Se dalle disgrazie non si impara nulla

Se dalle disgrazie
non si impara nulla

Bufera sul caso Zanardi

Gli organizzatori della "corsa" in cui è avvenuto il grave incidente che ha coinvolto il pilota Alex Zanardi, appaiono preoccupatissimi di allontanare da sé ogni ombra di responsabilità, sostenendo che non si sarebbe trattato di una corsa ciclistica vera e propria ma solo di una "biciclettata da bar fra amici", e che quindi non era necessario chiudere le strade. Ma se quella maledetta strada fosse stata chiusa, Zanardi invece di finire addosso a un camion sarebbe al massimo finito in un fosso e ne sarebbe uscito con qualche bozzo e magari con una risata. Per il futuro, ammesso che manifestazioni come questa abbiano un futuro, bisognerà riscrivere le regole.

Una strada chiusa per una corsa ciclistica (fonte: varesenews.it).

Dicono che dalle disgrazie c’è sempre qualcosa da imparare. Mica vero. Dopo il grave incidente occorso ad Alex Zanardi mi sarei aspettato, come minimo, una seria riflessione, magari anche amara, da parte degli organizzatori dell’evento. Almeno un pensiero sensato, come quello espresso da un ciclista, Enrico Fabianelli, già malato di sclerosi multipla, amico di Zanardi e anche lui della partita: “forse in futuro le strade andranno chiuse”. Invece è arrivata solo una risposta arrogante da parte di un dirigente dell’organizzazione, Piero Dainese: “non avevamo il dovere di avvertire nessuno”.

La magistratura stabilirà se vi sono delle colpe, di chi sono, e penserà a individuare i reati e ad adottare i provvedimenti che riterrà giusti e necessari. Loro, quelli dell’organizzazione, non vengono nemmeno sfiorati dall’ombra di un dubbio: non c’era bisogno di chiudere le strade –è la loro tesi- perché non si trattava di una corsa ciclistica vera e propria. Anche se, in realtà, era un percorso a tappe in giro per l’Italia, i corridori erano una trentina, tra i quali alcuni campioni, ex corridori professionisti e atleti disabili, capaci di andare anche a cinquanta all’ora, e che correvano perché comunque, anche se non c’era in palio la vittoria, erano corridori, ai quali logicamente piaceva correre e superare gli avversari, specie quando il pubblico lungo la strada li riconosceva, li salutava e li applaudiva.

No, ma quale corsa, era solo “una manifestazione”, o meglio, “una passeggiata”, ancora meglio, “una biciclettata da bar fra amici”. Nessun permesso, nessun avviso, nessuna necessità di chiudere le strade. Via, si parte, di corsa. Allegria. Andrà tutto bene. E poco importa che Zanardi non dovesse partecipare a quella “tappa” e che lui stesso fosse socio dell’associazione che ha promosso l’evento. Il giudizio non cambia. Non parlo di reati penali, quelli li lascio ai tribunali. Parlo di imprudenza e di incoscienza. Cioè quanto basta. Se quella maledetta strada fosse stata chiusa, e a mio parere “doveva” essere chiusa (per il futuro, ammesso che manifestazioni di questo tipo abbiano un futuro, sarà bene che qualcuno provveda a evitare altri guai), invece di finire contro un camion Zanardi finiva al massimo in un fosso, e ne sarebbe uscito con qualche bozzo e magari con una risata.

Quello che più sconcerta, in questa brutta, bruttissima, vicenda, è come si possa mandare un disabile in carrozzina a correre in mezzo ai camion su una strada piena di traffico senza pensare che possa essere pericoloso. E’ questo buttare vite allo sbaraglio che è inaudito e che d’ora in avanti va impedito. Non sono le accuse agli organizzatori che “fanno male”, come lamentano gli stessi dirigenti, preoccupati solo, preoccupatissimi, di allontanare da sé ogni ombra di responsabilità . Sono loro che per la loro imprudenza non hanno fatto in modo di evitare che qualcuno si facesse male. Tanto male.

Viene infine da chiedersi, anche se so benissimo che è inutile, perché quel dio che sta lassù e a cui qualcuno crede, se l’è presa un’altra volta con un uomo che aveva già colpito così duramente in passato. Avrebbe potuto darsi da fare con altri che nessuno avrebbe pianto. Ma forse si era distratto un attimo. E contro di lui la giustizia terrena nulla può, purtroppo. Resterebbe quella divina. Ma anche stavolta ha brillato per assenza.

LA PAGELLA

Alex Zanardi. Voto: 10
Organizzatori della corsa. Voto: 4
dio. Voto: sv

Giugno, 2020