Vinca il migliore "Speremo de no"

Vinca il migliore
"Speremo de no"

Ma come avrà fatto? Si sono affannati in tanti, non solo appassionati di pallone ma cittadini, giornali e televisioni di tutto il mondo, nel cercare di spiegare il "miracolo" di Claudio Ranieri, romano del Testaccio, di mestiere allenatore di squadre di calcio. Un signore non più giovanissimo (sessantaquattro), educato, garbato, che non alza mai la voce, che con il suo piccolo Leicester ha vinto a sorpresa, contro tutti i pronostici, uno dei campionati più difficili del mondo.

Nereo Rocco (fonte www.misterkappa.it)

Con una squadretta, fatta, se non proprio di brocchi, di giocatori mediocri, scarti delle altre squadre, er sor Claudio ha trionfato lasciando tutti di stucco -era dato cinquemila a uno dagli scommettitori- nella Premier League inglese, lasciandosi alle spalle squadroni ricchi e blasonati come Tottenham, Arsenal, Liverpool, Chelsea, Manchester City, Manchester United, solo per citare le prime della classe.

Un miracolo, appunto, non c'è altra parola. Tanto è vero che, per ringraziamento, il tecnico italiano ha deciso di portare la sua squadra a Cascia, in Umbria, al santuario di Santa Rita, della quale è devotissimo. Certo, mica un signor nessuno, Ranieri. Ha un rispettabile curriculum, e aveva già allenato anche squadre importanti in carriera. Ma non aveva mai vinto nulla. Al massimo, tre volte secondo, sempre in Inghilterra col Chelsea nel 2004, in Italia con la Roma nel 2010, in Francia con il Monaco nel 2014.

Anche le volpi biancocelesti del Leicester non avevano mai vinto nulla, prima d'ora. E molti non avevano nemmeno mai sentito nominare questa quieta cittadina multietnica di 330mila abitanti, che conta ben 55 moschee e 18 templi indù. Nessuno pensava nemmeno allo scudetto. L'obiettivo massimo era la salvezza. Nessun fuoriclasse in squadra, giocatori così e così, il quartultimo monte ingaggi della Premier, nonostante che il padrone, proprietario di una catena di duty free, sia ricco: è un thailandese cinquantanovenne dal nome impronunciabile, Vichai Srivaddhanaprabha, che ha le stesse fisime mistico-scaramantiche del Sor Claudio: prima delle partite manda negli spogliatoi dei monaci buddisti a benedire i giocatori. Tra Budda e Santa Rita, qualcosa, evidentemente, funziona.

Le analisi si sono sprecate. Dal modulo di gioco, un tipicissimo catenaccio-contropiede d'altri tempi, alla compattezza della squadra, dalla tranquillità dell'ambiente all'assenza di pressioni, senza trascurare il determinante fattore “c” (“c” sta per fortuna). Altro che forza del gruppo. Altro che undici campioni. Altro che gioco a zona e gioco a uomo, altro che pressing alto e baricentro basso, altro che 4-4-2 e 4-3-3, altro che 4-2-3-1 e 3-4-3. Altro che difendersi attaccando e attaccare difendendosi. Altro che tichi-taca e taca-la-bala.Tutte pippe.

Il segreto di questo miracolo lo ha candidamente confessato lo stesso Sor Claudio in un'intervista illuminante al Corriere della Sera: “Non so come ho fatto”. Finalmente parole vere. Fuori dalla retorica e lontane dall'ipocrisia. “Abbiamo fatto qualcosa di indescrivibile e chissà come”. Grazie Claudio. Anche per la sincerità.

Del resto, anche alcuni grandi del passato avevano la stessa filosofia. Quella che per illustrare i perché di una vittoria spiegava: “Un gol di più, vinto. Un gol di meno, perso” (Vujadin Boskov). Ma anche quella che spiegava tutto col fatto che “el balòn xe tondo” e può andare dove vuole (Nereo Rocco), il pallone è rotondo e può succedere di tutto. Magari solo una volta, una volta nella vita, ma può succedere. Come è successo che in Italia lo scudetto lo vincesse il Cagliari (1970), o il Verona (1985). Miracoli, guarda caso, che poi non si sono mai più ripetuti.

Come accadrà anche al Leicester. E Ranieri lo sa. Per questo adesso si commuove. Perché sa che non succederà mai più. Non ci sarà un'altra volta in cui Eupalla si distrae (la Dea che governa il calcio, come la chiamava Gianni Brera). Non ci sarà un'altra volta in cui non vincono i migliori.

L'aveva capito, tanti anni fa, un allenatore geniale e impetuoso come il triestino Nereo Rocco, l'indimenticabile “Paròn”, quando alla vigilia di una partita delicata tra il suo piccolo Padova e la grande Juventus, a un giornalista che gli augurava “vinca il migliore”, rispose convinto: “Speremo de no”.

LA PAGELLA
Claudio Ranieri: voto 10
Nereo Rocco: voto 10
Vujadin Boskov: voto 10
Santa Rita da Cascia: sv

Maggio, 2016