Paura per davvero

Paura per davvero

Il capostipite dell’orrore alieno

L’equipaggio di un’astronave cargo, risvegliatosi dal criosonno molte settimane prima dell’arrivo sulla Terra, ha captato un messaggio radio di natura sconosciuta, forse aliena, su un pianeta ignoto. Così alcuni membri dell’equipaggio vanno a controllare la fonte del messaggio. Non potevano commettere errore più grande.

Il facehugger con il suo osceno abbraccio fatale al volto di Kane (John Hurt).
Il facehugger con il suo osceno abbraccio fatale al volto di Kane (John Hurt).

COSMOPOLI - Le storie dell’orrore in ambito fantascientifico sono uno dei temi più abusati dagli autori cinematografici. I film di questo genere (oltre ad essere sempre stati molto, troppo simili fra loro) non hanno mai avuto una vera consistenza. Il loro scopo era di far guadagnare il più possibile le grandi produzioni hollywoodiane al botteghino e, se erano fortunati, ne ricavavano un sequel piuttosto mediocre. Insomma, una categoria che per decenni ha prodotto principalmente meri film di serie B… ma due di questi si sono distinti. Il primo è Alien diretto da Ridley Scott nel 1979 e il secondo è il remake della Cosa di John Carpenter del 1982.

Alien è una pietra miliare della storia del cinema horror ed è tutt’ora una fonte d’ispirazione per il genere senza pari. Il capolavoro di Ridley Scott, a differenza dei suoi predecessori, vanta una recitazione di ottimo livello e riesce davvero a incutere una paura primordiale. La sinossi non è eccessivamente complessa e, sebbene la vicenda inizi con dei ritmi leggermente lenti, si avverte sin da subito la catastrofe che aleggia sopra le teste dei personaggi. Il vero terrore però inizia quando lo xenomorfo appare in scena.

La prima volta in cui incontriamo l’essere alieno è ancora nella sua prima forma, denominata facehugger, una larva parassita che si attacca sulla faccia della vittima e genera al suo interno l’embrione del vero e proprio xenomorfo. Da lì a breve l’embrione si fa strada  tra le carni dell’ospite, causandone l’inevitabile morte. Uscitone, in poco tempo passerà allo stadio adulto.

La scena in cui il cucciolo di xenomorfo esce dal torace di Kane (John Hurt) è talmente cruda da essere entrata nella leggenda e Mel Brooks, nel suo demenziale Balle Spaziali, la ripropone con lo stesso John Hurt in uno dei camei più geniali di sempre ma in questa versione l’alieno si esibisce in un sofisticato numero canoro.

Il design dello xenomorfo, realizzato dai celeberrimi effettisti H.R. Giger e Carlo Rambaldi, è uno degli aspetti meglio riusciti del film. La creatura è alta più di due metri, la sua pelle è completamente nera e ricoperta di acuminate sporgenze, nelle sue vene scorre un liquido estremamente corrosivo, è munita di una lunga coda e della famosissima seconda bocca. La testa allungata dell’alieno ha una forma piuttosto ambigua ma è fatta apposta proprio perché lo xenomorfo altro non è che una metafora delle malattie veneree e dello stupro. Basti pensare alla scena in cui Lambert, il secondo membro femminile dell’equipaggio oltre alla protagonista Ripley, viene assalita dall’alieno. La ragazza assiste inerme all’uccisione di un suo compagno, lo xenomorfo avanza lentamente verso di lei e fa passare sotto le sue gambe tremanti la propria coda. Possiamo solo immaginare ciò che è successo alla povera Lambert, dopo questa inquietante sequenza si sentono solo le urla della ragazza riecheggiare nei corridoi della Nostromo (l’astronave in cui si svolge la maggior parte della vicenda) per poi arrestarsi improvvisamente. Quando Ripley rinviene il cadavere della compagna, questo è inquadrato solo parzialmente, ma s’intuisce che è svestito.

Un’altra peculiarità di Alien è la sua protagonista, il tenente Ellen Ripley, interpretata magnificamente dall’allora sconosciuta Sigourney Weaver. In quasi tutti i film dell’orrore, soprattutto dell’epoca, la parte principale femminile è una ragazzina urlante del college, unica superstite al massacro dei suoi amici, che all’ultimo si salva sfruttando una distrazione del killer/mostro troppo sicuro di sé. Invece in Alien la protagonista è una donna tutta d’un pezzo, dai nervi saldi e tenace che fino all’ultimo non si arrende pur di sopravvivere al mostro che infesta la sua nave e alla fine riesce a trionfare. L’unica nota che stona è presente negli ultimi terrificanti minuti di film, ovvero la motivazione poco credibile per cui Ripley mette a repentaglio la propria vita, il gatto Jones. Questo aspetto venne efficacemente cambiato nel sequel diretto da James Cameron, Aliens Scontro Finale (che tanto finale non è), in cui il ruolo di personaggio da soccorrere è svolto dalla bambina Newt (Carrie Henn).

Jerry Goldsmith ha composto le inquietanti musiche intrise di mistero di Alien, le quali contribuiscono a rendere gli ambienti della Nostromo ancora più spaventosi, ma è anche famoso anche per aver diretto le colonne sonore del primissimo Pianeta delle Scimmie e di Star Trek: il film, introducendo il tema musicale che tutti conoscono.

Infine va assolutamente citato il genio che sta dietro questi 117 minuti di puro terrore, ovvero Ridley Scott. Le parti in cui la maestria di questo regista è quasi palpabile sono tre in particolare.

La prima è la morte del comandante Dallas, il quale era coraggiosamente (e un po’ stupidamente) andato a caccia della creatura nei condotti di ventilazione dell’astronave. L’ambiente buio e claustrofobico, i compagni che tentano di avvisarlo dell’imminente pericolo rendono la sua scomparsa un po’ chiamata ma resa in maniera impeccabile. La seconda è la già trattata morte di Lambert. Infine la scena finale, il tenente è l’unica superstite dell’equipaggio, riesce a far esplodere l’astronave e a scappare con una scialuppa di salvataggio. Ripley, come lo spettatore del resto, si rilassa dopo gli ultimi adrenalinici minuti, è pronta ad entrare nel letto per il criosonno e si avvicina a una parete ricoperta di macchinari. Questi ultimi, di primo acchito, assomigliano quasi ad alcune parti del corpo dello xenomorfo ma non ci si fa caso più di tanto. Però lo xenomorfo si era davvero mimetizzato e quando esce dal nascondiglio l’adrenalina riparte e la paura continua.

Alien è un film che, nonostante i suoi quarantadue anni suonati, riesce ancora a spaventare e regalare momenti di forte tensione. Ciò che rende un vero film horror degno di questo nome non sono la quantità di jumpscare (colpi di scena da paura) durante la visione ma la sensazione di angoscia che il film lascia dopo i titoli di coda. Alien riesce in quest’impresa ma i film dell’orrore moderni spesso e volentieri sono privi di originalità, intrisi in un calderone di cliché e fatti con lo stampo. D’altronde molti di questi non sono altro che i remake dei capostipiti di famose saghe horror, di cui tutti noi faremmo volentieri a meno. Tutto ciò contribuisce solo a bistrattare ulteriormente un genere già martoriato di suo.

In quest’epoca di pazzi ci mancavano gl’idioti dell’orrore.

 

La frase: …Ammiro la sua purezza. Un superstite… non offuscato da coscienza, rimorsi o illusioni di moralità.

Alien

Anno: 1979

Genere: Fantascienza, horror

Durata: 117 min

Regia: Ridley Scott

Cast: Sigourney Weaver, Ian Holm, John Hurt