In ordine cronologico

La sacra sindrome ecco il nuovo morbo

Ai confini della realtà

Ritorna, a grande richiesta, il mondo magico, immaginifico e sarcastico dello scrittore Pietro Pancamo, con un nuovo racconto che getta ancora una volta uno sguardo acuto e caustico sui misteri della vita e delle credenze religiose. In questo suo nuovo scritto, l'autore prende lo spunto da un articolo uscito sul quotidiano di Liverpool "Daily Bread" nel 2090 (attenzione, non si tratta di un errore di stampa, è proprio così), in cui si racconta di una nuova moda scoppiata in alcuni Paesi cattolici, dove vanno a ruba dei Gesù artificiali concepiti in laboratorio, che i biochimici vaticani hanno di recente prodotto in serie per clonazione, a partire da alcuni frammenti del Dna contenuti nella Sacra Sindone. Un esperimento geniale. Ma con qualche piccolo problema.

C'è qualche cosa che non capisco

Miracoli italiani

Fino a ieri gli italiani (quasi tutti) hanno pianto il morto (ma non nel senso delle vittime) per il coronavirus. Aziende, alberghi, negozi, bar, ristoranti, eccetera: "sono tre mesi che non incassiamo un euro, siamo ridotti in povertà, lo Stato ci deve aiutare". Al primo giorno di libertà, quest'ultimo fine settimana, la resurrezione: alberghi al completo, ristoranti stracolmi, bar presi d'assalto, spiagge affollate, movida scatenata quasi ovunque, da Napoli a Palermo. In centomila sul litorale veneto, e a Venezia i "contaturisti" elettronici posizionati dal Comune hanno rilevato accessi in città "come nel periodo pre-covid". Bella e sacrosanta la voglia di tornare a vivere. Ma non eravamo diventati tutti poveri? O ci prendevate in giro?

Pozzo di virtù

Panorami italiani

La Gazzetta dello Sport, il principale quotidiano sportivo italiano, dedica una pagina al giorno alla squadra di calcio dell'Udinese nella sua edizione triveneta. Già lo faceva per il Torino, ma era più logico, essendo Cairo, il padrone del Torino, padrone anche della Gazzetta. Ora fa lo stesso per il vulcanico Pozzo, padrone dell'Udinese. Perché solo per la squadra friulana e non, per dire, per il Verona che gioca anche lui in serie A? O per il Venezia che gioca in B? O per il Vicenza che gioca in C? Se la pagina è una libera scelta editoriale, non si spiega. Se è una pagina a pagamento, andrebbe dichiarato. Per correttezza. Se non altro, per non prendere in giro chi legge, che magari pensa ingenuamente che quanto viene pubblicato ogni giorno venga scelto liberamente.

Terzo incubo in quarantena

L'incubo del giorno dopo

Di nuovo! Credevo che fosse finita: invece eccoci ancora qua. Per festeggiare l'inizio della Fase Due: niente aperitivi alcolici! E branzini al forno con le patate e senza cipolle o capperi. La mia mamma non è assolutamente riuscita a trovare le carpe al mercato di Rialto. Né tinche, né lucci, né cavedani, e neanche coregoni: «Co tuti quei spini, signora - le ha detto Vladimir, il suo pescivendolo preferito - e po' li sa da fango, xe pessi de teraferma!». Abbiamo dovuto accontentarci di un risottino di go e dei branzini al forno; niente vino, neanche un prosecco. Ma niente da fare: nonostante la cena in bianco, gli incubi sono venuti lo stesso. Ed allora leggi qua.

Panic room 13

Io mi fermo qui

"Panic room" da oggi chiude. Sperando di non dovere più riaprire. Non ha più senso, ora che ritroviamo in qualche modo la libertà, pure mutilati da distanze e mascherine, continuare a stare a rimuginare chiusi in una stanza in preda al panico. Ci siamo fatti compagnia in questi tre mesi, ci siamo fatti delle domande e abbiamo anche tentato di darci qualche risposta, giusta o sbagliata che fosse. Quando ho scritto la prima "Panic room" i morti in Italia per coronavirus erano sette, oggi più di trentamila, speriamo di non doverne contare ancora molti. Ringrazio quanti mi hanno letto e quelli che mi hanno scritto, d'accordo o meno che fossero. Ma la vita prosegue: se "Panic room" chiude, "Il Lunedì" invece continuerà, come fa da anni, e tornerà ad occuparsi di altre storie. Magari più divertenti.

Il cambiamento insopportabile

Venezia in ripartenza: verso dove?

Siamo sull'orlo di un cambiamento epocale. Trentacinque milioni di turisti sono scomparsi, dal 12 novembre 2019. E non torneranno. Non subito. Non domani. Non l'anno prossimo. Forse mai più. Una tragedia immane. Un'opportunità incredibile. Ma a coglierla non sarà una città filistea e imbelle tesa allo sfruttamento predatorio del turismo di massa. Non saranno le categorie potentissime dei parassiti del pellegrinaggio turistico, né la classe dirigente accomodante e inetta che ha permesso, coltivato, sostenuto e sfruttato il degrado morale, culturale, politico, sociale ed infine ora economico di Venezia.

La poesia del pallone che finisce in mare

Pensieri niente affatto cattivi

Ci piace ricordare Gianni Mura, il grande giornalista e scrittore recentemente scomparso, riproponendo un suo scritto di alcuni anni fa, pressoché sconosciuto al grande pubblico, essendo rimasto confinato, e anche per un breve periodo, in una sola città, pure prestigiosa: quella di Venezia. Si tratta della prefazione che, su istigazione del suo amico e collega a Repubblica, il veneziano Roberto Bianchin, scrisse nel 2007 (in cambio di una maglietta col numero dieci e il suo nome) per il libro "Cent'anni da Leoni" curato da Sebastiano Giorgi e pubblicato da Finegil, in occasione del centenario della squadra di calcio della città lagunare, che allora militava in serie C. A conferma che un fuoriclasse non si occupava solo di grandi squadre. Con una rivelazione e una sorpresa: il piccolo Venezia era tra le sue squadre del cuore.

Panic room 12

Tempi avvelenati

Ci sono stati più di trentamila morti in Italia per il coronavirus, e non è ancora finita. Non è andato tutto bene. Ora, sarà che siamo stati bravi noi a stare in casa (almeno la maggioranza di noi), sarà che si è stancato lui, fatto sta che pare che il virus se ne stia andando. Questo almeno dicono i numeri. Incrociamo le dita. Anche perché continuano a morire ogni giorno molte persone. Troppe. E non mi sembra sia il caso di preoccuparsi se potremo andare in vacanza quest'estate. "Non verrà nessun frutto da questo tempo avvelenato", dice lo scrittore, regista e cineasta Christophe Honoré. "E non c'era bisogno del covid per sapere che la mondializzazione attuale é nefasta".

La convertita

Miracoli africani

Non va criticata per essersi convertita all'islam la volontaria italiana rapita in Africa e liberata dai servizi segreti italiani, somali e turchi. Ognuno ha il diritto di convertirsi a qualsiasi religione in qualsiasi momento e luogo e per qualsiasi ragione. Anch'io, fossi stato prigioniero di una banda di tagliagole da un anno e mezzo, mi sarei convertito a qualsiasi cosa. E' profonda e sincera la gioia per il ritorno in libertà della ragazza. Ma lasciamola stare. Dimentichiamola, adesso. La sua conversione, reale o imposta che sia, torni ad essere, come dev'essere, come devono essere tutte le conversioni, un fatto squisitamente privato, soltanto suo. Spegniamo i riflettori sulla convertita, per favore. Spontaneamente. Per pietà.

I Coronaboss

Miracoli italiani

Alla chetichella, praticamente di nascosto, mentre eravamo tutti chiusi in casa per la paura del coronavirus, sono stati scarcerati e mandati agli arresti domiciliari la bellezza di 376 boss mafiosi, tutti altamente pericolosi e tutti condannati per reati gravissimi. La decisione è stata presa, raccontano, "a causa del coronavirus". Non è chiaro se per preservarli dal contagio (ma le carceri, proprio per il loro isolamento, sono tra i luoghi più sicuri), o nella segreta speranza che prendano il virus e il virus li ammazzi. In ogni caso viene da chiedersi come è stato possibile e qual è il motivo di questo assurdo privilegio. Ora il ministro della giustizia, virus o non virus, vuole sbatterli di nuovo in carcere. E il BelPaese, come ama sempre fare, non trova di meglio che litigare.

Panic room 11

Chissà chi lo sa

L'unica cosa certa che sappiamo del coronavirus è che non ne sappiamo ancora quasi niente. Non sappiamo se è vero che è nato in Cina: il primo caso pare che sia stato scoperto in Francia a dicembre. Non sappiamo se ci sono vari tipi di coronavirus: non é detto che sia nato in Cina, che poi sia venuto in Italia e quindi volato negli Usa. Non sappiamo come si é sviluppato, se nato in natura o se costruito in laboratorio. Se é scappato per errore o se l'hanno fatto fuggire apposta. Non sappiamo se a portarlo in giro é stato il pipistrello o il serpente. Non sappiamo se oltre alle goccioline del respiro si trasmette anche in altri modi e quali. Non sappiamo come è finito nell'acqua non potabile. Non sappiamo che medicine dare a chi si ammala. Non sappiamo quando ci sarà un vaccino. Non sappiamo proprio quasi nulla.

Fra danze maori e rivolte del rum

"Il mio folle temerario giro del mondo", IV° puntata

Prosegue imperterrita la demenziale crociera intorno al mondo del medico-scrittore pluripremiato Giorgio Bertolizio (ultimo riconoscimento il prestigioso Premio Nabokov) con la complicità della leggiadra consorte, la celebre modista Vera Storani. Indagando con acutezza e ironia sul passaggio tra mito e realtà sulle orme di Giulio Verne e sull'esempio del "Giornale di viaggio" di Michel de Montaigne, l'autore racconta il suo peregrinare città dopo città, Paese dopo Paese, con esiti ora esilaranti ora deprimenti. Ne vien fuori un originale e scriteriato diario di bordo. Volendo, potete rileggere le tre puntate precedenti richiamandole con i loro titoli dalle pagine del nostro archivio elettronico: "Il mio folle temerario giro del mondo", "Dagli incubi di Gaudì ai fantasmi del Corsaro", "Aspettando i cannibali tra i fiori di cactus". Buona lettura.