Il cambiamento insopportabile

Il cambiamento
insopportabile

Venezia in ripartenza: verso dove?

Luca Colferai

Siamo sull'orlo di un cambiamento epocale. Trentacinque milioni di turisti sono scomparsi, dal 12 novembre 2019. E non torneranno. Non subito. Non domani. Non l'anno prossimo. Forse mai più. Una tragedia immane. Un'opportunità incredibile. Ma a coglierla non sarà una città filistea e imbelle tesa allo sfruttamento predatorio del turismo di massa. Non saranno le categorie potentissime dei parassiti del pellegrinaggio turistico, né la classe dirigente accomodante e inetta che ha permesso, coltivato, sostenuto e sfruttato il degrado morale, culturale, politico, sociale ed infine ora economico di Venezia.

Joos de Momper  (1564–1635), Tempesta in mare (1630, Kunsthistorisches Museum Wien).

Sono svaniti dietro le porte chiuse della quarantena globale e già erano spariti anche prima, inghiottiti dall'acqua alta che nel mondo idiota della televisione e delle reti sociali dura per sempre: trentacinque milioni di portafogli che sostenevano un'economia falsa e drogata. Sono rimasti solo i veneziani, neanche cinquantamila, che non possono e non vogliono sostenerla. Anche volendo non potrebbero, anche potendo non vorrebbero.

Ripartenza. Senza milioni di turisti, solo qualche decina di migliaia di cittadini che non hanno alcuna intenzione né possibilità di acquistare: paccottiglia turistica, pasta take away, borse in pelle, cioccolatini, guanti, penne, magliette stampate, pizze al taglio, abiti firmati, scarpe di lusso, abiti finti; che non sono mai entrati né mai entreranno in osterie ristoranti trattorie bar caffè perché sono troppo falsi e venefici, o sono mostruosamente inutilmente cari.

Ripartenza. Senza milioni di turisti, solo qualche decina di migliaia di cittadini che piuttosto di prendere un taxi acqueo vanno a nuoto, che prendono la gondola solo per passare di là del canale, che non sono mai saliti su un lancione dal litorale veneto, che pagano abbonamenti salatissimi solo per pagare lautissime prebende a una dirigenza del servizio pubblico di trasporto apertamente ostile ai passeggeri.

Ripartenza. Senza milioni di turisti, solo qualche decina di migliaia di cittadini che dormono a casa loro; che non hanno né motivo né possibilità di dormire negli alberghi, locande, pensioni, letti e colazioni, camere in affitto. Che anzi, spigolavano il lunario affittando ai turisti sopportando pure la guerriglia aperta e dichiarata dei poteri locali, politici ed economici.

Ripartenza. Senza milioni di turisti, solo qualche decina di migliaia di cittadini che non possono pagare affitti da migliaia di euro per botteghe magazzini appartamenti bugigattoli case palazzi pertugi; un lucrosissimo e spietato sfruttamento di seconda mano in frenetica progressione, con una sola regola: oggi il doppio di ieri e la metà di domani.

Ripartenza. Senza milioni di turisti, solo qualche decina di migliaia di cittadini che non visitano esposizioni di cadaveri plastificati, macchine leonardesche, strumenti musicali incongrui, mostre riconfezionate di opere viste sviste e riviste, di modernità di mercato, di artisti disperatamente in vetrina per l'occasione di massa.

Ripartenza. La settimana scorsa ha riaperto in Calle dei Fabbri una notissima rivendita di cioccolatini di lusso: richiusa subito. Un grande barman veneziano asserisce che gli conviene stare chiuso piuttosto che aprire con regole dementi: anche se aprisse con regole geniali difficile trovare aborigeni residenti in grado di pagare gli spritz e i martini necessari per tenere il suo bar in esercizio.

Invece per esempio in Campo San Luca un bar pasticceria, da decenni uno dei locali preferiti dei cittadini, è aperto e funzionerà; e così altri locali (in Piazza e in altri campi) che hanno da sempre clienti di cittadinanza. Per tutti gli altri, come pacatamente sintetizza Mauro Silvestrini, che con altri soci ha una piccola gelateria in Riva degli Schiavoni, proprio dove si fermavano i lancioni: «Aspettiamo di vedere come va. Fino a luglio; poi sarà meglio chiudere prima che arrivi l'inverno».

Ripartenza. Non andrà niente bene. Inutile illudersi. E la catastrofe sarà inevitabile se, come appare ora irrimediabile, l'attuale classe dirigente, e la sua espressione politica resteranno saldamente al potere. I crocieristi non torneranno, non quest'anno, non il prossimo; forse mai più. I gruppi non torneranno, non quest'anno, non il prossimo; forse mai più.

I primi a protestare sono stati gli esercenti di lusso con il supporto del primo cittadino; nell'orgia propagandistica per le prossime elezioni non vi è dubbio, data la formazione socioculturale dei padroni della città, che l'obiettivo tragicamente indicato sarà il ripristino assoluto della situazione "com'era dov'era": all'undici novembre 2019.

Eppure questa è l'occasione irripetibile di sterminare come una peste invasiva tutta l'industria parassitaria e predatoria del turismo di massa; di promuovere il turismo di cultura, di livello, di studio; di sviluppare arte e cultura; di aprire a nuovi residenti. Come si coltivano il prosecco e i peoci: semina, sviluppo, cura; industriosità e profitto.

Difficile che i poteri cittadini, sostenuti e sostenenti i gruppi socioeconomici che dal turismo miserabile di massa percepiscono la loro sopravvivenza dorata, riescano a vedere l'alternativa: la pervicacia con cui si sostiene il catorcio del Mose, l'ostinazione con cui si supporta l'ingrandimento delle grandi navi, l'accanimento con cui si propongono manifestazioni culturali di bassissimo livello, la caparbietà con cui si appoggia la motorizzazione della laguna, sono segnali inequivocabili di una vocazione invincibile alla disfatta.

I negazionisti che si rifiutano di accettare l'inevitabile ripetersi dell'acqua alta a causa proprio del modello economico di rapina che insistono a sostenere e sul quale hanno fondato non solo le proprie ricchezze ma anche e soprattutto i loro orizzonti culturali e operativi, che credono che le regole di distanziamento sociale e protezione siano solo un ghiribizzo burocratico, che già rimpiangono le grandi navi e i fine settimana con i tornelli, esauriranno tutte le loro energie nel tragico tentativo di restaurare un orrendo bengodi irripetibile.

Invece di spiegare le vele al vento impetuoso in arrivo e cavalcare la tempesta nella speranza di un porto sicuro e migliore tenteranno di resistere con i loro disperati motori sfiancati e puzzolenti, per finire travolti dalle onde.

Maggio, 2020