Un bel cocktail alla coca

Un bel cocktail alla coca

Il Vin Tonique di Angelo Mariani e il French Wine di John Pemberton

La cocaina, agli albori della sua storia occidentale popolarmente conosciuta come Charlie o Polvere da marcia colombiana, è oggi una sostanza illecita in molte parti del mondo (quasi tutte), ma non era così poco più di un secolo fa, anzi. Alcuni intraprendenti ciarlatani desideravano commercializzare le sue proprietà medicinali, e trarne buon profitto. Era la moda dei vini tonici alla cocaina, molto più accattivanti dei comuni amari d’erbe prodotti da monaci e suore (con l’eccezione di qualche ingegnoso nobiluomo o inventivo farmacista) e progenitori di bibite oggi innocue ma vendutissime.

Pubblicità del Vin Marini (litografia di Jules Chéret, 1894; fonte: en.wikipedia.org).
Pubblicità del Vin Marini (litografia di Jules Chéret, 1894; fonte: en.wikipedia.org).
Martin Fone, Fifty scams and hoaxes.
Martin Fone, Fifty scams and hoaxes (vedi Collegamenti).

FRIMLEY - La prima metà del nostro diabolico duo è Angelo Mariani, un chimico francese, che all’inizio degli anni Sessanta dell’Ottocento era affascinato dalla coca e dai suoi effetti. Nel 1863 aveva inventato una bevanda che si chiamava Vin Mariani o per darle il suo titolo completo, Vin Tonique Mariani (à la Coca du Perou). Un mix di vino bordolese e foglie di coca, in cui l’alcol etilico aveva il compito di estrarre la cocaina dalle foglie. Doveva essere un cocktail veramente inebriante in quanto conteneva circa diciotto milligrammi di cocaina per bicchiere di vino da bar (un centilitro). Le colorate pubblicità, spesso caratterizzate da ragazze che ballano mentre sorseggiano la tintura rossa da un bicchiere, vantavano il ripristino immediato di salute, energia, forza e vitalità. E più tardi, fatalità, più sobriamente anche contro l’influenza.

Si vendeva liberamente e benissimo. L’elenco dei suoi appassionati includeva il buono, l’ottimo, e l’illustre. La regina Vittoria ne era avidamente incline; come pure i papi Leone XIII e Pio X (santo dal 1954). Papa Leone ( tra l’altro autore della famosa enciclica Rerum Novarum) arrivò persino a conferire a Mariani la medaglia d’oro del Vaticano, orgogliosamente mostrata nelle pubblicità del vin tonico. L’influsso papale ebbe evidentemente un impatto diverso in quei tempi più innocenti; e fu un vantaggio per le vendite nei paesi cattolici. L’inventore Thomas Edison affermò, non a torto visti gli ingredienti, che lo «aiutava a rimanere sveglio più a lungo» e Ulysses S. Grant (il generale nordista vincitore della Guerra di Secessione, e diciottesimo presidente USA) lo trovava utile per scrivere le sue memorie. Un sentimento prontamente compreso da tutti coloro che siano abbastanza sfortunati da leggerle.

Nel tentativo di inserirsi nel grande mercato delle esportazioni, Mariani aumentò il contenuto di cocaina a circa 22 milligrammi per centilitro per competere con alcune delle bevande a base di cocaina già disponibili negli Stati Uniti.

E qui entra in gioco il nostro altro ciarlatano, l’ex colonnello confederato John Pemberton. Dipendente dalla morfina usata per alleviare il dolore delle ferite subite durante la guerra civile, Pemberton desiderava trovare un’alternativa all’oppioide. Quasi certamente ispirato alla tintura di Mariani, Pemberton sviluppò il suo prototipo di bevanda, registrato nel 1885 come French Wine Coca Nerve Tonic, presso la Eagle Drug and Chemical House di Columbus in Georgia.

Il tempismo è tutto e nel 1886 lo stato della Georgia approvò una legislazione proibizionista che, si potrebbe pensare, avrebbe suonato la campana a morto per la bevanda di Pemberton. Ma non fu così: Pemberton  semplicemente rimosse il contenuto alcolico dalla sua bevanda e la rilanciò come Coca-cola. Veniva distribuito nei chioschi delle bibite a cinque centesimi al bicchiere ed era commercializzato come medicinale brevettato. I primi annunci dichiaravano che avrebbe curato, tra le altre cose, la dipendenza da morfina, la dispepsia, la nevrastenia, il mal di testa e l’impotenza. La pozione di Pemberton guadagnò sulla convinzione statunitense che l’acqua gassata facesse bene comunque alla salute.

La coca-cola fu ampiamente e massicciamente commercializzata con tecniche di marketing aggressivo. Nel 1888 furono stampati e distribuiti biglietti che davano diritto al portatore di avere gratis un bicchiere di Coca-cola in qualsiasi chiosco autorizzato. A tutto il 1913, furono riscattati otto milioni e mezzo di biglietti. Il prodotto era sulla buona strada per il dominio globale.

La coca-cola, ovviamente decocainizzata, è oggi una delle bevande gassate leader nel mondo ed è affascinante notare che deve le sue origini a una bevanda alcolica a base di cocaina, sviluppata in Francia e promossa dal Vaticano. Oggi è purtroppo meglio conosciuta per il suo contributo all’obesità e alla carie e per la sua sorprendente capacità di pulire i gioielli. Ma questa è un’altra storia.