arbitro

L’arbitro

Me lo ricordo: era il decimo turno del campionato femminile e l’arbitro era venduto di sicuro. Figurarsi che ci annullò per fuorigioco un gol siglato su rigore. Be’, che devo dire? Come presidente della Pol. Dil. Cisternino, io certe cose non riesco a sopportarle; così nell’intervallo abbandonai le gradinate, per recarmi a protestare. Ma quando giunsi dinanzi allo spogliatoio riservato al direttore di gara, sentii provenire dall’interno una voce strana: non esito a definirla impomatata, tant’era declamatoria e goffamente impostata.

(elleci)
(elleci)

«Io sono uno e trino – ripeteva a ciclo continuo – Io sono Ugo e Rino, o meglio Gianlucandrea. E dal momento che studio canto lirico, i miei si bemolle suonano squillanti come un cellulare. Poi sono intelligente, si capisce, e ho una mente acuta come un do di petto o forse un fischietto. Adoro, va da sé, i cardellini gialli e rossi. Senza contare (ecco qualcosa di davvero notevole) che sono un falso nove o, più precisamente, un falso uno. Che intendo? Che la molteplicità mi rende singolare: non a caso sono il risultato genetico e bizzarro di un parto abnorme, che ha dato alla luce tre gemelli, uniti non per il braccio o magari un fianco, bensì per il corpo: il corpo intero. Io sono insomma tre siamesi (fratelli, non gatti!) coincidenti in tutto e per tutto e fusi alla perfezione l’uno nell’altro. Per questo convivono in me tre personalità differenti e simultanee, tre identità, tre anime. Ah, non mi stupisce per nulla che tutti o quasi mi scambino per schizofrenico oppure, con mio dolore, mi credano il Messia di ritorno».

Con la mano già chiusa a pugno e pronta a bussare energicamente, rimasi lì impalato ed impietrito per un paio di minuti. Dopodiché decisi di lasciarlo perdere il proposito di lamentarmi: il monologo delirante che avevo appena ascoltato, e ancora seguitava in tondo dietro la porta dello spogliatoio, mi convinse a girare i tacchi, per riguadagnare subito gli spalti (alquanto deserti) dello stadiolo parrocchiale.

II

No, non l’avevano comprato, realizzai: era solo un matto scatenato. E durante la ripresa mi toccò assistere alle follie peggiori: a tratti sospendeva la partita a tempo indeterminato e, con la schiuma spray dei calci piazzati, si metteva a disegnare sulla terra rossa e spelacchiata (scalpo di un campetto, una volta completamente ricoperto di verde) le sagome di angeli, santi, Immacolate Concezioni, dannati, demoni e Cristi morenti. Se una giocatrice osava avvicinarsi per chiedergli irritata: «Allora? Lo fa ricominciare l’incontro? E che palle! Grosse, sa? Pallone proprio!», lui la ammoniva urinandole davanti. E quando – per espellerne una troppo insistente, le esibì il sangue grondante della mano sinistra (com’è ovvio, se l’era ferita espressamente, percuotendone il palmo con la suola chiodata della scarpa, che si era sfilato un attimo prima) – i guardalinee, il quarto uomo e il giudice di porta lo afferrarono saldamente e lo trascinarono via. Nel frattempo lui si dibatteva, gridando a squarciagola: «Adesso che hai (p)ignorato ogni mia speranza, ti urlo: “Sei un Giuda traditore! Quello vero!”. E se mai ti vedessi splendere di gloria, qui a Gerusalemme, o predicare in piena Parusia, aggiungerei a tutta voce e tutta rabbia: “Io li confesso i miei peccati! Non so sacrificarmi per chi amo: che vuoi… non tutti i palmi riescono col buco! Ma tu? Tu spiegami una cosa: era dono per i figli, la tua croce, o solo un piercing alle mani, tanto per essere alla moda? No, guarda… non rispondermi nemmeno. Anzi fa’ il piacere di andartene all’istante: di toglierti, ed anche presto!, di ritorno”».

III

Seppi, giorni più tardi, che quell’arbitro era un autentico  poveraccio (nel senso di poveretto, naturalmente): aveva tentato la carriera tenorile, fallendo miseramente. Conoscere i musicisti migliori non gli era servito che a subire offese degradanti. Così adesso ce l’aveva col destino e di riflesso (condizionato?) con Dio in persona.

«Ormai gli montava dentro una forte pazzia da disperazione; per sfuggirle ha cercato ristoro nel calcio, l’altra sua passione – mi spiegò il segretario della Federazione Dilettanti – Però nemmeno questo lo ha aiutato molto. E dopo le escandescenze che hai visto domenica scorsa… lo hanno pure radiato».