Un successo così per gioco

Un successo
così per gioco

Tutto esaurito per Carlo & Giorgio

Luca Colferai

Spettacolo di successo e successo spettacolare per il duo Carlo & Giorgio: non solo hanno fatto il tutto esaurito per le serate in programma, ma le hanno dovute anche aumentare. S'intitola «Così per gioco» ed è una sfrenata antologia di repertorio mischiata casualmente in una gara al gioco dell'oca tra i due comici e il pubblico in sala. Un'ora e tre quarti di divertimento garantito.

Carlo & Giorgio, Così per gioco, introduzione (al Teatro la Perla, Lido di Venezia).
Carlo & Giorgio, Così per gioco, Sergio e Giancarla Baldan (al Teatro la Perla, Lido di Venezia).

Al ventitreesimo anno di attività, Carlo e Giorgio appaiono in perfetta forma. Fisica e teatrale: iniziano lo spettacolo in elegantissima giacca bianca (con revere neri) sopra gli anonimi abiti (neri) di scena. Attraversano la platea per raggiungere il palcoscenico salutando personalmente gli spettatori e cantando un'allegra canzoncina all'americana. Dopo aver spiegato le regole del gioco «in famiglia» («podevimo far na tombola, ma pensa quanti fasioi»), inizia la sarabanda casuale di scene. Sul palcoscenico, abiti e accessori dei mitici personaggi, sul fondo il tabellone personalizzato dell'oca: una volta i dadi toccano al pubblico, la volta dopo ai comici. Si avanza lungo la spirale di caselle sospinti dal caso e dalle risate. La Lori, Sergio e la Giancarla, i Tossici Denis e Fabietto, Cicci e il Capitano («e no ciò / e sì ciò») tutti prendono vita, tra frenetici cambi di costume, rievocati dai dadi e a volte reclamati a furor di pubblico.

Non mancano i veri e propri virtuosismi di grande esperienza: la magnifica tirata adolescenziale della Chiara Baldan sulla superficialità della mamma Giancarla; il funambolico (e semanticamente corretto) sproloquio rutilante di anglismi del giovane manager Leamaro agli azionisti della ditta eponima. E un frenetico florilegio di siparietti innescato dal bislacco tentativo di Denis di rapinare una banca: una collana tenuta insieme dall'ultima parola di ciascun duetto, con rapidissimi cambi di costume al buio.

L'idea di interagire con il pubblico («Veramente l'avevamo già fatto anni fa, ma stavolta è diverso: non pilotiamo niente») rende lo spettacolo veramente «in famiglia», tanto che viene da ridere (e tantissimo) anche a loro. E alla fine si ha la piacevolissima sensazione non di «essere andati a teatro a vedere Carlo & Giorgio» ma che siano venuti loro a trovarci per divertirsi insieme.

Quindi, successo tutto esaurito. I due comici si dimostrano ancora una volta bravissimi e profondi conoscitori del genere umano; capaci, come solo i veri grandi sanno fare, di creare personaggi che non solo fanno ridere, ma che sono «proprio così» e corrispondono esattamente a quello che tutti pensano (compresi coloro che sono alla base dei personaggi medesimi). Non macchiette, che quelle sono capaci tutti. Erano già così ventitré anni fa, adesso sono ancora meglio per la freschezza perfettamente mantenuta e l'esperienza acquisita.

Sì, è vero: è il consueto (titanico) repertorio. Come dicevano le signore in battello linea uno smontando ai Giardini: «Ti xe andada anca ti a veder Carlo & Giorgio?» «Xe sempre e stesse robe» «Ma ti vol metter!» «Sì, almanco xe na serata diversa». Molto di più.

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Luglio, 2018

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