Affilatissima ironia

In memoria di Giorgio Bertolizio

Si è spento a Brescia, dopo lunga malattia trascorsa amorevolmente assistito dalla moglie Vera, Giorgio Bertolizio, scrittore e già primario anestesista, autore di decine di saggi di grande scrittura e dilettevolissima lettura.

Vincitore di numerosi premi letterari, ha scritto principalmente biografie, analizzando aspetti spesso celati di grandi personaggi: la moglie nascosta e dimenticata di Gabriele D’Annunzio; la catastrofe di Hitler durante i suoi ultimi dieci giorni; le vite intime di miti come Moliere o Voltaire; splendori e miserie dei centoventi dogi della Repubblica Serenissima o dei duecentosessantasei papi (senza contare scismatici e antipapi).

Con lo spirito di un erudito e puntuale dinamitardo della penna ha infranto spesso e volentieri miti antichi e moderni, analizzando nevrosi, idiozie e malefatte dei grandi filosofi, dileggiando la storia degli Usa, elencando le grandi iellate di nome Maria. È stato tra i fondatori, con il titolo di Archiatra, della Compagnia de Calza «I Antichi», la più antica e indomabile associazione del carnevale di Venezia, inaugurando anche l’attività del settore editoriale, con la pubblicazione di un «Vocabolario segreto di terminologia medica comparata ed analogica» (1983), corredato di illustrazioni antiche, scritto con la poi usuale ironia.

Dei suoi libri amava ripetere: «Possono anche indurvi a pensare, ma non è obbligatorio». E si schermiva dichiarando che addormentava per professione solo i suoi pazienti. Per Il Ridotto aveva pubblicato, a puntate, il suo «Folle temerario giro del mondo in cento giorni» diario di una crociera forzata attorno al globo; per I Antichi Editori ha pubblicato «La santa patrona delle femministe — Il mistero di un mito» dedicato Ninon de Lenclos e «A spasso per Venezia con i dogi» un viaggio nello spazio e nel tempo in due volumi (esauriti).

Il direttore responsabile della nostra rivista (nonché Prior Grando de I Antichi), lo ricorda così: «Bertolizio era un uomo di altri tempi. Altri nel senso di alieni, non di passati. Tempi sempre presenti, ma in un universo parallelo. Tempi inarrivabili alle legioni dei despossenti che si aggirano ovunque, oggi ieri e anche domani. Elegante senza affettazione, colto senza vacuità, intelligente senza vanità, era dotato di un’ironia affilata e sorprendente cui a volte era difficilissimo tener testa, soprattutto quando, come era sua magnifica abitudine di ospite raffinato, accompagnava la conversazione con innumerevoli brindisi a base di pregiata vodka russa ghiacciatissima».

Affilatissima ironia