«Apriamo una fase nuova di rinascita e rinnovamento»

«Apriamo
una fase nuova
di rinascita
e rinnovamento»

Il Sovrintendente Cristiano Chiarot racconta gli obiettivi del teatro veneziano

Il numero uno della Fenice delinea lo scenario dei prossimi anni per una grande impresa culturale attuale e moderna

VENEZIA – L’inaugurazione di una stagione lirica in Italia riveste significati specifici e conseguentemente rientra all’interno di una particolare fenomenologia cui i teatri che vogliono proseguire nella loro storia, aggiornandola, fanno bene ad aderire. Un tale appuntamento si carica di maggiore rilievo se coincide anche con l’inizio di una nuova fase di rinascita e rinnovamento, quale quella che La Fenice intende affrontare nel prossimo futuro.

Un teatro che vuol essere attuale e moderno, infatti, deve saper proporre ed affermare un proprio modello artistico e produttivo anche in tempi di crisi finanziaria. Così La Fenice intende ribadire il suo ruolo e modello di «Impresa», di impresa culturale produttrice di contenuti in grado di arricchire il panorama artistico.

È per questi motivi che, insieme al direttore artistico Fortunato Ortombina, dopo aver completato la definizione di una programmazione biennale, con una seconda inaugurazione già decisa, quella del 2013-2014, ci siamo a lungo soffermati su quale fosse il titolo migliore con cui aprire questo nuovo quadriennio, e il più adatto a trasmettere il nuovo spirito artistico e produttivo che è alla base del nostro lavoro. La ripresa di «Lou Salomé», accompagnata da una riflessione sulla figura di Giuseppe Sinopoli, era uno dei progetti pensati per le nostre future iniziative.

Dopo aver compiuto una prima ricognizione musicale e tecnica, fatto l’elenco dei non pochi problemi da affrontare e risolvere, abbiamo dunque deciso di inaugurare la stagione con l’unico titolo operistico di Sinopoli, poiché ci è sembrato di poter dare così al nostro Teatro, oltre che un’inaugurazione importante, una sintesi dei propositi sui quali si svilupperà l’attività futura.

Abbiamo così il modo di soffermarci sull’attualità stessa dell’opera, dal momento che questo lavoro utopico ci impone di guardare a questa antica e straordinaria forma di spettacolo dal vivo, l’opera in musica, con l’ottica dell’attualità proiettata verso il futuro, obiettivo su cui procederà La Fenice dei prossimi anni.

Ritengo sia questo uno dei tanti insegnamenti che ci ha lasciato Giuseppe Sinopoli, che era sì direttore d’orchestra, compositore e letterato, ma anche innovativo ed entusiasta organizzatore musicale. Perciò è forte in noi, in questa nuova rinascita, l’idea che l’opera troverà modo di rigenerarsi e di confrontarsi con la contemporaneità, riproponendo la propria modernità. E’ su queste basi che si è sviluppata la decisione di riallestire «Lou Salomé», con questo omaggio a Sinopoli che racchiude anche il desiderio, da parte nostra, di un simbolico risarcimento da parte di un Teatro che non sempre ne ha saputo cogliere il rilievo e il valore.

Nella realizzazione di quest’opera aperta, sono state impiegate anzitutto tutte le forze del Teatro La Fenice. È stato necessario un ampio lavoro preparatorio per ricostruire la documentazione della prima rappresentazione, entrare nel merito dei tanti aspetti musicali, scenici e drammaturgici di un lavoro monumentale, sviluppando riflessioni, indagini e analisi emozionanti quanto lo sarà l’esecuzione stessa.

Molti altri hanno collaborato alla buona riuscita dell’impresa: fra essi, ringrazio in particolare lo Iuav, facoltà di design e arti, con i suoi entusiasti allievi e gli appassionati tutors Luca Ronconi, Franco Ripa di Meana, Margherita Palli, Gabriele Mayer e Claudio Coloretti, e Casa Ricordi. Un ringraziamento sentito a Silvia Cappellini Sinopoli, che ha sorretto con fervore e passione questa avventura consentendoci, con il suo aiuto e supporto, di realizzare questa importante impresa.

° Cristiano Chiarot è Sovrintendente della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia