Non aspettiamoci miracoli

Non aspettiamoci miracoli

Dieci buone ragioni per essere realisti sul vaccino anti Covid-19

Grandi speranze per un vaccino contro il Covid-19. Ma come spesso succede, le speranze si tramutano inspiegabilmente in certezze, alimentate dalla scarsa conoscenza dei fatti reali, spesso molto al di sotto delle aspettative. Ecco un ottimo articolo dalla versione spagnola della rivista online The Conversation per affrontare con cautela il prossimo futuro.

14 maggio 1796: Edward Jenner (1749 – 1823) pratica la prima vaccinazione della storia su  James Phipps, un bimbo di otto anni (fonte: en.wikipedia.org).
14 maggio 1796: Edward Jenner (1749 – 1823) pratica la prima vaccinazione della storia su James Phipps, un bimbo di otto anni (fonte: en.wikipedia.org).

COSMOPOLI (trad. e adatt. l.c.) - «Vedrai che adesso trovano il vaccino e la facciamo finita una volta per tutte» è una delle consolazioni più ripetute dall’inizio della pandemia. Siamo tutti stanchi di vivere nella paura e di non poter riprendere la vita di prima. Così, la scoperta di un vaccino contro il Covid-19 che metta fine alla crisi è una speranza che migliaia di persone sognano.

A oggi ci sono più di centocinquanta vaccini candidati in fase di sviluppo nel mondo: è possibile che uno di questi apparirà abbastanza efficace nel fermare le infezioni. Anche solo in parte.

Ma, nonostante ci siano segnali che inducono a un ragionevole ottimismo, non ci sono garanzie che nel prossimo futuro si trovi un vaccino in grado di fermare la pandemia.

Perciò considerare tutti gli scenari possibili (vaccini più o meno efficaci) e preparare un piano d’emergenza in cui non c’è alcun vaccino disponibile è un necessario esercizio di responsabilità e trasparenza.

Sfortunatamente, se c’è una cosa di cui possiamo essere quasi sicuri in questa pandemia, è che questo coronavirus è arrivato per restare.

Creare la falsa speranza che a breve avremo un vaccino, o un trattamento efficace, contro il COVID-19 può essere un’arma a doppio taglio: potrebbe causare una grande delusione se le aspettative non vengono soddisfatte. Gli annunci che assicurano che avremo un vaccino già quest’anno possono suscitare diffidenza e rassegnazione nella popolazione se alla fine le scadenze promesse non vengono rispettate.

Dall’altra parte, un eccesso di fiducioso ottimismo potrebbe creare un senso di falsa sicurezza e portare pericolosamente ad un allentamento delle misure di prevenzione e controllo del virus che si sono dimostrate efficaci nel prevenirne la diffusione.

Non c’è dubbio che i vaccini siano uno dei grandi progressi nella storia umana e il modo migliore per prevenire e ridurre le malattie infettive. In effetti, l’Organizzazione mondiale della sanità stima che prevengano da due a tre milioni di morti all’anno.

Grazie ai vaccini, è stata debellata una malattia mortale come il vaiolo e una malattia temuta e contagiosa come la poliomielite è  sull’orlo dell’estinzione. Non sorprende che quando sentiamo la parola vaccino pensiamo che sarà la soluzione perfetta contro il Covid-19.

Un vaccino potrebbe essere definito come «qualsiasi preparato destinato a generare immunità contro una malattia stimolando la produzione di anticorpi». Sulla carta, sviluppare un candidato sembra qualcosa di semplice, ma quando si tratta di metterlo in pratica è un processo molto più complesso.

Lo sviluppo di vaccini presenta molte sfide per renderli sicuri ed efficaci, e questo caso non fa eccezione. Pertanto, è importante conoscere i limiti e le problemi che si possono incontrare nella preparazione di un vaccino per non cadere in un’eccessiva fiducia nella sua efficacia e nei tempi di consegna.

Questi sono dieci dei tanti motivi per cui dobbiamo essere realistici e non aspettarci che appaia un vaccino miracoloso che ci libererà immediatamente da questa pandemia.


1. La fretta non fa bene

Il normale processo per preparare un vaccino è compreso tra dieci e quindici anni. Non ci si può aspettare di averne uno perfetto in meno di un anno, e che ci permetta di tornare automaticamente alla nostra vita precedente.

Per esempio, l’accorciamento a pochi mesi che stiamo vedendo nella fase di ricerca preclinica (in cui il vaccino viene studiato nelle colture cellulari e negli animali) è insolita; ed è effetto evidente dell’urgenza di trovare il vaccino.

2. Deve proteggere negli esseri umani

È facile a dirsi: ma è qui che la maggior parte dei candidati spesso fallisce. Un vaccino può essere molto ben progettato, sicuro, protettivo al cento per cento nei modelli animali e indurre una forte risposta immunitaria e anticorpi neutralizzanti, ma offre un livello di protezione molto più basso del previsto quando testato sull’uomo.

3. Volere non è sempre potere

Nel 1984, quando il virus dell’immunodeficienza umana (HIV) fu identificato come responsabile della pandemia di AIDS, il Segretario della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti dichiarò che il vaccino sarebbe stato disponibile entro due anni. Oggi, trentasei anni dopo, non esiste ancora il vaccino.

Lo sviluppo di vaccini non sempre funziona. Sebbene confrontare l’HIV con questo nuovo coronavirus non sia proprio corretto perché sono molto diversi tra loro, ci sono momenti in cui - non importa quanto ci si impegni - non si riesce a trovare un modo per sviluppare un vaccino efficace.

In effetti, sebbene ci siano buoni vaccini candidati con risultati promettenti nei modelli animali, non è ancora disponibile alcun vaccino per nessuno degli altri coronavirus che colpiscono gli esseri umani (con banali raffreddori o pericolose polmoniti come la SARS o la MERS; n.d.t.).

Le ragioni sono molteplici, dalla mancanza di interesse commerciale all’osservazione di effetti negativi nei diversi studi. La buona notizia è che sono disponibili vaccini contro diversi coronavirus che infettano gli animali (bovini, suini, uccelli, polli; n.d.t.).

4. Effetti avversi

I vaccini, come qualsiasi medicinale, possono causare effetti collaterali. Uno dei principali problemi affrontati dai ricercatori è il potenziamento dell’infezione dipendente da anticorpi, meglio nota come ADE (acronimo di Antibody-dependent enhancement; n.d.t.).

È una reazione indesiderata in cui la generazione di anticorpi contro un agente infettivo, ad esempio quando si usa un vaccino, provoca sintomi molto peggiori. Ciò provoca un aumento degli effetti della malattia in caso di infezione da virus.

I meccanismi dell’ADE sono ancora molto poco conosciuti e la buona notizia è che è piuttosto raro. È stato descritto contro il virus respiratorio sinciziale e il virus dengue. La cattiva notizia è che è stato descritto anche in altri coronavirus, come il virus della peritonite infettiva felina e coronavirus che infettano gli esseri umani, come quelli responsabili della SARS e della MERS.

Pertanto, la possibilità che si verifichi un ADE è una preoccupazione reale e viene attivamente valutata nelle varie fasi di sviluppo del vaccino. Principalmente nella fase 3, a cui  partecipa un numero considerevole di volontari.

5. Produzione su larga scala

Una delle principali sfide che dovremo affrontare, se si otterrà un vaccino efficace contro il coronavirus, sarà la sua produzione in serie su larga scala in modo da raggiungere la maggior parte possibile della popolazione mondiale.

Stiamo parlando di produrre miliardi di dosi. Ciò senza tener conto del fatto che molti dei vaccini in studio richiedono due dosi per individuo. Inoltre, un altro problema da considerare è come produrre in massa dosi sufficienti senza influire sulla produzione di altri importanti vaccini.

6. Distribuzione del vaccino

Immaginiamo che un vaccino efficace contro SARS-CoV-2 sia sviluppato e prodotto su larga scala. Il successivo problema è la consegna efficiente a miliardi di persone nel mondo. È inutile avere un vaccino se non raggiunge l’utente finale.

Il raggiungimento di una distribuzione mondiale efficiente pone sfide logistiche significative. Le aziende produttrici di vaccini, i governi di diversi paesi e le società di trasporto dovrebbero collaborare e concordare.

In generale, la maggior parte dei vaccini deve essere conservata in frigorifero a una temperatura compresa tra 2 °C e 8 °C. Per questo motivo, una delle principali sfide da superare sarebbe quella di non interrompere la catena del freddo. Questo problema potrebbe aggravarsi, perché ci sono vaccini candidati che richiedono una catena del freddo ultra con temperature prossime a -70 °C.

7. L’immunità naturale sembra di breve durata

Da mesi circolano annunci di possibili reinfezioni da diverse parti del mondo. Oggi è un dato di fatto che le persone che hanno avuto la malattia possono essere nuovamente infettate. Questo è relativamente comune nelle malattie infettive. In realtà, non esiste una malattia virale respiratoria descritta in medicina in cui non si verifichino reinfezioni.

Una possibile spiegazione potrebbe essere che, come per altri coronavirus che infettano l’uomo, la presenza di anticorpi scompare gradualmente nel corso di alcuni mesi dopo l’infezione.

Il problema principale con le reinfezioni è che, nonostante il fatto che i vaccini sviluppino solitamente una risposta immunitaria più forte rispetto all’infezione naturale, i risultati attesi non sarebbero i migliori se fosse già noto in anticipo che l’immunità naturale è di breve durata.

Anche se resta da vedere il ruolo svolto dalla risposta cellulare nelle vaccinazioni e la sua rilevanza nella protezione dalle infezioni, tutto sembra indicare che molto probabilmente sarebbe necessario rivaccinarsi di tanto in tanto.

8. L’età è importante

Una sfida per questo vaccino è che gli anziani sono più suscettibili alle infezioni e presentano un rischio particolarmente elevato di malattie gravi o fatali.

Pertanto, proteggere gli adulti di età superiore ai sessanta anni dal Covid-19 è uno degli obiettivi più importanti dei ricercatori. Il problema principale è che, invecchiando, il nostro sistema immunitario diventa meno efficiente e i vaccini sono meno efficaci.

9. Tecnologia troppo recente

La maggior parte dei vaccini che utilizziamo prevede l’iniezione di un virus indebolito e inattivato o semplicemente di componenti del virus che vengono prodotti e purificati in laboratorio.

Tuttavia, molti dei vaccini candidati attualmente testati sugli esseri umani si basano su tecnologie genetiche relativamente recenti. Sono conosciuti come vaccini genetici, che possono essere DNA o RNA.

In questo caso, invece di inoculare interi virus o subunità del virus per indurre una risposta immunitaria come fanno i vaccini tradizionali, l’idea è che il nostro corpo produca la proteina del virus.

Per fare ciò, si inietterebbe direttamente la parte del codice genetico virale che contiene le istruzioni per produrre la proteina di interesse. Infine, le nostre cellule produrrebbero questa proteina allertando il sistema immunitario.

I vaccini genetici hanno molti vantaggi. Ad esempio, costi inferiori e la necessità di un’infrastruttura di produzione molto più piccola. Il problema principale è che finora nessuno è stato commercializzato per l’uomo, quindi la loro efficacia deve ancora essere verificata.

10. Protezione? Sì, ma parziale

Tutto sembra indicare che, nel caso di un candidato vincente, i primi vaccini proteggerebbero parzialmente dalle infezioni, l’immunità sarebbe di breve durata e non funzionerebbe per tutti.

Tuttavia, è sempre meglio avere un vaccino parzialmente funzionante che non averne nessuno. Sarebbe molto utile proteggere una parte della popolazione e ridurre il crescente tasso di infezioni. Inoltre, avendo così tanti candidati diversi in fase di sviluppo, è possibile che obiettivi diversi possano essere raggiunti.

D’altra parte, è possibile che in un futuro più lontano verranno sviluppati vaccini più complessi che ottengono risultati migliori.

Rispettiamo le misure di protezione

In breve, mentre lo sforzo senza precedenti per la ricerca di un vaccino contro il Covid-19 e i risultati preliminari fin qui ottenuti possono invitare all’ottimismo, la realtà può essere molto diversa. Pertanto, è necessario evitare di cadere in un eccesso di fiducia e contemplare comunque tutti gli scenari possibili.

Infine, è importante ricordare che fino alla scomparsa della pandemia, è di vitale importanza rispettare le misure di protezione della salute di base che funzionano davvero per prevenire le infezioni:

  1.     Uso corretto della maschera.
  2.     Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone.
  3.     Mantenere le distanze sociali.