A Venezia con gli stivali anche con il Mose in funzione

A Venezia con gli stivali
anche con il Mose in funzione

Dubbi e polemiche sul grande sistema anti acque alte

Roberto Bianchin

Le settantotto paratoie mobili che fra tre anni dovranno proteggere la città dei Dogi dalla furia delle acque, entreranno in funzione solamente cinque-sette volte l'anno. Si alzeranno quando la marea supererà la quota di un metro e dieci centimetri, e serviranno solamente contro le alluvioni e le acque alte eccezionali. Per le normali acque alte bisognerà ricorrere ancora agli stivali.

Venezia, Acqua Alta in Campo San Maurizio: Jurubeba con gli stivali.

VENEZIA – Quando hanno alzato dal fondo del mare, per vedere se funzionavano davvero (hanno funzionato) le prime quattro delle settantotto paratoie che dovranno (forse) proteggere Venezia dalle alluvioni e dalle acque alte eccezionali, molti degli invitati imbarcati sabato dodici ottobre sulla vezzosa motonave Lady Giò, coccolati dagli spaghettini ai gamberetti e dal baccalà in tecia dei celebri pasticceri lagunari della famiglia Rosa Salva, si domandavano perplessi se ne valeva davvero la pena.

La pena non tanto della difesa della città dalla furia (furia?) delle acque grandi e cattive, quanto la pena di sostenere una spesa tanto folle ed esagerata (cinque miliardi e quattrocento novanta tre milioni di euro) per costruire quel grande sistema chiamato Mose (che non è il nome del salvatore ma vuol dire modulo sperimentale elettromeccanico) iniziato dieci anni fa, completato all’ottanta per cento (così dicono) e che dovrà essere ultimato ed entrare in funzione (così assicurano) fra tre anni, a fine duemila e sedici, esattamente nella ricorrenza del cinquantenario dell’alluvione del quattro novembre mille novecento sessanta sei.

A stupire, specialmente gli stranieri (a vedere le prime paratoie spuntare dalle acque c’erano anche televisioni arabe, russe e giapponesi, allegramente ospitate dai costruttori) sono state soprattutto le parole pronunciate (coscientemente? ingenuamente?) da Hermes Redi, il nuovo direttore del consorzio di imprese Venezia Nuova, che sta costruendo la gigantesca opera idraulica per conto dello Stato italiano, e che ha recentemente rinnovato tutti i suoi vertici dopo la bufera giudiziaria e gli arresti per appalti truccati e rapporti con la mafia che hanno portato in carcere l’ex presidente del consorzio Giovanni Mazzacurati e tre dirigenti di importanti imprese che stanno costruendo il Mose (Piergiorgio Baita, Mauro Scaramuzza, Achille Soffiato) tra cui proprio quella, la Fip, che ha realizzato le cerniere alle quali sono agganciate le paratoie.

Redi ha spiegato che le settantotto paratoie mobili del Mose, disposte sulle tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, verranno alzate a protezione della città dalle acque, solo quando la marea arriverà all’altezza di un metro e dieci centimetri sul livello medio del mare. Una quota di marea alla quale una buona parte della città, specialmente nelle zone più basse, come San Marco è dintorni, è già abbondantemente sott’acqua. Venezia comincia infatti ad allagarsi quando la marea inizia a superare gli ottanta centimetri sul medio mare.

Questo significa che la città anche con il Mose in funzione continuerà ad avere, esattamente come adesso, tutte le sue normali acque alte, che sono la stragrande maggioranza,fino alla soglia di un metro e dieci. Che i veneziani dovranno continuare ad andare in giro con gli stivali per calli e campielli allagati, che negozi, pianiterra, bar, alberghi e ristoranti continueranno ad essere inondati.

Il Mose, ha detto Redi, non servirà dunque contro il flagello delle acque alte normali, ma servirà solo contro le acque alte eccezionali (poche, pochissime) e contro le alluvioni (nessuna, fortunatamente, negli ultimi quarantasette anni). In sostanza, le paratoie si alzeranno solo le volte che la marea supererà la fatidica quota del metro e dieci centimetri. Cosa che in media succede al massimo cinque-sette volte l’anno, non di più. Spesso anzi di meno. Ci sono stati anche anni, recentemente, in cui non è mai successo.

Dunque, il salvifico Mose entrerà in funzione solo cinque-sette volte l’anno. Come dire, un miliardo a botta, o suppergiù. Di qui la domanda delle cento pistole: valeva davvero la pena (sempre ammesso che funzioni davvero) costruire un’opera così mastodontica e così costosa per usarla solo poche volte l’anno?

Si tratta, è evidente, di una domanda assolutamente retorica. ★

Ottobre, 2013