Volano appesi ai denti gli acrobati venuti dal grande freddo

Volano appesi ai denti
gli acrobati venuti
dal grande freddo

Al Festival del circo di Montecarlo

Roberto Bianchin

Il duo Sky Angels, acrobati alle cinghie aeree arrivati dall'Uzbekistan, vince la quarantunesima edizione del festival del circo più importante del mondo, quello di Montecarlo, con un numero audace ed elegante. Al primo posto con il clown d'oro anche la troupe di acrobati russi di Sergei Trushin in versione dark. Delusione per l'oro mancato dei celebri fratelli russi Zapashny, formidabili domatori di tigri e di leoni. Tutti i numeri con gli animali al secondo posto.

Gli Sky Angels, clown d'oro al Festival di Montecarlo (foto Direction de la Communication de Monaco)
La troupe Trushin, clown d'oro al Festival di Montecarlo (foto Direction de la Communication de Monaco)

MONTECARLO – La sorpresa è arrivata. E come tutte le sorprese ha sorpreso tutti. Per primi i due diretti interessati, i vigorosi fratelli russi Askold e Edgard Zapashny, domatori di tigri e di leoni, figli d’arte (anche papà Valter era un numero uno del settore), che la sera dell’annuncio dei premi, alla cena di gala riservata agli ospiti e agli artisti nell’elegante salone delle feste dell’hotel Fairmont, avevano il muso lungo come il tragitto della Transiberiana. Già, perché i due fratelli, che in Russia sono delle autentiche celebrità, star televisive, direttori del circo di stato di Mosca e “Artisti del Popolo”, che è la massima riconoscenza culturale nel loro Paese, sono stati retrocessi al secondo posto, quando ormai erano convinti, e con loro quasi tutti i presenti, di avere già in tasca il clown d’oro.

In compenso, hanno avuto la soddisfazione di veder arrivare all’ambito oro un altro numero uscito sempre dal loro grande circo, e firmato proprio dalla regia di Askold Zapashny: un quadro brillante di tredici saltatori alla bascula, denominato “Cani da guardia”, della troupe di Sergei Trushin, che a parte un look vetero dark di non grandissimo gusto (come pure le musiche metal), ha avuto uno svolgimento tecnicamente perfetto - anche se già visto - con un triplo di Victoria Dyadyun, un triplo di Artem Gritsaenko su un trampolo solo, e un quintuplo all’indietro di André Epiklin. Tutto senza longia di protezione.

Lo stesso ardimento –anche qui nessun cavo di sicurezza- che ha portato all’altro clown d’oro della quarantunesima edizione del Festival internazionale del circo di Montecarlo, lo spericolato, elegante e bellissimo numero degli Sky Angels, due artisti che arrivano dall’Uzbekistan, Kristina e Rusten, impegnati in un vertiginoso balletto alle cinghie aeree, al culmine del quale Rusten sostiene sé stesso e la sua partner con la sola forza dei denti.

E non è - per spiegare l’insuccesso a sorpresa degli Zapashny - che la giuria di quest’anno non fosse particolarmente competente. Tutt’altro. C’erano autentiche star come Liana Orfei, e tipini come il regista russo Alexander Grimailo, il cinese Li Chi, la danese Isabella Enoch, il giapponese Mutsumi Oki e il tedesco Clemens Zipse, oltre naturalmente all’infaticabile Principessa Stéphanie che la presiede e cura con amore e precisione ogni dettaglio della manifestazione. No. E’ che il numero degli Zapashni, nove tigri e tre leoni insieme nella gabbia, presentato per la prima volta fuori dai confini della Russia, non è proprio piaciuto ai giurati, nonostante che fosse composto da esercizi notevolissimi che si vedono raramente, o mai, come il salto di Askold nel vuoto a cavallo di un leone, e il salto del leone e di una tigre sopra di lui, disteso inerme, mani nude, sopra un filo.

Un numero sensazionale. Ma non è bastato per l’oro. Peccato. Non è bastato perché i due fratelli sono apparsi ai giurati poco simpatici, statici, freddi, per nulla comunicativi (vero). Perché il numero era troppo lungo e troppo lento, senza ritmo (vero). Perché la musica era troppo rock, brutta e monocorde (discutibile), nonostante che gli Zapashny si fossero portati una loro band , giovane e agguerrita (a mio avviso un punto a loro favore). Perché per due domatori è più facile tenere sotto controllo le belve che per uno solo (discutibile). Infine perché in ogni esibizione è capitato qualche inconveniente: un leone troppo nervoso cacciato subito dalla gabbia, il salto di una tigre fatto male, la lite fra due tigri che si sono azzannate (vero). E Montecarlo, si sa, richiede la perfezione per salire sul gradino più alto del podio.

Ma non è escluso che in qualche misura abbiano influito anche i pettegolezzi che da tempo girano sul conto dei due fratelli, e che sono rimbalzati anche nei corridoi del Festival, sia riguardo ai loro metodi di addestramento (che nessuno in verità conosce), sia alle condizioni degli animali, che per alcuni osservatori presenti, sarebbero stati castrati per renderli più mansueti, e privati addirittura degli artigli per renderli meno pericolosi. Sospetti e maldicenze peraltro mai provati.

In ogni caso, il verdetto della giuria non appare del tutto convincente. Perché se ha assegnato il secondo premio, il clown d’argento, agli altri due numeri con gli animali, quello (bellissimo) degli elefanti e delle otarie di Erwin Frankello, e quello (meno sfolgorante, abiti a parte), dei cavalli e degli animali esotici di Marek Jama, agli Zapashny doveva dare l’oro. Non poteva insomma metterli sullo stesso piano.

Anche quest’anno c’è stato il solito, e ormai inarrestabile, diluvio di premi. Due ori, cinque argenti e sei bronzi. In totale, ben tredici premi su ventisei numeri. Premiati esattamente la metà dei numeri in concorso. Troppi. Anche se è vero che quasi tutti i numeri presentati a Montecarlo meriterebbero il podio. Ma troppi premi rischiano di far perdere significato alla gara.

Comunque, al secondo posto, oltre agli animali, si sono piazzati la troupe acrobatica di Xianjiang e il duo di acrobati aerei Chilly & Fly. Al terzo posto, clown di bronzo, gli acrobati colombiani Gerlings, penalizzati da una caduta di quattro di loro dal filo alto (solo un polso fratturato, miracolo), gli svedesi Sons Company all’altalena coreana, le troupe Holmikers e Skokov (acrobati comici alle sbarre e una troupe di sole donne, otto, all’altalena), e infine il contorsionista Alexander Batuev, e il giocoliere Mario Berousek, uno dei più veloci al mondo.

Nell’insieme, una rassegna, quella del ritorno ai premi dopo l’edizione speciale del quarantennale, che non passerà agli annali tra le più memorabili, ma che conferma un livello di qualità sempre elevato per il Festival di arti circensi migliore del mondo. L’unico che valga davvero la pena di andare a vedere ogni anno.

LA PAGELLA
41° Festival Internazionale del Circo di Montecarlo: voto 7,5

www.montecarlofestival.mc

Gennaio, 2017