Una serie di sfortunati eventi

Una serie
di sfortunati eventi

E taci che io (Andrea Silvestri, con permesso) e Il Mauri (Vianello) non ci muoviamo mai dalla Bragora, tranne che per andare a Rialto a comprare il pesce. E a piedi, anche no. E anche tardi, visto che io no ho mai lavorato un giorno in vita mia e non potrei svegliarmi presto neanche volendo, e il Mauri, essendo che è un bebi pensionato da vent'anni, ormai ci ha perso l'abitudine alla sveglia. E insomma: il pendolarismo è un problema che non ci riguarda, se non in un senso di metafora che sicuramente i più maligni di voi avranno già presunto.

Al Vaporetto (occhio che l'immagine è artatamente artefatta).

Ma come che è come che non è, essendo che non mettiamo piede su un vaporetto da quella volta che siamo andati a cappe lunghe ai murazzi del Lido e non ne abbiamo presa neanche una, e cioè ormai che è vent'anni, e per il resto d'estate andiamo in giro con il sandoletto del Mauri, ecco — concludo — che proprio per questo siamo i più titolati a parlare di trasporto acqueo lagunare. Anche Chang (l'oste che ci prepara gli spritz e vive in subaffitto in barbaria delle tavole).

E così, dopo aver letto un antico commento comparso su questo giornale, i pianificatori del trasporto umano acqueo lagunare hanno deciso di eliminare finalmente le linee di navigazione turistica. Che non le prendeva nessuno: i veneziani no perché turistiche, e i turisti no perché non veneziane. Solo che sono andati più in là di quello che avevamo pensato noi dopo tre o quattro spritz (al bitter, ovvio, che dà più carica) e hanno anche ridotto le corse orarie dei battelli già così ridotto secondo le nostre indicazioni.

E così, il primo giorno che li hanno messi in campo, i nuovi orari sembra pare (noi mica c'eravamo) che siano andati raminghi. L'idea di base era di non fare più una corsa ogni dieci minuti (cosa che nell'ultimo anno era diventata impossibile per le forze del trasporto pubblico lagunare veneziano) ma bensì invece ecco anche no mettere in acqua una corsa ogni dodici minuti (cosa che per me e il Mauri, soprattutto dopo i primi spritz fa girare tantissimo la testa a contarli, i dodici minuti più dodici minuti più dodici minuti).

È andato tutto malissimo, ma come che ha detto l'assessore, ci è stata una serie concomitante, ma del tutto contingente, di eventi sfavorevoli. E cioè ecco: acqua alta, pioggia, tantissimi turisti, un guasto imprevedibile ai gipiesse dei mezzi, e uno sbaglio negli orari della fascia dei pendolari. Come dire che se era una bella giornata di sole, senza tutti questi turisti, magari festiva così la gente non va a lavorare, e con tutto nuovo e perfettamente funzionante, sarebbe andato tutto benissimo. Tutte cose ragionevoli, infatti per me e il Mauri, che ci siamo alzati tardi, non lavoriamo, e non siamo neanche turisti, non ci siamo accorti di niente. E tutte cose che umanamente un servizio pubblico di trasporto acqueo non è che possa affrontare, figuriamoci prevedere o almeno non augurarsi.

Però poi — e precisamente dopo quattro spritz al bitter, due ciotole di patatine fritte di quelle con il noto attore erotico italiano nella pubblicità, e una ciotola di arachidi salate — siamo andati in borezzo e momenti ci soffocavamo, anche, con i cubetti di ghiaccio, a pensare che. Uno i vaporetti sull'acqua ci galleggiano, che sia alta o bassa; non avendo neanche le ruote, anche se piove non c'è problema a guidarli; essendo che scorrono avanti e indietro in canalazzo è difficile che si perdano anche se non ci vedono con il gipiesse in dove che si trovano; e che se hanno sbagliato gli orari non è una cosa che è successa per caso. Quanto ai turisti, ne vengono venticinque milioni all'anno, perché dovrebbero stare a casa proprio il giorno che cambiano gli orari?

Poi quando ci siamo fermati di imborezzarci con queste questioni dilettevolissime, il Mauri — che è stato all'ufficio economato per trent'anni — ha ordinato un altro giro di spritz e, essendosi diplomato (seppur a fatica) in ragioneria, ha detto: «E anche se facessero una sola corsa in battello a testa, a sette euro per cranio, fanno centosettantacinque milioni di euro di biglietti all'anno». E allora là a momenti ci viene l'incontinenza a furia di ridere e abbiamo dovuto mollare. Salute! ★

Novembre, 2013