Una lentissima decadenza

Una lentissima decadenza

Tra colpi di scena e macchiette nasce una nuova maggioranza

Luca Colferai
Stanisław Gąska detto Stańczyk, giullare polacco cinquentesco. In questo quadro di Jan Matejko (1838-1893) è l'unico preoccupato dalla notizia che i russi hanno conquistato la città di Smolensk, mentre alla corte della regina Bona Sforza d'Aragona, temporanemente regina di Polonia, tutti se la spassano allegramente (fonte Wikipedia).

(aggiunte il 27 novembre 2013) Ah! Bene bene. Il tramonto è terminato: confesso personalmente che non ci credevo. Ma non importa: molte volte (quasi sempre) le mie intuizioni si sono rivelate sbagliate. L'unica cosa veramente triste di questa conclusa decadenza è che domani dovrò cambiare questo editoriale, esempio estremo di articolo che supera intere settimane pur restando valido. Non per suoi meriti, ma per i demeriti di una classe politica tragicamente patetica. Quindi, ancora per un po' ecco di seguito le vecchie parole.

Come l'impero ottomano, come la serenissima repubblica veneziana, come la corona iberica seicentesca, anche Silvio Papi Berlusconi continua la sua lentissima inesorabile decadenza. Simile alle lunghissime complicanze geriatriche dei raffreddori dei segretari supremi sovietici, o all'inguaribile serie di gravissime magagne del caudillo spagnolo, anche la fine politica del più grande degli imbonitori televisivi italici è un tramonto di eterna durata.

Circondato ormai dai più inguardabili dei suoi accoliti, nel giorno della sua pulcinellesca fine politica, pur nel guizzo del guitto, del sì no no sì, involontariamente il Papi regala agli italiani un'altra accelerazione politica di novità.

Gli uomini che finora lo hanno seguito come segugi seguaci, umili e dentuti, hanno saputo pensare con la propria testa, e incredibilmente disfarsi della sudditanza umana psicologica commerciale, slegarsi dal guinzaglio che li teneva avvinti al padrone. Dare addirittura abbozzo ad un gruppo parlamentare autonomo. C'è di che restare attoniti.

È difficile prevedere quanto durerà questa autonomia. Ma è sorprendente vedere che, seppure per una sola mattina, c'è stata. E questa, con buona pace dei ducetti demagoghi, è politica in una democrazia parlamentare; dove gli eletti rispondono prima di tutto alla propria coscienza, e non sono degli automi in mano al capo o al popolo.

Ancora una volta, bisogna ammettere con rimpianto, la novità viene dal (centro)destra. Infatti, per inciso ma non per meno, da centro(sinistra) non si ode granché: nemmeno il giovanottone dalla fiorentina lingua sciolta parla più nemmeno di rottamazione democratica e non sarebbe stato incongruo (sebbene dalemianamente comprensibile) che qualche democratico avesse votato la sfiducia.

Per il resto si affacciano all'orizzonte alcune possibilità, e anche piuttosto interessanti. La fine politica del Papi appare ormai pagliaccescamente decretata. La scissione del suo partito azienda sembra addirittura possibile, anche se non molto probabile. Se ciò avvenisse potrebbero aprirsi nuovi scenari. Tra cui: alcuni decenni di governi d'emergenza con l'attuale maggioranza; oppure la ricostruzione di un grosso centro indistintamente e inestirpabilmente di governo.

In tutti i casi il fermento della destra italiana, con la nascita di una formazione conservatrice moderata ma seria, potrebbe anche arginare la velleitaria deriva a destra del partito democratico, da anni ammaliato dal modello populista della parlantina e del vuoto pneumatico dei discorsi, impedendo inesorabilmente di cercare voti tra i delusi del centrodestra impresentabile dei saltimbanchi di Berlusconi.

Si vedrà, intanto non ci resta che ringraziare Enrico Letta per il sovrumano esempio di eloquio ricco di citazioni, riferimenti, ammiccamenti, e poverissimo di ogni altra cosa. A presto!

Ottobre, 2013