Nessuna lacrima
per il domatore

Due anni fa a Imola non era andata a finire così, quando una giraffa scappata da un circo era morta di crepacuore. Due anni fa si erano sprecati servizi televisivi e paginate di giornali. Quel circo, tutti i circhi, erano stati messi sotto accusa. Adesso sembra non interessare a nessuno la scomparsa del domatore di cammelli, morto di crepacuore a Brescia dopo un diverbio con un gruppo di animalisti che protestavano davanti al suo circo.

Georges-Pierre Seurat, La parata del circo (1888, olio su…
Georges-Pierre Seurat, La parata del circo (1888, olio su…

Niente lacrime per il domatore. Nessun interesse da parte dei media. Nessun articolo, nessun servizio televisivo. Solo poche righe sui giornali locali. Forse non ci sarà nemmeno un’inchiesta che faccia luce su quanto è successo, su come abbia potuto accadere. Se magari qualcuno ha qualche colpa.

Perché Roberto Gerardi, il domatore di cammelli, 55 anni, una moglie trapezista e un figlio clown, rappresentante di una delle più antiche dinastie del circo italiano, è morto sì per un attacco cardiaco, un infarto praticamente, ma si era sentito male dopo un acceso diverbio con un gruppetto di animalisti che da alcuni giorni contestavano vivacemente il Circo di Praga, dove lavorava, che era attendato in quel di Cazzago San Martino, nel bresciano.

Gli animalisti lo avevano insultato, lui aveva risposto per le rime, erano venuti alle mani, poi Gerardi si era sentito male, era stato ricoverato all’ospedale di Chiari e due giorni dopo era morto.

Non è la prima volta che le proteste animaliste passano il segno. Tutti hanno il diritto di manifestare, ci mancherebbe. Anche contro i circhi. Quelli con gli animali e quelli senza. Quelli con i nani deformi e quelli con le donne barbute. Ma con educazione e civiltà, e soprattutto nel rispetto delle leggi. Protestare non significa offendere artisti e spettatori. Non significa insultare, diffamare, calunniare. Non significa strappare i manifesti. Non significa tagliare i tendoni e le gomme dei rimorchi. Non significa vandalismi, violenze e aggressioni.

E poi un conto è chiedere che vengano (e giustamente) puniti, multati, sequestrati, condannati e sputtanati quei circhi che maltrattano gli animali e che non li fanno vivere in condizioni adeguate per il loro benessere psicofisico. Un altro è condurre una crociata talebana (e ottusa) contro l’utilizzo tout-court degli animali nel circo.

Perché diventa un’assurda guerra di religione che punta a colpire l’anello meno colpevole, più esposto e più debole della catena dei maltrattamenti agli animali, come il circo, mentre ignora le sevizie che avvengono nei laboratori di ricerca, nei macelli, nei canili, negli allevamenti, negli ippodromi, nelle corride, nei rodei, nelle corse clandestine di tori, cavalli e cani, nei combattimenti clandestini di cani e di galli, nei palii dei cavalli, degli asini e delle oche, persino in molti zoo e zoosafari, e via dicendo.

Gli animali al circo si riproducono, fuori si estinguono, hanno scritto in un cartello appeso fuori dal circo dove si esibiva Gerardi. I suoi animali, raccontano, lo cercano tutti i giorni. Se i suoi contestatori, anche nella protesta, lo avessero rispettato, invece di insultarlo e di aggredirlo, Roberto Gerardi sarebbe ancora con i suoi cammelli. Gli sia lieve la terra. ★

Nessuna lacrima per il domatore