In ordine cronologico

Non solo immagini io catturo emozioni

Cineprese in chapiteau

La vita curiosa e affascinante di Roberto Guideri, tutta spesa a filmare i lati oscuri e lucenti del più grande spettacolo del mondo e del suo più grande amore: il circo. Telecamera in spalla, si aggira furtivo ormai da lustri tra i carrozzoni circensi di mezza Europa, e racconta con perizia e dedizione una realtà seducente, ostica e sfuggente. La cinepresa non mente mai, dice. Io racconto storie e cerco di trasmettere emozioni. Il mio circo ideale è quello che lavora col cuore. Il colpo di fulmine negli anni Cinquanta a Livorno, al circo Krone. Dopo il virus il circo tornerà e sarà migliore. I circensi sono persone tenaci, abituati alle intemperie. Ce la faranno.

Panic room 10

Ma quale fase 2

Capisco la prudenza del Premier Conte -racconta il celebre scrittore Brad Morgan al grande giornalista e scrittore Marco Neirotti- e probabilmente al posto suo avrei più timori di lui a gestire la salute di un'intera popolazione. E sempre per questo, se gli hanno consigliato passi così minuscoli, quasi impercettibili, per la "riapertura" del Paese, evito di lanciarmi in proteste, indignazioni, insofferenze, e provo anche comprensione per quest'uomo che -per scelta sua o per vuoto reale, non lo so- pare davvero da solo nonostante esistano un governo, una nebbiosa maggioranza e un affollato comitato tecnico. Però al suo posto non avrei spiegato la "fase 2". Avrei spiegato invece con onestà che la "fase 1" prosegue, pur con qualche concessione al mondo produttivo

L'uomo dei Toulà

Quando Arturo svelò il giallo

Arturo Filippini, inventore della catena dei Toulà, titolare del celebre ristorante trevigiano "Da Alfredo", si è momentaneamente assentato per entrare in altre storie. Oste insuperabile, personaggio goldoniano per simpatia e ironia, era l'ultimo esemplare di una Treviso gaudente e spensierata che non esiste più. Alcuni anni fa aveva avuto un ruolo da protagonista in un romanzo giallo, "Il padrone delle nuvole", scritto da Roberto Bianchin, edito da "I Antichi Editori" e vincitore del Premio letterario "Renato Dall'Ara". In attesa di rivederlo ("Non escludo il ritorno", ha lasciato detto), ci piace riproporlo in quella veste, quando interpretò se stesso mettendo chi indagava sulla pista giusta per la soluzione del caso. Buona navigazione, caro amico.

Altro Incubo in Quarantena

Gli ef­fet­ti de­va­stan­ti del­la reclusione
non danno tregua

Ommioddio l'ho fatto di nuovo! E anche peggio: ieri sera tre Negroni (formato famiglia) e dopo, in preda a una frenesia incontrollabile, cinghiale marino alla grossetana. Il cinghiale è marino non perché nuota nel mare ma poiché viene dall'Elba: dove un caro amico eponimo li cattura a sprezzo del pericolo senza neanche allontanarsi da casa perché essi lo agguatano già in giardino. Saranno state le olive taggiasche o la conserva o fors il buché guarnito maremmano: il cinghiale marino ha galoppato tutta la notte dentro e fuori di me. E ho avuto un altro incubo.

Ciao belli il 25 aprile non è la festa di tutti

Imbrogli e polemiche

Nessuna confusione. E nessuna menzogna. Il 25 aprile é una festa. Importante. Ma non é la festa di tutti. Quindi é inutile chiedere a tutti di festeggiarla. E' utile invece ricordare a tutti, specialmente ai più giovani, che cosa é stata. Perché non bisogna mai dimenticare, le tenebre possono tornare. Il 25 aprile é la festa della Liberazione dell'Italia dagli orrori della dittatura nazifascista. E' la festa della Resistenza. Dei Partigiani. Di Bella Ciao. Di chi, insomma, ha combattuto, ed é morto, per la libertà. Per la libertà di tutti, anche dei suoi assassini. E' la festa di chi stava dalla parte giusta della storia, non di chi vestiva la divisa sbagliata del manganello, dell'olio di ricino e del terrore.

Panic room 9

Gli indovini del virus

I contagi da coronavirus cominciano a calare. Buon segno. E si comincia a sentire nell'aria una certa frenesia. Un'impazienza mal contenuta. Una prepotente voglia di uscire. Di viaggiare. Andare a teatro, al bar, al ristorante. Abbracciare qualcuno. Tutto legittimo. Si studiano mille stravaganti modi di ripartire. E c'è anche chi, spronato dall'entusiasmo, si spinge persino a fissare le date, regione per regione, in cui non vi saranno più nuovi casi di contagio. Che meraviglia. Bello e rassicurante avere queste certezze in un momento così. No, non si tratta di indovini, ma di scienziati. Speriamo davvero abbiano ragione. Però segnatevi le date. Perché andremo a verificarle. Una per una.

Incubo in quarantena

Gli effetti devastanti della reclusione

Visto che durante il locdaun non si può fare praticamente niente, almeno si possono bere i cocteil e cucinare qualcosa di stravagante, tanto tempo ce n'è. Allora ieri sera ho bevuto cinque Martini (tre parti di gin, due parti di Martini, una strizzata di scorza di limone; cipolline e olive a parte, che altrimenti inquinano il sapore paradisiaco del cocteil più buono del mondo) e dopo ho divorato un quarto di agnello al forno con le patate (e il rosmarino). Questa notte però, lubrificato dal Martini, l'agnello ha galoppato avanti e indietro nel mio corpo e nella mia psiche, producendo tantissimi incubi di cui questo è l'ultimo.

Nel mondo di Fantastika dove la fantasia vola via libera

Al Circo Nikulin di Mosca

Ha debuttato con successo al prestigioso Circo Nikulin di Mosca il nuovo spettacolo del regista italiano Antonio Giarola, "Fantastika", che vede la presenza in pista di alcuni importanti artisti italiani come Flavio e Bruno Togni con i loro animali, e il clown Davis Vassallo. Un'avvincente e spettacolare "fiaba delle fiabe" magica e onirica, ricca di rimandi e citazioni, attualmente sospesa per coronavirus, ma che riprenderà appena possibile. Antonio Giarola, uno dei massimi registi italiani di arti circensi, precursore del circo di regia e del teatro equestre, premiato ai festival più importanti del mondo come Montecarlo e Mosca, racconta in questo articolo, scritto in esclusiva per "Il Ridotto", la genesi e le caratteristiche di questo nuovo, originalissimo spettacolo.

Non andrò mai più in Olanda, piuttosto vado a Londra

Teste di tulipano

Paese cinico e bizzarro l'Olanda. Non solo rifiuta sdegnosamente la solidarietà internazionale sui temi economici richiesta dall'Europa per far fronte comune ai danni causati dall'epidemia del coronavirus, ma decide di buttare a mare i propri vecchi, dopo aver fatto lo stesso con i bambini nati deformi. A tutti i cittadini oltre i settant'anni hanno fatto firmare un protocollo in cui si impegnano a rinunciare alle cure in caso di necessità, cioè se mancano letti, respiratori e medicine, in favore dei più giovani. Metodi nazisti, non certo da Paese civile. Un Paese civile non lascia morire i suoi vecchi e neanche i nati deformi. Li cura come tutti gli altri. Senza alcun tipo di distinzione. Sarà il caso di chiedersi se l'Olanda è degna di restare in Europa.

Panic room 8

Nunvereggae più

Mi sarei stancato di aggiornare settimanalmente i numeri di questa ecatombe delle vittime da coronavirus. Mi sarei anche stancato di ascoltare ancora le voci dei soliti idioti. Aveva proprio ragione Umberto Eco quando diceva che internet è una bellissima invenzione, peccato che abbia dato la parola a milioni di coglioni. Non sopporto più quelli che "andrà tutto bene". Non sopporto più quelli che "ne usciremo migliori". Non sopporto più quelli che "nulla sarà più come prima". Nunvereggae più. Quanto tutto sarà finito, il mondo si scoprirà incazzato, povero e triste. E non vedrà l'ora di tornare alla vita di prima del coronavirus. Ai viaggi, alle feste, ai bagordi, agli aperitivi, alle cenette, allo shopping.

Panic room 7

Quelli che non capiscono

E' ormai spaventoso il numero dei morti nel mondo per coronavirus. E non è finita. Eppure ci sono ancora quelli (idioti, prima o poi bisognerà pur cominciare a chiamarli con il loro vero nome), che vanno in giro a dire che "andrà tutto bene". Ci sono anche quelli che dicono che non c'è da preoccuparsi perché i morti erano di più l'anno scorso che non c'era il coronavirus. Quelli che vanno a spasso senza preoccuparsi di portare a spasso anche il virus. Quelli che stanno chiusi in casa ormai da un mese rischiando l'esaurimento nervoso, senza sapere se serve davvero. Quelli che non hanno capito se le mascherine sono utili o no. Quelli che non sanno a chi devono andare i soldi degli aiuti stanziati per l'emergenza. Quelli che "ne usciremo migliori".

Aspettando i cannibali tra i fiori di cactus

"Il mio folle temerario giro del mondo", III° puntata

Continua inesorabile la demenziale crociera intorno al mondo del medico-scrittore pluripremiato Giorgio Bertolizio (ultimo riconoscimento il prestigioso Premio Nabokov) con la complicità della leggiadra consorte, la celebre modista Vera Storani. Indagando con acutezza e ironia sul passaggio tra mito e realtà sulle orme di Giulio Verne e sull'esempio del "Giornale di viaggio" di Michel de Montaigne, l'autore racconta il suo peregrinare città dopo città, Paese dopo Paese, con esiti ora esilaranti ora deprimenti. Ne vien fuori un originale e scriteriato diario di bordo. Volendo, potete leggere (o rileggere) le due puntate precedenti, richiamandole dalle pagine del nostro archivio elettronico, digitando semplicemente il loro titolo: "Il mio folle temerario giro del mondo" e "Dagli incubi di Gaudì ai fantasmi del Corsaro". Buona lettura.

Il regista povero del miracolo sardo

Chi era il capitano del Cagliari campione

Cinquant'anni fa, nel 1970, il Cagliari del "filosofo" Manlio Scopigno vinse lo scudetto. Fu la prima volta che riusciva a conquistarlo una squadra di provincia. Un "miracolo" che dopo riuscì soltanto al Verona di Osvaldo Bagnoli nel 1985. Era il Cagliari di Albertosi, Nené e Gigi Riva. Il suo regista e capitano era Mario "Mao" Brugnera, una mezz'ala di poche parole ma dai piedi sopraffini e dall'intuito geniale. Marino Sartori, suo compagno di scuola, e a sua volta trequartista raffinato nelle giovanili della stessa squadra, il Nettuno del Lido di Venezia (e poi musicista, attore, consulente finanziario, dirigente dei Lions), ne racconta i giorni degli esordi -e della fame...- sui campetti di periferia.