Tra finzione e realta

Tra finzione e realtà

L’ultimo pianista del Des Bains al centro di un giallo storico

Si erano perse le sue tracce da parecchi anni. Da una sera triste e ventosa di inizio autunno, l’ultimo giorno di vita del Grand Hotel Des Bains del Lido, l’albergone di Morte a Venezia amato da Thomas Mann e Luchino Visconti. Rispunta adesso, a sorpresa, all’isola d’Elba, protagonista di un giallo storico che affonda le sue radici al tempo del dominio napoleonico.

Pablo Picasso, Il pianoforte (Velazquez, 1957; fonte: wikioo.org).
Pablo Picasso, Il pianoforte (Velazquez, 1957; fonte: wikioo.org).

LIDO DI VENEZIA – Ricordo perfettamente quella sera ventosa e un poco triste. Le foglie che cadevano dagli alberi sul marciapiede del lungomare Gabriele D’Annunzio, quasi deserto, erano già mezze ingiallite. Stava cominciando un altro autunno. Non c’è niente di più malinconico come qualcosa che finisce. In questo caso, come ogni anno peraltro, stava finendo solo l’estate, ma c’era lo stesso un’atmosfera tristissima nel salone delle feste del Grand Hotel Des Bains sull’isola del Lido di Venezia.

Perché non finiva solo la stagione dei bagni. In questo caso si sarebbe anche potuta fare una festa, come qualche volta in passato era successo. No. Qui finiva un’epoca. Si concludeva una storia. Si ammazzava una leggenda. Quella sera ventosa e un poco triste era l’ultima sera di vita del favoloso Gran Hotel Des Bains, lo storico centenario albergone liberty dell’isola d’oro, amato da Thomas Mann e Luchino Visconti, da Liz Taylor e dallo Scià di Persia, e celebrato dalla storia immortale di Morte a Venezia cui rimarrà legato per sempre. Il Des Bains chiudeva i battenti per non riaprirli mai più. L’avevano ucciso perché non rendeva più. Troppo grande, troppe stanze (centonovantuno), troppo vecchio, troppo caro, troppo pochi i turisti. L’ultima dissennata proprietà voleva sventrarlo e trasformarlo in appartamenti di lusso. Sono riusciti solo, prima di fallire, a svendere mobili, lenzuola, tovaglie e bicchieri, e a sventrarlo per metà. Adesso è lì, ferito, rotto e abbandonato, che cade a pezzi, piove dentro, e stringe il cuore.

C’era qualcosa nell’aria, c’era già tutto il senso della fine, quella sera ventosa e un poco triste quando l’albergone si addormentò. I suoi ospiti se n’erano andati ormai quasi tutti, al bar erano rimaste solo un paio di coppie piuttosto avanti con gli anni, davanti agli ultimi Martini. I camerieri in sala ristorante sparecchiavano in fretta, portavano via anche le tovaglie, si erano già levati la giacca, come non vedessero l’ora di andarsene. Solo il pianista nel salone delle feste, vestito di bianco davanti al suo Steinway bianco, come tutte le sere, una gardenia bianca all’occhiello della giacca, una rosa bianca dentro un flute, non dava segni di impazienza. Inanellava il suo solito repertorio sussurrando, grandi classici degli chansonnier francesi soprattutto. Non c’era nessuno ad ascoltarlo. Una coppia di mezza età chiacchierava su un divanetto poco distante. Ogni tanto gli sorridevano. Forse si conoscevano. Comunque, chiuse presto anche lui quella sera, appena scoccò mezzanotte. Di solito continuava finché c’era gente, almeno fino alle due della notte, qualche volta anche di più. Stavolta no. Cantò Que c’est triste Venise, in francese, molto ispirato, alla maniera di Aznavour. Quasi inevitabile. Ritirò le mani dalla tastiera molto lentamente, come se facesse fatica a staccarle dai tasti, si alzò, ringraziò e salutò, anche se non c’era nessuno da salutare. Ma non disse arrivederci, come faceva tutte le sere. Sussurrò soltanto “adieu”, lo disse a sé stesso, forse al vecchio albergo, e se ne andò nel vento a passi lenti, senza voltarsi indietro.

Sono passati undici anni da quella sera, e dell’ultimo pianista del Des Bains si erano perse le tracce. Nessuno lo ha più sentito suonare né cantare, almeno al Lido. Nessuno lo ha più visto in giro. Nessuno ne ha più sentito parlare. Adesso è rispuntato, a sorpresa, da protagonista, all’isola d’Elba, dentro un giallo storico ambientato al tempo di Napoleone Bonaparte. Fa la parte di un consulente finanziario di successo, presidente dei Lions, al quale viene affidato il compito di organizzare le indagini per far luce su di un caso misterioso raccontato nel romanzo I Misteri di Porto Longone, firmato dai narratori veneziani Roberto Bianchin e Luca Colferai, e pubblicato da I Antichi Editori (di carta: disponibile su Amazon).

Il giallo racconta di un misterioso ritrovamento nelle acque di Porto Azzurro durante un esperimento scientifico condotto da un vignaiolo dell’isola, Antonio Arrighi, che immergendo nel mare delle ceste di uva tenta di riprodurre un vino simile a quello che facevano i greci dell’isola di Chio più di duemila anni fa. Si dipana da qui un’inchiesta che diventa un vero e proprio viaggio nel passato, fino al periodo napoleonico, che porta “il Maigret dell’Elba” (l’anatomopatologo Duilio Biani) insieme all’ultimo pianista del Des Bains tra luoghi magici e nascosti, personaggi bizzarri, contesse intriganti, feste in maschera, archivi segreti, forzieri piombati, fino al coup de théâtre del gran finale.

L’ultimo pianista del Des Bains ha un nome e un cognome (veri). Si chiamava (e si chiama) Marino Sartori, ma è più noto con il nome d’arte di Marni Taylor. È un veneziano che vive all’Elba ormai da parecchi anni. Cresciuto al Lido nel vivace quartiere di Ca’ Bianca, talentuosa mezz’ala della squadra di calcio del Nettuno, direttore di banca e consulente finanziario, ma soprattutto musicista e attore, è personalità eclettica e multiforme. Ha recitato nella compagnia teatrale La Bautta, è stato fondatore e direttore del gruppo musicale Mamme per Caso, pianista di piano bar, chitarrista, tastierista e cantante di gruppi noti negli anni Sessanta come i Chewing Gums e gli Smiling Blues.

Insieme ad altri trenta cittadini elbani, sarà tra i protagonisti di una serata speciale in onore dei personaggi del romanzo, che vedrà sfilare e raccontarsi tutti coloro che hanno dato volto e voce alle avventure del Maigret dell’Elba. A ciascun personaggio la casa editrice consegnerà un diploma personalizzato di Personaggio Letterario in segno di ringraziamento per aver ispirato, più o meno volontariamente, un personaggio del romanzo. Tra aneddoti e letture, canzoni e calici di vino, la serata sarà l’evento centrale del tour di presentazioni del libro, che si svolgerà tra fine agosto e inizio settembre in diverse località dell’isola, da Porto Azzurro a Portoferraio a Capoliveri.

Una delle caratteristiche del libro è infatti quella di mescolare personaggi di fantasia a personaggi realmente esistenti. Sono una trentina i cittadini dell’Elba presenti a vario titolo nel romanzo, alcuni a interpretare (più o meno) sé stessi, altri a trasformarsi in personaggi di fantasia. Tra questi ultimi, il protagonista della storia, l’anatomopatologo Duilio Maria Biani Smighi (nella vita reale, il medico pediatra Duilio Biani) che per una serie di circostanze si trasforma in investigatore – viene ribattezzato il Maigret dell’Elba – e dopo varie peripezie riesce a trovare il bandolo della matassa per risolvere il caso. Anche il noto architetto Leonello Balestrini cambia pelle, e diventa un brillante ed efficiente commissario di polizia.

Recitano invece la parte di sé stessi il vignaiolo Antonio Arrighi con la figlia Giulia, l’imprenditore Marcello Bargellini, lo storico Giuseppe Massimo Battaglini, il sindaco di Porto Azzurro Maurizio Papi, il consulente finanziario Marino Sartori con la moglie Rita, l’architetto Paolo Ferruzzi, la libraia di Mardilibri Silvia Boano, il giallista Luigi Maroni. Non mancano altri noti personaggi dell’isola come il Napoleone della Petite Armée Luca Bellosi, gli attori Renzino Fabbri e Ciro Satto, il tuttologo Kikko Giannuzzi, l’artigiano Giuliano Soldi in arte Unzipò, la preside Maria Grazia, i volti televisivi Paolo Chillè, Fabio Cecchi, Pierpaolo Quagliotti. Nutrita è anche la presenza di osti e albergatori, come Paolo De Ferrari dell’Hermitage e Mauro Solari di Villa Ombrosa, Paolino Stoppa celebre barman di Villa Ottone, e poi Roberto dell’Osteria Libertaria, Luciano del Chiasso, Antonio del bistrot Al Teatro, Consuelo della Caravella.

Sfila insomma, nelle pagine del libro, un numero consistente di personaggi elbani realmente esistenti. Per una sera, diventeranno protagonisti anche su di un palcoscenico. E riceveranno i ringraziamenti degli autori e dell’editore per la preziosa ispirazione che molti hanno fornito “a loro insaputa”.