Razze di fantasia e razzismo reale

Razze di fantasia e razzismo reale

L’imbarazzante questione della discriminazione razziale nel mondo dei giochi

Nel mondo della globalizzazione del consumismo ideologico, dell’idea pop della democrazia occidentale in cui il conformismo delle opinioni vale più delle idee e l’apparenza conta più di tutto, si assiste al paradossale confronto tra razze e razzismo nel mondo dei giochi, dove secondo alcuni gli orchi e tanti altri cattivi sarebbe discriminati in base a pregiudizi.

Assortimento di razze fantasy.
Assortimento di razze fantasy.

COSMOPOLI - Da più di un anno la comunità globale degli appassionati di giochi di ruolo sta affrontando una diatriba spinosissima: il concetto di razza all’interno del mondo letterario, in particolare fantasy e fantascientifico, e di conseguenza nei giochi. Un pandemonio generato quando, decontestualizzando la parola «razza» dagli innumerevoli alieni e creature che popolano la fantasia, qualcuno l’ha trovata comunque portatrice di messaggi diseducativi e promotrice di discriminazione, anche se si tratta di nani, elfi, orchi, vampiri, lupi mannari, oppure Pnume Phung, Chasch Blu, Wankh, Dirdir e Chasch Verdi (solo per citare il Ciclo di Tschai di Jack Vance). Jeremy Crawford (lead designer di D&D quinta edizione) è arrivato a scrivere un tweet sulla questione tentando di ragionarci o far ragionare sul punto del discorso (vedi nelle Altre Immagini).


Come per magia si è creata una nuova crociata di perbenisti ideologici, che ovviamente mancando il punto del discorso tanto da costringere innumerevoli case editrici a giustificarsi e spiegare le motivazioni sul perché si usi il termine razza soprattutto nel mondo fantasy e giochi di ruolo, attaccano anche pubblicazioni di autori del passato arrivando a chiedere delle riedizioni sostituendo la parola incriminata con un fervore mai visto. Inutili per esempio i tentativi di far capire il motivo per il quale un autore come J. R. R. Tolkien (del 1937, nato alla fine del 1800) usasse alcuni termini anche non essendo un razzista. «Quelli erano giorni più felici, quando a volte tra gente di razza diversa vi era un’intima amicizia, persino fra i Nani e gli Elfi».


La giusta battaglia contro le discriminazioni e il razzismo si trasforma cosi in una battaglia sterile contro la parola «razza» non considerando il contesto in cui viene usata né il messaggio complessivo che trasmette.
Sembra quasi che non si possa più parlare di diversità in nessun caso, che un
orda di paladini del perbenismo omologante crei un putiferio per ogni puntiglio. Ma la cosa più preoccupante è che per colpa di queste situazioni surreali il mondo della editoria ha già annunciato che toglierà i termini discriminatori pur di accontentare tutti.


Un bel trucchetto per calmare gli animi, peccato che alcuni hanno semplicemente usato un sinonimo sperando nella ignoranza di questi Crociati contro le discriminazioni inesistenti, altri hanno optato per una “super cazzola” più elegante quale Ancestry and Heritage (Ascendenza ed eredità) Pathfinder 2nd Ed.


In ultima ma non per importanza, dopo il tragico avvenimento dell’omicidio per mano della polizia americana di George Floyd , nasce il movimento Black Lives Matter contro il razzismo perpetuato a livello socio-politico, verso le persone nere, anche qui un movimento con motivazioni sacrosante, giuste, contro il razzismo vero è stato usato da per alzare un polverone in ambienti che con il razzismo non hanno nulla a che vedere e spesso oscurando chi veramente sta lottando per cambiare le cose per un mondo più civile di convivialità e rispetto reciproco.

 

Si sprecano energie vagliare dettaglia imbarazzanti. Il doppiaggio dei cartoni animati: è razzismo se un bianco doppia un nero. È brutto se il negromante pratica magia maligna (ma purtroppo per i paladini del bene è necromante, dal greco nekros che vuol dire morto non nero). È pessimo se gli elfi oscuri, i drow, gli orchi sono scuri di pelle e malvagi (anche gli elfi silvani, dalla pelle ramata); e gli omini verdi di Marte. Persino la Wizards of the Coast, quasi una multinazionale dei giochi di ruolo e dei romanzi fantasy e tanto altro, è arrivata a chiedere scusa per l’iniziale approccio discriminatorio al tema razziale nel mondo fantasy, e hanno assicurato che faranno di tutto per dare maggiore profondità ad orchi e drow, per evitare di cadere negli stereotipi razziale.


Ai paladini del razzialmente corretto non è scappato nemmeno il centenario marchio Dal Negro: un’esilarante grande gaffe sul cognome della famiglia che dal 1928 produce carte da gioco, tarocchi, carte da divinazione, scacchi, scacchiere, backgammon, roulette, tappeti e giochi per ragazzi in provincia di Treviso (a Carbonera), con una secolare tradizione alle spalle.

 

La consimile questione dei generi sessuali e lgbtq+ nel modo dei giochi e videogiochi è così delicata e interessante da meritarsi un futuro articolo a parte.