Un solitario sperimentatore

Un solitario sperimentatore

Ferruccio Bortoluzzi in mostra alla Galleria Arkè

Maria Luisa Pavanini

Nella storia ricca e intensa della pittura veneziana del secondo dopoguerra alcune figure di artisti sono rimaste schive e appartate a condurre una ricerca solitaria, ma originale ed incisiva. Ferruccio Bortoluzzi (1920-2007) è una di queste figure, un artista che sperimenta ed opera nell’intimità del suo studio, unico guscio protettivo di fronte ad una realtà troppo dolorosa.

Ferruccio Bortoluzzi, Composizione 1983 (fonte www.ferrucciobortoluzzi.it).
Ferruccio Bortoluzzi, Carta Bruciata (fonte www.ferrucciobortoluzzi.it).
Ferruccio Bortoluzzi, Disegno 1949 (fonte www.ferrucciobortoluzzi.it).
Ferruccio Bortoluzzi, Olio su tela 1945 (fonte www.ferrucciobortoluzzi.it).

VENEZIA — La galleria Arkè ha inaugurato una mostra delle opere pittoriche di Bortoluzzi risalenti agli anni quaranta, prima del periodo di volontario isolamento dal 1948 al 1954.

Sono immagini di una Venezia originale e lontana dagli stereotipi del passato. Una città oscura, emblematica e misteriosa ove le case si collocano in uno spazio livido e sono chiuse da spessi contorni scuri, una Venezia che ha dimenticato i cieli luminosi di Tiepolo e Canaletto.

L’artista riprende il tragico cupo livore dei paesaggi dell’espressionismo tedesco con oscuri edifici senza finestre ed alberi che tendono i rami spogli verso il cielo come braccia in un estremo gesto di resa.

È un mondo ove non c’è spazio per la speranza, senza futuro, privo di luce, disabitato, dove le aperture sono buchi neri e dal fondo emergono inquietanti e spettrali sagome come nella Composizione 1948.

Una pittura squadrata, costruita con forme geometriche, ove la natura e le cose nella loro scarna ed essenziale verità non lasciano spazio ai sogni e alle illusioni come se le atrocità della guerra appena finita fossero un dolore rimasto nell’anima e così radicato da non poter essere in nessun modo lenito.

Il percorso di Bortoluzzi prosegue con le tecniche miste degli anni cinquanta, le carte bruciate degli anni settanta e sempre in questi anni comincia un nuovo percorso con i lavori plastici, pannelli costruiti con ferri arrugginiti e legni recuperati e corrosi dall’acqua, materiali abbandonati, rifiutati relitti in balia delle maree, forse immagine di uno stato d’animo, di una sensazione costante di cupio dissolvi che non abbandona mai Bortoluzzi.

Galleria d'arte ARKÈ
San Samuele, 3211 - San Marco - 30124 Venezia
tel./fax: 041 5224372
da martedì a sabato: 10.30 - 12.30/ 16.00 - 18.00

Giugno, 2014

Collegamenti: