Un incredibile secolo di teatro

Un incredibile secolo di teatro

Un viaggio affascinante nella scena teatrale
della Venezia del Settecento

Luca Colferai

Raccontare un secolo di storia, soprattutto se parliamo di un intero secolo di teatro comico e quel secolo è il Settecento veneziano, non è impresa facile: e Leonardo Mello ci riesce benissimo tratteggiando con rapida sicurezza e succinta dovizia di particolari un panorama completo (e sottolineiamo completo) in Il teatro comico - Autori, attori e contesti edito da Corbo e Fiore nella collana appunto intitolata Il Settecento veneziano.

Leonardo Mello, Il teatro comico. Autori, attori e contesti (collana Il Settecento veneziano, Corbo e Fiore Editori, Venezia 2013) ISBN 9788870861334 - € 19.

VENEZIA — In duecentocinquanta pagine (tolte l'introduzione di Paolo Puppa, la bibliografia stringata per forza di cose, gli indici e alcune interessanti illustrazioni) l'autore riesce a far rivivere nella mente del lettore un mondo meraviglioso e ormai scomparso di teatri, spettatori, teatranti, attori, autori, comparse, impresari, censori, critici; partendo appunto dai teatri e finendo con l'editoria, passando per i prezzi del biglietti, le vite degli attori, gli interessi delle famiglie patrizie proprietarie degli immobili o dei palchi. Il tutto con una prosa asciutta, rapida, esaustiva, scorrevole.

Persino il triello titanico che vide scontrarsi ferocemente i tre grandi autori del secolo: Carlo Goldoni, Carlo Gozzi, Pietro Chiari, viene descritto con vividi tratti, senza l'abituale paludata pallosità cui siamo abituati. Impegnati per anni a combattersi in una strategia commerciale, letteraria, culturale e politica di aspra competizione, fatalmente l'uno agli altri avverso e nel contempo attratto, i tre vengono colti, descritti, testimoniati nei loro e in altrui scritti spiegando con chiarezza al lettore cause e modi della tenzone.

Attento all'aspetto sociologico, Leonardo Mello (giornalista, direttore di riviste culturali, insegnante e ricercatore universitario) oltre a descrivere compiutamente l'oggetto della sua ricerca aiuta il lettore a superare i secoli e le profonde differenze che ci separano dalla Venezia della fine della Serenissima Repubblica con rapidi continui e pertinenti riferimenti alla cultura contemporanea del teatro, agli studi e alle concezioni anche banali che noi compresenti abbiamo della scena teatrale, della «macchina industriale» del tempo e di oggi.

Prendiamo dalle conclusioni alcuni spunti che sottostanno a tutto il racconto sviluppato nel libro.

Prima conclusione, un pubblico moderno: «è innegabile che, per come si è venuto formando il fenomeno teatrale durante gli ultimi secoli della Serenissima, proprio a Venezia si sia affermato un nuovo concetto di pubblico, non più considerato come aleatorio destinatario di un divertissement cortigiano ma invece come un soggetto consapevole (ed esigente) che — attraverso l'acquisto di un bollettino, cioè comprando un biglietto — acquisisce anche il diritto al giudizio e alla critica di quanto vede».

Seconda conclusione, l'abitudine sociale al rappresentazione teatrale: «in un'alchimia che confonde ceti sociali e appartenenze identitarie, grazie al teatro a Venezia si assiste a un elevatissimo grado di contaminazione tra scienze umane — letteratura, musica, arti visive, architettura, recitazione eccetera — tutte riunite nell'obiettivo comune di rispecchiare, riprodurre la vita reale. [...] È reso possibile soltanto dall'altissimo livello di partecipazione dei cittadini, che nelle tele dipinte delle sale rivedono sé stessi, scorgono i vizi e i difetti della propria società. Attraverso l'arte composita della scena gli spettatori sono insomma chiamati ad interrogarsi sulla propria esistenza».

E non vale presumere che ciò sia normale nel teatro, perché solo nella Venezia del passato ciò divenne per oltre un secolo «un'abitudine collettiva, un momento irrinunciabile della quotidianità, al pari di altri riti sociali condivisi, a cominciare da quello liturgico».

Inevitabilmente (inoltre e infine) l'analisi storica esce dai limiti cronologici e apre lo sguardo anche su periodi precedenti della storia del teatro veneziano con interessanti e precise annotazioni sulle peculiarità delle tradizioni cittadine dello spettacolo pubblico.

È — e adesso concludiamo sul serio — un libro di storia di teatro, ma sembra un'avventura, e se o tu lettore de Il Ridotto hai (come pensiamo) dimestichezza con il mondo affascinante del settecento veneziano non puoi perderti quest'occasione (soprattutto, aggiungiamo infine, per i magnifici ritratti quasi viventi di attori e attrici, primedonne dell'epoca) di rinfocolare la tua immaginazione e la tua conoscenza. Ah: e non dimentichiamo l'affaire Gratarol (di cui nulla più diciamo per invogliarvi all'acquisto). ★

Marzo, 2014