La retorica dei centanni

La retorica dei cent’anni

 

Il Partito Comunista afferma di aver portato prosperità e uguaglianza in Cina. Ecco il vero impatto del suo regime.

Il Partito Comunista Cinese (PCC) ha festeggiato il centesimo anniversario della sua fondazione, con un’intensa campagna pubblicitaria per elogiare i suoi successi. Tuttavia, il PCC ha poco da celebrare in termini di ciò che ha fatto per la Cina.

Xi Jinping + Mao Zedong (arte grafica Il Ridotto).
Xi Jinping + Mao Zedong (arte grafica Il Ridotto).

SIDNEY - Il suo principale risultato è stato in realtà: riuscire a sopravvivere e rimanere al potere per così tanto tempo.

Quindi, cosa rivendica esattamente il PCC e dove sta la verità?

1. Sovranità cinese

La prima affermazione della lista è che il PCC ha unificato il paese e ne ha assicurato l’indipendenza attraverso la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949. Il PCC aveva accusato il precedente governo, guidato dal Partito Nazionalista Cinese (KMT), di essere un fantoccio degli Stati Uniti imperialisti.

Ma la Cina era un paese completamente indipendente su tutti i fronti prima che il PCC prendesse il potere con la forza dai nazionalisti.

Con la resa delle truppe di occupazione giapponesi alla fine della seconda guerra mondiale, la Cina era un paese che godeva di piena sovranità. Aveva abolito i trattati ineguali firmati con le potenze occidentali nel secolo precedente e ripreso la maggior parte delle concessioni e dei territori rivendicati dalle potenze straniere (ad eccezione di Hong Kong e Macao). La Cina esercitava anche diritti tariffari indipendenti.

Quando le Nazioni Unite furono istituite nel 1945, la Cina divenne persino uno stato membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed fu riconosciuta dalla comunità internazionale come una delle cinque grandi potenze globali.

2. Prosperità economica

Il PCC si vanta anche dei suoi successi economici, sostenendo di aver liberato il potenziale della Cina e di aver trasformato il paese in una superpotenza economica.

Ma l’industrializzazione e l’urbanizzazione erano ben avviate prima che il PCC prendesse il potere. Nonostante guerre ripetute, le infrastrutture per le città moderne, i trasporti, le industrie, il commercio e la finanza erano create in gran parte del paese. Shanghai, ad esempio, era già una metropoli sofisticata negli anni Trenta, conosciuta come la Parigi d’Oriente.

I cittadini cinesi, compresi i contadini, godevano anche di pieni diritti di proprietà secondo il moderno sistema legale creato dal governo della Repubblica di Cina, così come il diritto di stabilire e gestire libere imprese.

Tutti questi risultati sono stati distrutti dal PCC, che ha confiscato la proprietà privata, eliminato intere classi di capitalisti urbani e proprietari terrieri rurali e sprecato opportunità di crescita economica per tre decenni, completamente perduti, prima di riportare la Cina a un’economia di semi-mercato negli anni Ottanta.

3. Sradicare la povertà

Il PCC e i suoi sostenitori si rallegrano particolarmente della loro affermazione che il partito ha «sollevato» centinaia di milioni di cinesi dalla povertà. All’inizio di quest’anno, infatti, il presidente Xi Jinping ha strombazzato una «vittoria completa» nell’obiettivo del PCC di sradicare la povertà rurale - un’iniziativa che alcuni analisti affermano non era conveniente o sostenibile.

Mentre è vero che la povertà assoluta è diminuita drasticamente negli ultimi decenni, va ricordato che le politiche fallite del PCC hanno condannato in primo luogo milioni di persone alla povertà.

Il PCC non dovrebbe mai essere perdonato per il crimine di aver ucciso fino a 45 milioni di persone attraverso la campagna del Grande Balzo in Avanti, che ha portato alla peggiore carestia provocata dall’uomo nella storia cinese.

E secondo diverse misurazioni della povertà ora utilizzate dalla Banca mondiale, ci sono ancora potenzialmente centinaia di milioni di cinesi che vivono ancora al di sotto della soglia di povertà.

4. Istituire una «democrazia popolare»

Il PCC rivendica l’istituzione di una «democrazia popolare» in Cina, o quella che Mao Zedong una volta descrisse come «democrazia per il popolo» e «dittatura per il nemico».

Ma in realtà, il partito ha istituito uno stato totalitario che ha interrotto la marcia della Cina verso la democrazia costituzionale.

La Repubblica di Cina è stata fondata nel 1912 ed è spesso indicata come la prima repubblica democratica in Asia. Aveva un sistema legale moderno, una vivace società civile, una stampa largamente libera e scuole e università autonome.

Nel 1928, il KMT unì la Cina con la forza e sostituì l’instabile democrazia multipartitica con una «democrazia di tutela», in cui il KMT monopolizzò il potere politico con la promessa che avrebbe fornito una guida alla popolazione per stabilire una democrazia completa.

Lo stato-partito autoritario del KMT iniziò il processo di democratizzazione dopo il 1946. L’anno successivo fu emanata una costituzione e nel 1947 e 1948 si tennero elezioni multipartitiche per il parlamento nazionale e la presidenza.

Il PCC ha posto fine a questi sviluppi politici. Sotto Xi, l’attuale leadership della linea dura mantiene la propria stretta sul potere conducendo una guerra totale contro i valori universali, soffocando la società civile cinese ed eliminando ogni opportunità di una trasformazione pacifica verso la democrazia costituzionale.

La recente repressione delle istituzioni democratiche a Hong Kong è un chiaro esempio di dove si stia dirigendo il Paese.

5. Socialismo e maggiore uguaglianza

Il PCC parla anche di portare il socialismo e una maggiore uguaglianza in Cina, ma ha creato il sistema di caste più brutale contro le Cinque Categorie Nere durante la Rivoluzione Culturale, che ha portato alla più spaventosa disuguaglianza.

Per tre decenni, dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, milioni di persone sono state classificate dal regime comunista come «proprietari terrieri», «contadini ricchi», «controrivoluzionari», «cattivi elementi» e «di destra». Queste persone venivano regolarmente separate per sessioni di lotta (una forma di umiliazione pubblica), rieducazione attraverso il lavoro, percosse e persino l’esecuzione. A molti dei loro figli è stata negata l’istruzione e l’impiego statale.

Inoltre, attraverso uno speciale sistema di registrazione delle famiglie durante gli anni di Mao, i contadini e i loro figli venivano registrati come residenti rurali. Sono stati permanentemente esclusi dal welfare statale, dal lavoro e dalle scuole nelle aree urbane.

Questo sistema di registrazione delle famiglie e il divario rurale-urbano hanno ancora gravi conseguenze per i residenti rurali e per i migranti nelle principali città.

Il regime comunista utilizza ancora oggi i «campi di rieducazione» nella regione dello Xinjiang come metodo per sradicare quelle che considera minacce al suo potere.

6. Proteggere la cultura cinese

Infine, il PCC pretende di rappresentare la cultura cinese al giorno d’oggi, ma ha sradicato la cultura tradizionale cinese molto tempo fa.

Durante gli anni di Mao, la nobiltà rurale e l’intellighenzia urbana – i principali difensori della cultura tradizionale cinese – furono eliminati o rimodellati secondo l’ideologia del partito-stato comunista.

Durante la Rivoluzione Culturale furono lanciate campagne per distruggere sistematicamente «i Quattro Vecchi» ritenuti indesiderabili, vale a dire vecchie idee, vecchia cultura, vecchie abitudini e vecchi costumi.

L’attuale promozione della cultura cinese da parte del partito-stato comunista non è altro che una mossa cinica per sfruttare ogni opportunità per promuovere il nazionalismo cinese come strumento per dare legittimità al regime.

Chongyi Feng - Associate Professor in China Studies, University of Technology Sydney