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Il Ridotto compie dieci anni

uguale ma diverso

Il cambiamento nella continuità

Sono passati dieci anni da quando abbiamo iniziato a pubblicare Il Ridotto di Venezia, «la prima rivista in rete di attualità culturali», ed era giunto il momento di rinnovare per intero il sito, pur lasciando il più possibile uguale a prima.

Prima di tutto per ragioni tecniche: la vetustà dei programmi che fanno funzionare la rivista, che necessitavano di un aggiornamento inevitabile, l’adeguamento della veste grafica alle nuove abitudini di lettura che non sono proprio più quelle di dieci anni fa.

Poi perché insomma: prima o poi bisogna pur cambiare qualcosa. Ma non troppo però. Dieci anni in tempi come questi sono un lasso di tempo lunghissimo. Ma, come diceva il conte Emile Targhetta d’Audriffet de Greoux al fido Michele Neguse: «Gli anni passano? Peggio per loro!».

Buona lettura.

Il Ridotto di Venezia - Dieci anni!
Il Ridotto di Venezia - Dieci anni!

VENEZIA - Dopo dieci anni era ora di darsi una rinfrescata, e il momento inaspettatamente non poteva essere più critico. Tantissime cose sono cambiate in questi dieci anni, ma alcune - le più profonde gravi grandi e impreviste - sono successe negli ultimi mesi. Acqua grandissima, pandemia.

Stravolgimenti profondi avvengono nel mondo, nella nazione, nella città. Così grandi che non se ne possono vedere né immaginare le conseguenze.

Per fortuna, o per disgrazia, non è cambiato il modo in cui scriviamo e scriveremo su queste pagine, con puntigliosa acribia metodologica temperata da moderazione e ironia e (speriamo) anche intelligenza. Tutte cose deliziose e rarissime in questo presente.

Il Ridotto non è un giornale. Non è neanche un teatro. Anche se a Venezia c’era un teatro con questo nome, che poi dei campagnoli poco sapienti hanno assassinato riducendolo a una sala d’albergo.  Il Ridotto nel Settecento era a Venezia il luogo del gioco dell’azzardo del ballo dei molti piaceri della vita.

Questo Ridotto che vedete, come detto,  non è un giornale né un teatro. È molto di più. È uno spazio anarchico libero totalmente d’invenzione e di pensiero. È il sogno il paradosso la follia. Nessuno potrà mai possederlo. Solo noi. Non pretendiamo  nemmeno che vi piaccia. Ma se vi piace siete belle persone. Senza lacci né bavagli.

Buona lettura.