Montecarlo la russa spalanca le porte a oligarchi e nuovi ricchi

Montecarlo la russa
spalanca le porte
a oligarchi e nuovi ricchi

Reportage à l'ancienne dalla Costa Azzurra

Roberto Bianchin

Anche l'elegante ed esclusivo Principato di Monaco viene preso d'assalto, nel nome di antichi legami, da turisti russi, oligarchi russi, miliardari russi, giocatori di casinò russi. Ma sono sempre di più anche i russi che comprano casa e che vi si trasferiscono a vivere, i più facoltosi per paura dei sequestri di persona, che sono numerosi nella loro terra di origine.

Da sinistra: la Principessa Stéphanie di Monaco con la figlia Pauline, e il Principe Alberto con la moglie Charlène, al Festival del circo di Montecarlo, gennaio 2014, tra i parigini Clowns en folie (foto di Charly Gallo, Centre de Presse de Monaco).
La Principessa Stéphanie di Monaco (foto di Charly Gallo, Centre de Presse de Monaco).
L'autore alla presentazione del libro di Antonio Giarola e Alessandro Serena "Corpo Animali Meraviglie" nella sala delle conferenze dell'hotel Marriott di Montecarlo (foto Mobu).

MONTECARLO — Dasvidania tovarish. C’erano una volta Les Folies Russes. Erano un night-club al tempo in cui c’erano i night-club. E un night-club dei migliori nel mondo. Ve l’assicuro, ci sono stato, anni fa: un bell’ambiente, elegante, raffinato, con ballerine piacenti e ottimi artisti, una carta di vini prestigiosi, e molte marche di champagne (sia pure a prezzi importanti), e di whisky torbati.

Stavano, Les Folies Russe, in Avenue des Spélugues, pieno centro a Montecarlo, proprio dietro al Casinò, in un salone a pianoterra del grand hotel Loews, oggi Fairmont. Aprivano solo di notte, come dice il nome, potevi starci fino alle quattro del mattino, solo per bere, o se volevi anche per mangiare. C’era l’orchestra, una buona orchestra, e se volevi potevi anche ballare. Anche se eri da solo. Non so perché ma c’erano sempre alcune signorine (russe, si capiva dagli zigomi alti), che se ne stavano anche loro da sole, e siccome erano gentili, oltre che graziose, erano disponibili a tenerti compagnia.

Poi potevi vedere lo spettacolo di arte varia. Floor-show, si chiamava. Lo facevano due volte nel corso della notte. Oltre all’orchestra c’era il balletto (belle ragazze anche queste, sempre russe, gambe lunghe, tacchi tredici, trucchi sfavillanti, paillettes, boa di struzzo), e c’erano il presentatore, la soubrette, la cantante, la spogliarellista (a volte più di una), il comico, il mago, la contorsionista e gli acrobati. Era uno spettacolo di quelli buoni. Rinomati. E con una paga buona per gli artisti. Al punto che quelli che al Festival del circo vincevano il premio speciale che consisteva in un ingaggio di sei mesi al night, erano molto più contenti di quelli che vincevano la statuetta col pagliaccio che andava ai primi tre classificati.

Ma questo era parecchi anni fa. Parecchi anni fa a Montecarlo c’erano anche i Ballets Russes, oltre alle Folies Russes. Sergej Djagilev aveva portato infatti nel Principato la sede della sua celebre compagnia di balletto, che aveva fondato a Parigi nel 1909, e che diresse per vent’anni, sempre a Montecarlo, fino al giorno della sua scomparsa. Anche i night-club sono scomparsi, soppiantati da altre mode. Per questo anche Les Folies Russes non ci sono più. Questo per dire che tra Montecarlo e la Russia, anche se può apparire stravagante, ci sono legami antichi. Difatti oggi ci sono ben altre follie russe che vivacizzano le notti del Principato più frizzante del mondo.

Dev’essere l’effetto che sono sempre di più i ricchi russi che invadono i posti ricchi d’Europa: a Montecarlo — dove peraltro risiedono seimila e cinquecento italiani in fuga dalle tasse — sono sempre di più i turisti russi, i giocatori russi al casinò, i russi che comperano case, e i russi che si sono trasferiti a viverci, attratti non solo dal clima mite della Costa Azzurra: un centinaio di famiglie russe molto danarose ha scelto Montecarlo per paura dei sequestri di persona, piuttosto frequenti nella propria terra di origine. E il Principato, dove pecunia non olet, come dicevano gli antichi, ha spalancato le porte ai nuovi inquilini danarosi. Un po’ com’è successo in Italia a Forte dei Marmi: confronta Forte dei Marmi provincia di Mosca su Il Ridotto dell’ottobre 2013, e Forte dei Russi dell’agosto 2012.

Sorprende un po’ infatti notare che compaiono annunci in lingua russa nelle carissime agenzie immobiliari del Principato, che molti ristoranti, abituati fino a ieri a usare solo il francese, adesso hanno i menu anche in russo, e che si trovano caviale russo e vodka russa nei negozi, giornali russi nelle edicole, riviste russe nelle hall degli alberghi e nei saloni dei coiffeur, e giovanissime ragazze russe nei pressi dei casinò e degli hotel.

Segnali russi, insomma, dappertutto. Non a caso è attivissimo in città un Centro culturale russo (con tanto di scuola e biblioteca) diretto dal console Claude Pallanca, che organizza conferenze, laboratori, manifestazioni. Come la mostra dell’anno scorso al Carré Doré, una delle gallerie d’arte più prestigiose, con le opere di settanta artisti russi contemporanei, da Plusch a Kasatkin a Batinkov. E non a caso c’erano più barche russe che di altri Paesi alla regata più prestigiosa dello Yacht Club di Monaco, la AnyWayAnyDay Cup, vinta per l’appunto da un equipaggio russo, quello del team Nakhimov Racing.

Non per caso a Montecarlo si festeggia in pompa magna anche il capodanno russo, non il 31 dicembre ma l’11 gennaio, come è stato fatto quest’anno in un locale molto alla moda sul porto, l’esclusivo Stars’n’Bars, con tanto di Ded Moror (il Babbo Natale della tradizione russa), e di Snegurochka (la signora della neve, una specie di befana). Si è adeguato anche il sito di vendita ufficiale di prodotti e gadget del Principato, montecarlosbm.com, che da quest’anno si presenta anche con una versione in lingua russa.

E sempre non per caso, la Principessa Consorte, la triste Charlène, ex nuotatrice, è stata ingaggiata per insegnare nuoto, in un evento speciale, ai bambini di una scuola di Mosca, mentre Alberto, il suo paffuto Principe Consorte, nell’intento di raddrizzare le finanze (indebolite, sembra) del Principato, è stato costretto a cedere la squadra di calcio biancorossa del Monaco (guidata in panca dall’italiano Claudio Ranieri e attualmente seconda in premiére ligue dietro al Paris Saint Germain), al discusso miliardario russo Dmitry Rybolovlev, principe dei fertilizzanti, tenutario secondo Forbes di un tesoretto da 9,5 miliardi di dollari. Naturellement bienvenu.

Significativo, infine, della nuova tendenza russa, quant’è successo lo scorso gennaio alla trentottesima edizione del Festival internazionale del circo di Montecarlo, la rassegna più importante del mondo nel settore, dove erano russi quasi un terzo dei numeri in concorso, otto su ventisette, e dove la principessa Stéphanie, appassionata e competente presidente del comitato organizzatore, ha assegnato ai russi la bellezza di dieci premi cieci: due clown d’oro, un clown d’argento, due clown di bronzo, e cinque premi speciali. Un autentico trionfo moscovita, tanto che sembrava di stare sulla Piazza Rossa più che sul porto di Fontvieille.

Va detto peraltro che i numeri russi, a conferma di una scuola di antica e consolidata tradizione, erano quasi tutti di una qualità eccellente. In gara c’erano ben tre troupe acrobatiche russe: i Sokolov (bascula), i Vavilov (banchina) e i Dobrovitskiy (trapezio). Poi due clown (Oleg Belogorlov e Sergei Kolganov), due acrobati alle cinghie aeree (Valery Sychev e Malfina Abakarova), una funambola (Lisa Kachatryan), e l’acrobata ai tessuti Anastasia Makeeva. In più c’era il balletto del Bolshoi Circus di Mosca. E russo era anche uno dei sei membri della giuria: l’autorevole Boris Fedotov. I due ori sono andati ai Sokolv e al duo aereo Sychev-Abakarova, l’argento ai Dobrovitskiy, i bronzi alla Kachatryan e alla Makeeva.

Dasvidania tovarish. ★

Gennaio, 2014