempre più avuto più confidenza con i gabbiani che con le galline, hanno usato l'uccello lagunare come esempio lampante di scimunitaggine e imbecillità, anche e soprattutto un po' vanesia, dato il portamento del volatile in argomento.

Ma ora sembra giunto il momento di ricredersi, a partire dal caso di Nane el Cocàl del Ponte di Rialto, sull'effettiva intelligenza dei gabbiani.

In effetti, negli ultimi vent'anni, hanno appreso un po' alla volta ad aprire a colpi di becco i sacchetti delle immondizie in cerca di prelibatezza relitte dai residenti, approfittando del moderno sistema di raccolta dei rifiuti urbani. Uno dei primi fu uno splendido gigante Reale, il Gabbiano Franco (di cognome, come la storica Veronica) che fra campo Santo Stefano e campo San Maurizio sventrava senza timore né ritegno sacchi grandi e piccoli. Ora hanno imparato tutti.

Sempre negli ultimi lustri hanno intrapreso un'autonoma e indipendente campagna di contenimento della popolazione dei colombi (Columba livia noto anche come  pantegana volante) abbattendone quotidianamente alcuni esemplari seguendo criteri e finalità a noi umani incomprensibili, ma forse spinti dall'altrui insipienza a limitare lo sviluppo di questa perniciosissima specie ornitologica.

È vero: di uccelli che si fanno fotografare, accarezzare e vezzeggiare in cambio di cibo ce n'è tanti (non ridete!). Ricordiamo le diomedee o berte maggiori (Calonectris diomedea diomedea) gli albatri nordafricani primaverili nidificanti delle isole Tremiti (i leggendari trasmutati marinai di Diomede), che già nella seconda metà del secolo scorso avevano appreso l'arte di esibirsi per gli innumeri turisti estivi in cambio di bocconi. E sicuramente ve ne saranno moltissimi altri negli infiniti luoghi in cui approdano sbarcano e si muovono le frotte immense della frenesia turistica presente, uccelli che per fortuna non abbiamo ancora visto.

Secoli di campi semantici sembrano vacillare di fronte all'intraprendenza di Nane el Cocàl del Ponte di Rialto. Còca era insieme: la gallina (chioccia); una panciuta nave medievale da trasporto (cocca); familiarmente la  natura femminile; e traslatamente un  mona appunto, un po' più blando e meno appariscente di questo e molto meno di un  casso che rappresenta invece l'apice e l'apoteosi della stupidità umana.

Così, toccherà ricredersi sull'intelligenza dei gabbiani. Forse ci eravamo sbagliati. Forse dietro quegli occhietti fissi e imperscrutabili come palline di vetro si annida (appunto) un'intelligenza vispa e scaltra. Forse toccherà depennare dal vocabolario veneziano l'accezione imbecille di  cocàl. Per fortuna che restano almeno gli altri due, così possiamo usarli.

Novembre, 2015

Collegamenti: 

Consigliamo la visita all'esaurientissimo sito di Ornitologia Veneziana curato da Mauro Bon, Emanuele Stival, Raffaella Trabucco
http://www.ornitologiaveneziana.eu/
da cui abbiamo tratto la personale e passibile d'errore identificazione ornitologica di Nane el Cocàl del Ponte di Rialto.