Vetrine

Vetrine

Luca Colferai

Siccome che negli ultimi tempi non mi sono sentito tanto bene, che tra l'altro è il motivo che i venerdì di questo esimio giornalino non escono più in fila uno per uno, allora io e il Mauri siamo andati a fare una passeggiata quasi ogni giorno.

Il dottore ha detto che si è trattato di un breve episodio di esaurimento nervoso, o una cosa così, e anche se mi sono chiesto come è che uno (cioè io) fa a farsi venire l'esaurimento nervoso quando non ha mai lavorato un giorno in vita sua, il dottore e il Mauri sono concordi — anche se non si sono mica consultati tra loro — nel ritenere che sono state le preoccupazioni.

«Non occorre che uno faccia qualcosa per farsi venire le preoccupazioni — ha detto il Mauri mentre bevevamo un po' di spritz (un po' nel senso numerico, non quantitativo) al bitter da Bepi Chang — anzi! È proprio anzi quando che non hai niente da fare che ti vengono le preoccupazioni.»

Il Mauri è andato in pensione tanti anni fa. E una volta lo avrebbero definito anche un baby pensionato. Anche se, considerando che è alto un metro e ottantacinque e, sebbene un poco pelato fin da quando che aveva vent'anni, porta una barba nerissima e foltissima che gli sale praticamente senza continuità dal pube agli zigomi in forma di un impenetrabile vello taurino e ursino; e che in più il Mauri è anche stato campione del remo della polisportiva dopolavoristica in dove che lavorava (cioè: dopolavoristica e lavorava sono un po' delle esagerazioni); insomma, tanto baby non è che si possa dirlo. Neanche quando era all'asilo, almeno secondo quanto dice la sua zia Amelia che ogni tanto andiamo a trovare, che è l'unica che gli è rimasta della famiglia.

E comunque il Mauri ha sempre qualcosa da fare, visto anche che si fa da mangiare da solo quando non ha voglia di cicheti e tramezzini. Io invece devo fare da mangiare a mia moglie, ma tutto si risolve con un'insalatina con l'aceto balsamico o robe così perché, oltre che a lavorare, è anche a dieta. E in più ci ha il colon irritabile.

Insomma, come che è come che non è, sarà stato anche a causa delle angherie cui sono sottoposto dal matrimonio (appunto, ecco), mi è venuto questo breve episodio di esaurimento nervoso, che per straviarmi io e il Mauri andiamo da San Zuane Degolà lungo la riva degli Schiavoni fino in Piazza, e poi su per le Mercerie fino a San Bortolomio. Uno di questi giorni faremo anche il Ponte, ma passare di là dall'acqua è una cosa da non prendere alla leggera. Anche no.

Così, visto che saranno stati si è no e neanche un dieci anni che non andavamo su per le Mercerie (ogni tanto andiamo anche in Strada Nuova, e persino al Lido, ma con il battello però, mica a piedi) siamo rimasti colpiti, direi abbattuti, dalle vetrine che ci sono (rispetto a dieci anni fa dico).

Non è che quello che c'è dentro le vetrine ci interessi granché. Cioè: che vendano vestiti eleganti o tute da ginnastica, scarpe da donna o per andare a correre sui Murazzi, borsette o custodie per telefonini con gli strass; roba tutto a un euro o camicie da centinaia di euro all'una. E no. Non ci interessa proprio. Cioè voglio dire: sarebbe interessante a stare qua a pensare e parlare dei cambiamenti, ma non è che abbiamo tempo da pensarci, con tutto quello che abbiamo da fare. Straviarsi, in questo caso.

Come che ho detto al Mauri: «Le donne guardano nelle vetrine, gli uomini si guardano nelle vetrine». E non ci sono più le vetrine di una volta. In cui guardarsi. C'era tutto un percorso: quelle che ti slanciavano, quelle che ti facevano più magro, più uomo. Anche più inglese, tipo ecco. Voglio dire: tutta una topografia mentale della vetrina riflettente. Dieci anni fa ce n'era anche una che ti faceva più giovane; e ogni volta passandoci davanti pensavo: «Ma guarda che strano: questo negozio sarà qua da decenni eppure non mi ero mai accorto che questa vetrina qua ti fa più giovane».

E dopo dicono che se uno non mai lavorato in vita sua è ben strano che gli venga l'esaurimento nervoso. O il sistema nervoso, come che dice la zia Amelia. Vorrei anche vedere: gli ci cambiano anche le vetrine, adesso. ★

Giugno, 2013