Dodici gin per Natale

Dodici gin per Natale

Rassegna di distillati belli e buoni

Se volete far bella figura regalando (o regalandovi) un ottimo gin, ecco qua una bella dozzina di deliziosi distillati elegantemente imbottigliati da ogni parte del globo terraqueo, pronti a rincuorarvi per le prossime ricorrenze natalizie (che ne abbiamo tutti proprio bisogno) con una bella apparenza e una ancor migliore sostanza.

 

Babbo Natale Cin Cin (reinterpretazione da Thomas Nast, 1881).
Babbo Natale Cin Cin (reinterpretazione da Thomas Nast, 1881).

FRIMSLEY - Per un distillatore che abbia intenzione di tuffarsi nel gran mar del Ginaissance, o che già ci stia nuotando, è fondamentale essere in grado di distinguersi da tutti gli altri. Un messaggio di marketing brillante e incisivo (magari con un passato bizzarro, come già abbiamo visto altre volte) aiuta sicuramente. La forma e il design della bottiglia sono un altro argomento molto importante. Dopotutto, questa è la prima cosa che si nota di un gin sullo scaffale. Un design attraente o insolito può attirare l’attenzione a colpo d’occhio.

Sembra ovvio che chi non progetta una bottiglia accattivante, probabilmente non riesce a distinguersi. Ma si potrebbe sostenere che, in un oceano di distinzioni, una bottiglia semplice e opaca apparirà decisamente insolita sullo scaffale. E comunque si deve sempre considerare l’impatto sul prezzo complessivo del design e della produzione di una bottiglia insolita.

Come si vede, c’è molto da considerare sull’apparenza di una bottiglia di gin. Ma non si può sfuggire al fatto che ci sono alcune bellissime bottiglie in giro. Chi di voi ha seguito questi articoli si sarà ormai reso conto che mi prendo del tempo in una recensione per considerare il design e l’estetica delle bottiglie, e la loro etichettatura. Trovo che sia parte importantissima dell’esperienza complessiva. Qui di seguito, in nessun ordine particolare, come si dice in tutti i buoni reality show, ci sono alcuni dei miei preferiti.

Per l’eleganza, la semplicità e il blasone ereditario, una bottiglia di Plymouth Gin è imbattibile. Il vetro è di un bel verde chiaro trasparente, con impresso in rilievo il nome della distilleria e l’anno di fondazione (1793), sormontato da un tappo a vite color rame. E il gin è superbo.

Invece mi sono così infatuato della bottiglia bianca con disegni floreali in nero (in cui è contenuto il gin francese Generous Gin) che essa è ancora in bella vista sul mio scaffale, anche se (ahimè) il suo contenuto è sparito da tempo.

Penso anche che la classica forma da bottiglia di vino (scelta per l’ottimo Gin Portobello Road No 171, uno dei miei gin preferiti in assoluto) aggiunga sicuramente un po’ di vivace slancio alla collezione. Stile simile anche per il Crawshay Welsh Dry Gin (la cui distilleria a Hensol Castle mi divertirò a visitare non appena potrò attraversare in sicurezza il Severn per sconfinare in Galles): con una forma leggermente più allungata e in un verde quasi fluorescente.

Un vero colpo di fulmine è ciò che vi dà la bellissima bottiglia cilindrica, di un blu azzurro pallido (glauco o ceruleo, si diceva un tempo) del Silent Pool, con incisi in oro i motivi stilizzati di alcuni dei fiori e delle essenze botaniche della composizione. Il cinico che è in me teme sempre che maggiore è lo sforzo applicato all’apparenza, più deludente sarà la sostanza. Le mie paure in questa occasione erano infondate. Il gin era buono proprio come è bella la bottiglia.

Per la gamma City of London (un po’ di nostalgia britannica non guasta) adoro il Christopher Wren Gin, contenuto in una bottiglia con la cupola della cattedrale di San Paolo che arriva fino al collo: una bella forma per un ottimo gin.

Non è affatto necessario che le bottiglie debbano essere rotonde; e c’è indubbiamente qualcosa di distintivo in una forma geometrica. Soprattutto quando è in armonia con il prodotto stesso. Il No 3 London Dry Gin di Berry Bros & Rudd si trova in una caratteristica bottiglia triangolare verde chiaro; mentre il New Zealand Scapegrace Premium Dry Gin è in una bottiglia quadrata. Lo splendido Caorunn Small Batch Scottish Gin è in una bottiglia pentagonale, che rappresenta idealmente le principali essenze botaniche scozzesi (Heather, Rowan Berry, Dandelion, Bog Myrtle e Couls Blush Apple). Il giapponese Roku Gin (roku vuol dire proprio sei) è in una bottiglia esagonale: ogni lato rappresenta uno dei sei prodotti botanici giapponesi tradizionali che entrano nella miscela.

Essendo anche un fanatico dell’etichette in metallo, non posso non menzionare lo spagnolo Puerto de Indias Sevillian Premium Gin che usa un dodecagono in ottone con un effetto particolarmente buono (c’è anche una versione Strawberry, alle fragole selvatiche dell’Andalusia, tutta rosa con etichetta in peltro; che devo ancora assaggiare ma che conclude alla perfezione la rassegna).

Le bottiglie di gin sono davvero disponibili in tutte le forme e dimensioni: e per fortuna esiste il commercio elettronico.

Salute e auguri!