Tre valide ragioni per dire no

Al referendum sul taglio dei parlamentari

Ci sono tre buone ragioni politiche, una giustificazione e una considerazione per votare no al referendum costituzionale indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari. Il taglio previsto è di più di terzo dei membri di entrambe camere: da 630 a 400 i deputati, da 315 a 200 senatori. Si vota il 20 e 21 settembre a causa della pandemia (era previsto per fine marzo).

VENEZIA — A prima vista verrebbe da votare sì, «così imparano, e che risparmiamo». Ma, a solo pensarci: ecco che i conti non tornano. E ci si chiede: ma perché? E allora ecco perché no.

Prima ragione. Meno rappresentanti significa meno rappresentati. Anche se nel caso specifico si tratta solo di un terzo (abbondante) del Parlamento, il principio ideologico avverso alla rappresentanza politica è evidente. Se si fosse trattato solo di soldi: bastava ridurre i lauti emolumenti parlamentari della stessa percentuale.

Seconda ragione. La riduzione dei parlamentari è solo il primo passo di un cammino sempre più precipitoso verso la sostituzione della democrazia (governo del popolo) rappresentativa con l’oclocrazia (governo della massa) plebiscitaria cui mirano i populisti contemporanei. Dal parlamento di tutti al presidente di una parte.

Terza ragione. In questi pochi anni dalla travolgente vittoria elettorale, il movimento politico (5stelle) promotore della riduzione dei parlamentari ha dimostrato la sua palese inadeguatezza politica e umana restando sconfitto in tutti i campi in cui si era proposto come rivoluzionario: perdere anche questa battaglia sarà come prendersi un siluro sotto la linea di galleggiamento. Forse definitivo.

Una giustificazione. Chi non vota non può che accettare la decisione degli altri. Difficile che sia d’accordo o indifferente con entrambi gli opposti. In ogni caso, si deve adeguare al risultato finale e stare in silenzio. Meglio votare.

Una considerazione. Se i parlamentari fanno piangere, forse sarebbe il caso di non votarli, e votarne degli altri di migliori. Il movimento 5stelle ha paradossalmente usato il risentimento popolare verso una rappresentanza di inetti per far eleggere una pletora di inadatti. Una bella mossa verso il precipizio oclocratico plebiscitario.

 

Tre ragioni per il no