Ritorno in pista

Ritorno in pista

Prove di ripartenza sotto gli chapiteaux

Quarantasei circhi italiani hanno riaperto i battenti con successo per il periodo delle festività nonostante la recrudescenza della pandemia. In testa il Nord Italia, con venti circhi in attività, seguono il Sud con diciotto e il Centro con otto. In pista tutti i nomi più famosi, dall’Americano di Flavio e Bruno Togni a Stefano Orfei con il Rony Roller, al Medrano dei Casartelli, al nuovo circo di Lara Orfei.

(fonte: pixabay.com).
(fonte: pixabay.com).

(r.b.) - Tra i regali di Natale è arrivato anche il circo. Meno male, ci mancava. Era troppo tempo che gli chapiteaux stavano tristemente chiusi. Qualche timido segnale c’era già stato l’estate scorsa, per la verità, quando alcuni coraggiosi, come Armando Orfei, erano stati bravi a montare un’arena all’aperto per i loro spettacoli. Ma la maggior parte non si era ancora rimessa in viaggio.

Adesso, per le feste, anche se la pandemia continua a darci noia (più contagi ma molto meno gravi, grazie ai vaccini), sono finalmente ripartiti in molti, e con le giuste e necessarie cautele, obbligatori green pass e mascherine. Sono «Prove di ripartenza», come titola la rivista Circo. Ma che fanno ben sperare.

Sono ben quarantasei, infatti, i circhi italiani che hanno riaperto i battenti per il periodo delle feste natalizie, secondo Circusfans, rispetto all’ottantina che erano ancora in attività in Italia, almeno sulla carta, prima della pandemia. Il primato spetta curiosamente al Nord Italia, con venti circhi aperti, segue il Sud con diciotto (in controtendenza, normalmente accadeva il contrario), quindi il Centro con otto. In tredici regioni italiane su ventuno, insomma, si può trovare un circo. Non è poi così male.

Nel dettaglio, Roma, la capitale del Paese, si conferma anche la capitale dei circhi, con ben quattro complessi in contemporanea: a fronteggiarsi, nella piazza più importante e nel periodo più redditizio dell’anno per i circhi, le due grandi famiglie del circo italiano, quelle storiche dei Togni e degli Orfei. L’American Circus di Flavio e Daniele Togni, con le tigri di Bruno, figlio di Flavio, che quest’anno sarebbe stato in gara al Festival di Montecarlo se non fosse stato annullato per il covid, e le tigri di un altro fuoriclasse come Stefano Orfei, già trionfatore a Montecarlo, per l’occasione in pista sotto il tendone del Rony Roller di Edoardo Vassallo, in attesa di riaprire il Moira con un super spettacolo la prossima stagione. Sempre a Roma anche il Lidia Togni di Davide Canestrelli Togni e l’Imperial Royal di Rudy Dell’Acqua.

Niente circhi invece a Milano per le feste, dove peraltro hanno da poco terminato le loro esibizioni proprio l’American, e il Circo di Mosca. La Lombardia in compenso è la regione italiana con il maggior numero di circhi aperti in questo periodo, ben dieci: il Rolando Orfei di Piergiovanni e Fiorentino Coda Prin a Bovisio Masciago, il Mexican Kodanty della famiglia Codanti a Seregno, il Kino di Rudy Caveagna a Lainate, l’Arbell di Armando Canestrelli a Legnano, il Bing dei Folloni a Buccinasco, il Città di Roma delle famiglie Bizzarro e Picard a Busto Arsizio, il Sardegna di Elio Casu a Garlasco, il Fostner di Loris Sgargi a Mantova, il Rossi di Michael Folloni ad Asola, e il Grioni di Marco Grioni a Castiglione delle Stiviere.

In classifica, sempre per numero di circhi presenti in questo periodo, segue la Campania con sei chapiteaux di prestigio, a cominciare da quello di Lara Orfei, figlia di Moira e sorella di Stefano, splendida cavallerizza, che per la prima volta, dopo il divorzio dal Circo di Moira del fratello (a causa di una certa rivalità con l’attrice Brigitta Boccoli, moglie di Stefano), presenta a Santa Maria Capua Vetere, in società con la famiglia Formisano (già titolare del circo Wegliams), un circo che porta il suo nome, in cui va in pista anche la figlia, Moira Jr., insieme ai due fratelli Walter e Alexander, e allo stesso marito di Lara, Micha Malachikine, già acrobata al Circo di Mosca. Ma sono da vedere anche il Lidia Togni di Vinicio Canestrelli Togni a Napoli, anche lui premiato a Montecarlo per la sua magnifica cavalleria, il Paolo Orfei (una super produzione delle famiglie Dell’Acqua, Bellucci, Martini) sempre a Napoli, il Romina Orfei ad Afragola, l’Altea Orfei (Martini-Intruglio) a Torre del Greco, e il Braum della famiglia Bucci a San Gennaro Vesuviano.

Sei i circhi anche in Sicilia: l’Acquatico Torres, dell’omonima famiglia, ad Agrigento, il Sandra Orfei di Claudio Vassallo ad Acireale, il Donna Orfei di Daniele Medini a Catania, il Greca Orfei dei Mavilla e Curatola sempre a Catania, il Rinaldo Orfei dei Martini a Palermo, e sempre nel capoluogo siciliano l’imbarazzante (almeno nel nome) M. Orfei di Darix Martini (ma chi vogliono prendere in giro?). Segue la Puglia con cinque circhi: l’Atmosphere di Franco Vassallo a Bari, l’Amedeo Orfei di Lino Orfei a Castellana, il Marina Orfei della famiglia Monti ad Altamura, il Castellucci di Enis Castellucci a Bisceglie, lo Zavatta di Alessandro Zavatta a Palo del Colle.

Torniamo al Nord per trovare quattro circhi in Piemonte: l’ottimo Medrano dei Casartelli a Torino (storicamente uno dei migliori in Italia insieme al Moira e all’Americano), l’Alex Medini ad Asti, il Cristiani dei Cristiani e di Bruno Niemen a Novara, e il curioso (almeno nel nome, anche se un po’ ampolloso) Gran Cirque Lumière des Etoiles di Fabrizio Medini ad Alessandria. Tre circhi in Veneto: Armando Orfei a Marcon, l’Harryson della famiglia Giannuzzi a Maerne, il Niuman di Kevin Niuman e Michele Pandrin a Veggiano. Tre anche in Toscana: il Millennium di Roberto Coda Prin a Lucca, il Vienna di Salvatore Vassallo a Grosseto, il Dylan di Oscar Niemen a Cascina.

Siamo in fondo alla classifica: curiosamente due soli circhi (anche se piuttosto validi) in quella terra di circensi che è l’Emilia-Romagna, il Circo di Mosca dei Rossante a Bologna, e il Busnelli di David Busnelli a Modena. Un solo circo in Liguria, ed è un circo nuovo, appena nato (auguri vivissimi!), il Moroni di Riccardo Moroni a Genova. Un solo circo anche in Abruzzo, il Maya Orfei Madagascar di Benito Nini Martini a Pescara, Uno in Umbria, l’Universal della famiglia D’Amico a Perugia, e uno anche in Sardegna, l’Acquatico Mauro Orfei di Aldo Martini a Cagliari.

Un panorama abbastanza buono nell’insieme, considerati gli attuali tempi, ancora molto difficili, che testimonia la grande capacità di resistenza del circo ad ogni avversità, e la sua naturale vivacità. Rimane, sullo sfondo, un vecchio problema: avrete notato quanti circhi Orfei ci sono. Sarebbe un bene se fossero veri, gli Orfei sono tanti, una grande famiglia. Il fatto è che molti sono falsi. Nel senso che non hanno alcuna parentela con gli Orfei, e sfruttano un nome famoso senza averne alcun diritto, imbrogliando così gli spettatori. Non sta a noi segnalare quali sono quelli veri e quali quelli finti. Si fa presto ad accorgersene da soli: se lo spettacolo è di quelli che valgono il prezzo del biglietto, non ci sono dubbi, sono veri Orfei.