Il Brasile al voto - 02

Brusca frenata della nuova destra

In Brasile ritorno dei partiti tradizionali e spostamento al centro nelle amministrative

Il primo turno delle elezioni amministrative in Brasile indica due importanti tendenze, entrambe negative per il bolsonarismo. Il primo è il ritorno dei partiti e dei politici tradizionali, il secondo lo spostamento al centro dell’elettorato. Disfatta completa in alcune capitali, al primo turno già eletti sei governatori, e a San Paolo il candidato della destra è già fuori dal ballottaggio. Rimonta del PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira, centro) e DEM (Democratas, destra). Domenica 29 secondo turno e si capirà meglio.

Jair Bolsonaro, Presidente del Brasile.
Jair Bolsonaro, Presidente del Brasile.

SAN PAOLO - Sebbene non si possano sovrapporre i risultati tra politiche e amministrative, è tuttavia una chiara sconfitta della nuova destra del Presidente Jair Bolsonaro, ad appena due anni dalla sua strepitosa ascesa elettorale del 2018. Due anni fa suo partito (Partido Social Liberal) aveva quintuplicato i suoi voti ed eletto tre governatori in successive tornate locali, non ha preso nessuna capitale. Per esempio la candidata bolsonariana per la città di San Paolo, Joice Hasselmann, ha ottenuto tre volte meno voti rispetto alle ultime elezioni: due anni fa aveva più di un milione di voti (di cui quasi un terzo nella capitale San Paolo), al primo turno (domenica 15 novembre) si è fermata a 98mila.

Il calo di popolarità del presidente è evidente. Addirittura usare esplicitamente il suo nome come padrino politico si è trasformato in una sconfitta alle urne. L’esempio più importante è Celso Russomanno (giornalista tivu, per i Republicanos), che non è nemmeno entrato in ballottaggio a San Paolo. Peggio ancora i candidati direttamente legati a Bolsonaro: l’ex moglie Rogéria Bolsonaro e l’ex dipendente Wal do Açaí (che ha usato il nome Wal Bolsonaro) sono stati entrambi sconfitti. Ancora:  Carlos Bolsonaro (secondo figlio del presidente, candidato a Rio de Janeiro per i Republicanos) è stato rieletto consigliere, ma ha perso un terzo dei voti e la posizione di più votato. Il primo posto è andato al secondo in classifica (nel 2016): Tarcísio Motta (professore universitario, PSol Partido Socialismo e Liberdade, sinistra).

Insieme al calo del gradimento personale del presidente Bolsonaro, anche la presunta tesi della migliore efficienza governativa degli outsider della politica è crollata: molto probabilmente la gestione imbarazzante della pandemia di Covid-19 da parte del Presidente è alla base di questa revisione. A oggi il Brasile è la terza nazione al mondo con il maggior numero di casi, e la seconda con il maggior numero di morti. Secondo una recente ricerca di Ibope (Instituto Brasileiro de Opinião Pública e Estatística) pubblicata a settembre tre brasiliani su dieci pensano che il presidente sia direttamente responsabile della situazione, mentre solo uno su dieci incolpa i governatori.

Ora tutto è da confermare nel secondo turno, a fine mese, ma le indicazioni dell’elettorato brasiliano sembrano al momento molto chiare verso un ridimensionamento significativo della nuova destra nazionale.

Rinviate di più di un mese rispetto alla data prevista (del 4 e 25) ottobre, si terranno in due turni il 15 e il 29 novembre. In tutto saranno eletti quasi settantamila rappresentanti.

Un voto tutto elettronico

Il sistema di voto elettronico brasiliano ha ancora una volta confermato la sua validità con i risultati definitivi apparsi a poche decine di minuti dalla chiusura dei seggi (avvenuta alle 17 di domenica 15 novembre). Il sistema, che ha ormai più di vent’anni, è il motivo di orgoglio dell’elettorato brasiliano, soprattutto dopo l’ennesima bruttissima figura messa in scena dagli Stati Uniti, l’ingombrante e spesso sprezzante amico/nemico nordamericano.

Jair Bolsonaro vorrebbe invece un ritorno al voto tradizionale già dal 2022 «Eu prefiro o papel» (preferisco la carta). Quasi sicuramente per poter mettere in scena, in caso di sconfitta, un teatrino come quello di Donald Trump, idolo ed amico esemplare del presidente più imbarazzante della storia brasiliana. Cosa che sta già cercando di fare approfittando di un ritardo nel calcolo dei dati (uno dei due supercomputer centrali ha avuto un guasto ed è rimasto fermo fino a completo ripristino) e di un insignificante attacco informatico. Sostiene che

In tutto il Brasile, dai luoghi più lontani dell’Amazzonia alle megalopoli della costa atlantica, si voterà per il ballottaggio domenica 29 novembre dalle sette di mattina alle diciassette del pomeriggio, e i risultati si sapranno quasi immediatamente.

Gli elettori esprimono il loro voto tramite il coletor eletrônico de voto, detto comunemente urna elettronica: un terminale digitale dotato di tasti (numerici e speciali) e schermo a cristalli liquidi. Il terminale è collegato all’unità centrale del seggio da cui gli scrutatori autorizzano il votante dopo averlo riconosciuto. I voti vengono poi raccolti, anche via satellite. Testato regolarmente, finora si è dimostrato invulnerabile ad errori, brogli, intrusioni. Potete cimentarvi con il simulatore di voto messo a disposizione via internet nel collegamento in fondo all’articolo.

L’elettore sceglie il proprio candidato identificato con un codice di numeri: il nome e la foto del candidato appaiono sullo schermo (se non vedente: il nome viene letto dalla macchina); il votante può confermare il voto o modificarlo se si è sbagliato. C’è un tasto apposito per la scheda bianca e una musichetta avverte quando il voto è completato; sullo schermo appare la parola FIM (fine). Il sistema ha abbattuto i voti nulli e cancellato i voti detti carneirinho o formiguinha (agnellino e formichina) con nomi di fantasia, dati in segno di dispregio.

Al voto con il Covid-19

In un paese duramente colpito dalla pandemia (e dal negazionismo presidenziale) il voto sarà di necessità regolamentato con distanziamento fisico (in coda ogni due metri), mascherina obbligatoria, silenzio assoluto, pulizia con gel alcolico prima e dopo l’ingresso nella cabina elettorale; gli elettori sono obbligati a portarsi una penna da casa per firmare il registro elettorale; non possono riunirsi in gruppi di sostenitori, ma possono indossare liberamente simboli politici di appartenenza a differenza di quanto avviene per esempio in Italia. Infine il voto in Brasile è obbligatorio: sono esentati dall’obbligo solo gli elettori dai sedici ai diciotto e oltre i settant’anni (e gli analfabeti di qualunque età). Se non votate dovete presentare una giustificazione, altrimenti pagate la multa. E se non votate, e non giustificate, per tre volte di seguito, perdete il titolo di elettore (e poi rinnovarlo è complicato).