missile grossissimo

Ce l’ho più grosso di tutti

E mi viene da piangere

Siccome che sono tutti impegnati con la pandemia e i le meraviglie che fanno i presidenti delle grosse nazioni (uno ha preparato un altro vaccino, per restare in argomento) questo venerdì io (Andrea Silvestri) e il Mauri (Maurizio Vianello, eccolo qua: al computer) vogliamo parlarvi di un grosso presidente di una piccola nazione che a noi ci piace tantissimo.

 

Kim Jong-un piange al 75.esimo anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori coreani.
Kim Jong-un piange al 75.esimo anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori coreani.

COSMOPOLI - I coreani del nord hanno una grandissima fortuna che gli altri non hanno: il loro grossissimo presidente non hanno dovuto eleggerselo, ma gli è capitato per caso. Per esempio gli inglesi, o gli abitanti del nord America, si sono eletti da soli i loro presidenti, ma forse perché sono delle grosse nazioni, mentre la Corea del Nord è una piccola nazione.

E hanno dovuto fare fatica per farli vincere: andare alle urne, partecipare alle elezioni, sorbirsi la campagna elettorale, dividersi dall’Europa in un caso, diventare tutti quasi nazisti nell’altro. E dopo contagiarsi tantissimo tra di loro, perché è libertà.

Invece, i coreani del nord non hanno dovuto fare niente di tutte queste fatiche: Kim Jong-un gli è arrivato come un regalo di Babbo Natale, perché è figlio del suo papà Kim Jong-il che quando è morto gli è subentrato lui. E poi, visto che non ci hanno le libertà, non hanno nemmeno il contagio.

Ma come che è come che non è, visto che tutti sono alle prese con i numeri dei contagiati che s’ingrossano ogni giorno e con l’acqua alta che un giorno sì e un altro anche gli fa tirare su il Mose (che poi traducono «sessa» con «sex» ma questo è un altro discorso che il Mauri se ha voglia vi farà un’altra volta), pochissimi parlano del grossissimo presidente del nord della Corea, così ne parliamo noi.

Perché primo: ce l’ha più grosso di tutti. Il missile  voglio dire (Che dopo Ciang ride) che ha presentato al mondo sabato scorso ci vuole un camion a undici paia di ruote per portarlo in giro, che da solo (il camion voglio dire) a progettarlo e costruirlo con un un numero dispari di paia di ruote deve costare di più del missile.

Che poi, siccome che è grossissimo (il missile, anche lui) può arrivare praticamente dappertutto: colpire di brutto non solo gli Stati Uniti, ma siccome il mondo è tondo, cancellare dalla faccia della terra anche il Liechtenstein se lo gira dall’altra parte. Dopo che riesca a sollevarsi, questo è un altro problema.

E non solo ce l’ha più grosso di tutti (l’hanno definito subito «un mostro» - il missile, ovvio) ma piange anche. Il presidente che è morto più volte negli ultimi anni (così dicono gli altri presidenti a ogni cambio di stagione, ma poi non è mai vero, per fortuna) ha fatto commuovere fino alle lacrime migliaia e migliaia e migliaia di coreani di tutti i sessi e di tutte le età che hanno assistito al suo discorso per l’anniversario della fondazione del suo partito.

Gli detto, a loro tutti i coreani, che gli dispiace tanto tanto, tantissimo, che le cose non sono andate bene, tipo tifoni tempeste alluvioni che si sono succeduti tutti di fila nelle settimane passate, e gli dispiace anche tanto che gli altri (cioè soprattutto gli americani, che sono i più invidiosi di tutti) dicono in giro che c’è la pandemia anche in Corea, che invece non è vero niente, ecco.

E questo, ecco diciamo, volevamo (io e il Mauri, qua, che mi suggerisce da scrivere) che voi ve lo ricordaste perché è bello, in qualche sua maniera, sapere che esiste anche lui. Adesso basta però che dobbiamo andare a bere uno spritz o due: perché scrivere fa venire tanta sete.

Salute!!!