Quel profumo

di circhi

di altri tempi

Al Teatro Gerolamo di Milano

Una settimana di spettacoli per uno show di alta qualità e di rara eleganza, come quello ideato e diretto da Roberto Bianchin per la regia di Paride Orfei. Sei sold out e sei standing ovation. Con un cast di prim’ordine, tra cui Anatoli Akerman e Paolo Casanova «Carillon», Sneja Nedeva, Cristian Orfei, Erik Triulzi, Elina Federova, Naimana Casanova, Daniele Tommasi, Nicole Davis, Federica Solinas, Nicolas Veloza, Simone D’Agostino, Noemi Nox.  

La Compagnia del Piccolo Circo dei Sogni al Teatro Gerolamo

MILANO – Uno strano clown si aggira per piazza Beccaria chiuso in una gabbia di metallo. Ha un naso grosso, a patata, scarpe buffe e una camicia verde. “Attenzione! Il clown  morde”, c’è scritto su un cartello appeso alla gabbia. Il clown è birichino, chiede insistentemente caramelle e noccioline ai passanti, tenta di rubare sciarpe e cappelli, strappa di mano i biglietti agli spettatori che stanno per entrare al Teatro Gerolamo. 

Comincia così, con questo scoppiettante pre-show di Anatoli Akerman, uno dei più grandi clown del mondo, star del Cirque du Soleil come del Circus Theater Roncalli, e anche divo del cinema nel film “Dumbo” di Tim Burton,  lo spettacolo 2024 del CircoTeatro Gerolamo ideato e diretto da Roberto Bianchin, per la regia di Paride Orfei, andato in scena anche quest’anno in occasione del Carnevale Ambrosiano con sei sold out e sei standing ovation.

Lo spettacolo, in realtà, non ha un inizio vero e proprio. Perché quando tutti gli spettatori sono entrati, anche Akerman irrompe in sala a disturbare due operai che stanno tirando dei cavi. La scena è straniante: non c’è più la platea del teatro, le poltroncine sono sparite per lasciare posto alla pista di un circo di altri tempi con una grande stella gialla disegnata nel mezzo di un tappeto rosso, e sul palcoscenico che sembra uno chapiteau è ricostruita la sala d’attesa di una vecchia stazione ferroviaria, con un grande orologio,una panchina di legno, delle vecchie valigie. Si sentono i rumori tipici di una stazione, lo sferragliare dei treni sui binari, gli annunci di arrivi e partenze, e un capostazione si aggira con in mano una lanterna.

Lentamente vari personaggi riempiono la scena: un giocoliere con palline, clave e clarinetto (Nicolas Veloza), una violinista (Nicole Davis), un chitarrista, un percussionista al cajon, un suonatore di tromba. Parte in sordina, poi sempre più prepotente, la musica intrigante di un’allegra festa gitana. Il capostazione (Simone D’Agostino) volteggia alle cinghie aeree, finché un fischio assordante lacera l’aria. “Tutti via dai binari, arriva il treno!”, urla il capostazione. Fuggi fuggi generale. Buio. 

Sulla pista deserta, tra fumi bianchi e luci blu, arriva il treno per davvero. E’ montato, con la forma di un grande cappello, sulla testa del clown Paolo Casanova, in arte “Carillon”, l’omino dei sogni, come è stato definito, capostipite di quella “clownerie del cuore” diventata sempre più rara. Elegantissimo nel suo stile vittoriano-steampunk, arriva trascinando una valigia gigantesca mentre pedala su una bici piccolissima. Lo seguono, scodinzolante, un cane meccanico, e una scatola incantata che si muove da sola. Completa il numero, leggiadro, originale e raffinato, la voce vellutata, dal vivo, di una cantante.

Poi arriva, in abiti dell’Ottocento, un’altra cantante. Lirica, stavolta (Naimana Casanova, solo omonima, non è parente di Paolo). E’ piena di bagagli, e ha una cappelliera che parla. Dentro c’è Gaia, una buffa pupattola, con cui mette in scena un duetto esilarante di ventriloquismo lirico, gorgheggiando tra le atmosfere ovattate de “Il bacio” di Luigi Arditi e gli ammiccamenti festosi de “L’amore è un treno” di Monica Vitti e Alberto Sordi, dal celebre film “Polvere di stelle” (1973).

Il narratore (“The Incredible” Bob R.White, frac Ottocento nero poi rosso poi verde, guanti bianchi e cilindro), racconta di come “il circo prima del circo” portasse i suoi spettacoli nei teatri del mondo, e introduce una splendida verticalista (Elina Federova), seguita da una ripresa comica di Akerman che gioca col pubblico nelle vesti di un malizioso Cupido, e da un originale e grazioso cerchio aereo cantato dell’acrobata e cantante Noemi Nox, al suo debutto da solista, per gentile concessione del Circus Theater Roncalli di Bernhard Paul (Germania), da molti critici ritenuto il miglior circo d’Europa. Chiude la prima parte dello spettacolo lo scoppiettante e spericolato “Rola Bola”, tecnicamente perfetto, del giovane Cristian Orfei, figlio di Paride, ultimo e dotatissimo discendente della celebre famiglia che ha scritto la storia del circo italiano (e non solo). 

La seconda parte riprende così com’era terminata la prima, con la ripresa di una gag ricorrente, quella dell’arrivo delle tigri (che non arriveranno mai…) fra il narratore e il direttore del circo interpretato da un impettito quanto esilarante Paride Orfei, con tanto di frusta vera (un reperto storico). Il numero che segue è mozzafiato, eseguito in un silenzio assoluto e ansioso: la piramide di sedie di Erik Triulzi (il finto domatore), che si innalza poderosa al centro della pista e arriva a sfiorare, altissima, il soffitto del teatro. La tensione si scioglie con l’arrivo dei due ventriloqui lirici Naimana Casanova e Daniele Tommasi e delle loro pecorelle, impegnati nel “Duo des fleurs” (dall’opera Lakmé di Léo Delibes) e nell’omaggio a Giovanni D’Anzi (“Oh mia bela Madunina”) il cui pianoforte è custodito proprio al Gerolamo.

Seguono il trapezio, molto elegante, di Federica Solinas, e il numero da solista di Akerman, che si destreggia fra esilaranti tip tap, spericolate giocolerie con cigar box, baruffe coi tecnici del suono che non ne azzeccano una, e pericolosi ammiccamenti con un giovane operaio della stazione. Il pezzo forte della parte aerea dello spettacolo è dato quindi dal numero ai tessuti dell’acrobata bulgara Sneja Nedeva, formatasi alla scuola severissima del Circo di Stato di Mosca e applaudita, nella sua lunga e luminosa carriera, nei circhi e teatri di tutto il mondo. La sua esibizione, applauditissima, è impeccabile per tecnica, e ineguagliabile per raffinatezza ed eleganza.

Chiudono lo spettacolo un altro intervento del narratore sui destini luminosi del circo (“finché saremo ancora capaci di emozionarci per il sorriso di un clown o per il salto mortale di un acrobata, avremo l’assoluta certezza che il circo continuerà a vivere e ad avere un posto importante in fondo ai nostri cuori”), e un inedito e imperdibile numero poetico dei due clown assieme, Akerman e Carillon, che arriva su un biciclo d’epoca. 

Gli artisti sfilano, sotto una pioggia di petali di rosa, sulle note di “Vivere” nella versione di Enzo Jannacci, che iniziò la sua carriera proprio al Gerolamo. Insieme al ventriloquo Tommasi, al suo cane Max e agli artisti, canta a squarciagola anche il pubblico, che mostra di apprezzare uno spettacolo di alta qualità, originale e raffinato, quale raramente è dato vedere. Applausi e chiamate. 

   

       

       

 

Quel profumo di circhi di altri tempi