Welcome to Zombezia

Welcome to Zombezia

La prima città al mondo travolta dal Morbo dell’Imprenditore Affarista

La cosa che sconvolge di più, negli ultimi anni, qua nella città di Mestre-Venezia è la diffusione di questo morbo zombificante, i nostri morti viventi lagunari hanno un argomento che ripetono ossessivamente non più: «Brains… brains…» («cervelli… cervelli…») come le famose creature del genere horror, ma «Scheiiii… scheiii…».

I nostri Zombie locali sembrano in grado di vedere, percepire, desiderare e discutere soltanto business, economie, bilanci, visto che qui i cervelli (da mangiare e non) paiono scarseggiare da molto tempo.

Si tratta di un morbo dilagante, basta aprire un giornale, sintonizzarsi su un tg locale o semplicemente parlare con qualcuno già infettato da questo morbo pandemico e per rischiare di contrarlo.

Welcome to Zombezia (fonte: ilridotto.info).
Welcome to Zombezia (fonte: ilridotto.info).

VENEZIA - A nulla servono le resistenze immunitarie, tutti sono in pericolo. I primi sintomi si manifestano quasi da subito, l’infettato comincerà a provare una grande stima per degli imprenditori locali e comincerà ad imitarli come può, anche senza capire le reali dinamiche dell’economia di sistema. In seguito il morbo prende il sopravvento in un crescendo inarrestabile, si passa da semplici discussioni ad un’arrogante cieca venerazione dei vari guru imprenditori locali.

Più dilaga il morbo, più vittime crea, ormai quasi nulla si è salvato, educazione, sanità, trasporti, teatri, assistenze sociali e alla fine anche i musei.

Il morbo riduce ogni discorso culturale come arte, teatro, ricerca ad una mera questione di profitto e bilanci, contagiando anche quelli creduti immuni, come le onlus e le organizzazioni senza scopo di lucro.

Le fondazioni culturali statali non a scopo di lucro non sono fatte per generare flussi economici ma per creare una ben diversa ricchezza molto più importante: una ricchezza che è stata riconosciuta come fondamentale, perché alla base di ogni civiltà evoluta e necessaria per lo sviluppo futuro.

È una ricchezza che ci determina, che ci ispira a migliorare, che porta innovazione, creazione e progresso è talmente importante che lo stato fornisce, a fondo perduto (ovvero non si aspetta che vengano rimborsati) e dedicati (non spendibili per altre cose) ingenti somme per il suo mantenimento e la sua continuità. Parliamo di servizi, di lavoro di ricerca, catalogazione  e conservazione dei beni culturali e molto altro.

Ma in questa palude zombie si mercifica anche ciò che per definizione non ha scopo lucrativo e che ha degli obblighi di legge di arrivare a fine anno con un bilancio uguale a zero, dove, per semplificare, se entrano dieci, cento, o centomila euro deve essere spesa/investita una somma analoga.

Piacerebbe dire che  il Morbo impara e si adatta, ma sarebbe un passaggio evolutivo migliorativo, purtroppo qui si parla di un morbo dove la stupidità è fondamentale, quindi semplicemente ha aspettato che fossero quasi tutti infetti per poi innescare il discorso imprenditoriale sul risparmio di spese essenzialmente inutili.

Il morbo insinua che queste attività sono marginali e non interessano a nessuno, le riduce al livello di mere attrazioni turistiche e l’importante è solo fatturare, vendere biglietti e che è meglio non spendere i soldi (come se i soldi fossero non fossero dedicati e si e potesse usarli  e spenderli per altro) Alla parola soldi tutti gli zombie iniziano a grugnire in coro a ripetere e annuire: «Scheiiii scheiii».

Così, il fatto che i musei, le fondazioni e le associazioni culturali siano un’importante fonte di produzione e distribuzione culturale e che essi siano parte integrante del tessuto sociale, una risorsa al servizio del cittadino custodi del patrimonio identitario della città, sia del passato che del futuro, diventa completamente secondario.
La risposta degli zombie rimarrà sempre la stessa: «Schei».

Quindi teniamoci pure i soldi dello stato e i fondi pubblici ben al sicuro in tasca che non si sa mai, magari si scordano di averceli dati, e magari ce ne danno altri.

Stiamo tutti a casa in cassa integrazione al 100%, con i servizi essenziali bloccati. Tanto chi te lo fa fare di andare a catalogare reperti e documenti vecchi e ritriti? Chi ti spinge a prenderti cura di opere d’arte tenute rigorosamente al freddo e all’umido?
Meglio stare a casa e vantarsi di avere risparmiato dei soldi, non nostri, cosi da fare bella figura e magari vincere un’altra tornata elettorale.

È per oggi è tutto Dalla Serenissima Repubblica di Zombezia.