Imperator non porta pene

Imperator non porta pene

O quasi

Nuove sconcertanti rivelazioni nel bicentenario della scomparsa di Napoleone Bonaparte: il grande Imperatore ce l’aveva piccolo. 4,5 centimetri a riposo (come il dito di un bambino), 6,1 in erezione. Questo non gli impedì di avere numerose amanti e di soddisfarle tutte. L’avventurosa storia del pene di Napoleone, evirato in circostanze misteriose, venduto dall’abate di S.Elena che era il suo cappellano, e comperato e rivenduto più volte da studiosi, collezionisti e nostalgici di tutto il mondo.

Napoleone visto da Francois Cavanna (Les Aventures de Napoleon, Charlie Hebdo 2002).
Napoleone visto da Francois Cavanna (Les Aventures de Napoleon, Charlie Hebdo 2002).

NAPOLEONIA – Pensavamo di non doverci più occupare di Napoleone Bonaparte dopo Napoleon, Napoleon, Napoleon di lunedì scorso e I Misteri di Porto Longone di fine aprile. Il bicentenario della sua scomparsa continua invece a regalarci una sorpresa dopo l’altra.

Come si addice, in fondo, ai grandi personaggi della storia. L’ultima rivelazione, che ci impone di tornare prepotentemente su questa figura leggendaria, è di questi giorni, con un articolo su Il Fatto Quotidiano, che alza il velo su uno dei più inquietanti misteri della storia: il grande Imperatore ce l’aveva piccolo, appena 4,5 centimetri a riposo, 6,1 in erezione.

Lo scrittore Tony Perrottet, autore del libro Napoleon’s Privates, uno dei pochissimi ad averlo visto di persona (il pene, non l’Imperatore), lo definisce «piuttosto raggrinzito» e «molto piccolo, come il dito di un bambino». La qual cosa un po’ ci sorprende e un po’ ci fa sorridere, ma soprattutto ci conforta, perché dimostra, casomai ce ne fosse ancora il bisogno, che non sono le dimensioni a fare la qualità, e che si può avere una vita amorosa felicissima pur avendolo piccolo piccolo. Napoleone infatti, che aveva un’attività sessuale frenetica (era un bulimico feticista olfattivo, secondo lo studioso Francesco Ceccamea, che ricorda come avvisasse Giuseppina tornando a casa: «arrivo, smettila di lavarti»), ebbe moltissime amanti, e pare che riuscisse a soddisfarle tutte egregiamente, a dispetto di quel suo pistolino assai minuscolo.

Stupisce, piuttosto, la contraddizione: è noto che in natura al pollice verticale si accompagna l’indice orizzontale, che sta ad indicare inequivocabilmente che l’uomo piccolo normalmente ce l’ha grande (basta vedere quel che si dice intorno ai nani), e Napoleone era bassino di statura, 1,68 appena, quindi per la legge non detta del contrappasso avrebbe dovuto averlo possente come quello degli africani anziché miserello come quello dei cinesi. In ogni caso, la rivelazione de Il Fatto non è propriamente una novità assoluta, del pene piccolo di Napoleone si continua a parlare, sia pure a momenti alterni, da duecento anni: le ultime volte una decina di anni fa sul blog Sdangher, nel 2015 su Il Giornale, e in modo accurato sull’ottimo blog di Ivan Lenzi, Bizzarro Bazar, dove  la storia del gioiellino di Napoleone viene ricostruita nei dettagli.

Già. Perché se un pene di Napoleone si aggira ancora oggi per l’Europa e per gli States, da qualche parte dovrà pure essere arrivato. Dicono insomma che, sempre ammesso che quel pene sia davvero il suo (qualche dubbio, scusate, consentiteci di averlo), Napoleone sia stato evirato, e che il fatto (o il fattaccio) sia avvenuto, presumibilmente dopo la sua morte, durante l’autopsia compiuta sull’isola di Sant’Elena dal suo medico personale, Francesco Carlo Antonmarchi, che per motivi di studio avrebbe asportato il cuore e lo stomaco malato dell’Imperatore, e fatto il calco del suo volto. Fin qui niente da dire. Ma perché tagliargli l’uccellino?

In proposito mancano certezze. Ci sono solo ipotesi. La prima è per vendetta. Il medico si sarebbe vendicato dei maltrattamenti che aveva dovuto subire negli ultimi anni da parte dell’irascibile Imperatore. La seconda è per denaro. Essendo un uomo gretto e avido – almeno così si raccontava – aveva pensato di trarne profitto rivendendolo a qualche collezionista nostalgico. Trentuno anni dopo la morte di Napoleone, nel 1852, venne fuori un’altra verità. Il Mamelucco Alì, fedelissimo valletto dell’Imperatore, che in realtà era un soldato francese – il suo vero nome era Louis Etienne Saint-Denis – pubblicò un memoriale sulla Revue des Mondes, in cui sosteneva che era stato lui a evirare Napoleone, con la complicità del cappellano dell’Imperatore, l’abate Angelo Paolo Vignali. I motivi: la rivincita del servo sul padrone, nel caso di Alì, e lo sfregio dell’abate, nel caso di Vignali, che Napoleone soleva deridere per la scarsa virilità oltre che per certe attitudini che giudicava (questo valeva anche per Alì) poco ortodosse.

Come fu come non fu, il napoleonico pene restò saldamente nelle mani dell’abate, e poi della sua famiglia, insieme ad altre reliquie dell’Imperatore, ciocche di capelli, occhiali, pantaloni, libri e documenti. Finché non decisero di venderlo. Era il 1916. Andò all’asta con la dicitura «tendine mummificato», fu comperato da una libreria antiquaria di Londra, la Maggs, che qualche anno dopo lo rivendette a un collezionista di Filadelfia, Abrahm Simon Wolf Rosenbach, che nel 1927 lo espose per la prima volta in pubblico al museo di arte francese di New York. Tiepidi i commenti. I cronisti dell’epoca parlarono di «un’anguilla avvizzita» e «una striscetta malmessa di cuoio per lacci da scarpe».

Nel 1972 il napoleonico pene cambiò ancora di mano. Stavolta, per una cifra modesta (quattromila dollari, ne volevano centomila), finì in quelle di un urologo della Columbia University, John K. Lattimer (che lo lasciò agli eredi che lo detengono tuttora), il quale, da vero esperto del ramo, decise di studiarlo in modo approfondito. E così fece. Il risultato delle sue lunghe ricerche fu questo: il pene di Napoleone Bonaparte misurava la miseria di 4,5 centimetri a riposo (come il dito di un bambino, appunto) e la tristezza di 6,1 in erezione. Ora, pur faticando a immaginare attraverso quali marchingegni sia stato possibile procurare un’erezione, sia pure modesta, in un pene defunto da duecento anni, la sorpresa di constatare che il grande Nappa, come affettuosamente lo chiamavano le ragazze di un bordello di Montecatini che amava frequentare nel tempo libero, ce l’aveva piccolo, resta intatta. E la celebrazione del suo minuscolo pene non fa che ringalluzzire la sua straordinaria leggenda.

LA PAGELLA
Il pene di Napoleone Bonaparte. Voto: ng (fa tenerezza)
Il Fatto Quotidiano. Voto: 7
Tony Perrottet. Voto: 7,5
Francesco Ceccamea. Voto: 6,5
Ivan Lenzi. Voto: 8
Francesco Carlo Antonmarchi. Voto: 5
Angelo Paolo Vignali. Voto: 4
Louis Etienne Saint Denis. Voto: 5
Abraham Simon Wolf  Rosenbach. Voto: 7
John K. Lattimer. Voto: 7,5
Le ragazze del bordello di Montecatini. Voto: 8,5