la sindrome del capo

La sindrome del capo

Alcuni validi motivi per non credere all’uomo forte

Negli ultimi anni i populisti di tutto il mondo, sostenuti dagli spacciatori di falsità che gestiscono e si arricchiscono con le reti sociali, hanno pompato la validità della teoria dell’uomo solo al comando, del capo indiscusso e indiscutibile che conduce il proprio popolo verso un futuro radioso di ricchezza, potere, supremazia. È incredibilmente, anche la teoria che giustifica (per i suoi) la rielezione del sindaco uscente di Venezia.

Ludovico De Luigi, Canal Grande Esploso (1969).
Ludovico De Luigi, Canal Grande Esploso (1969).

VENEZIA - Non sono serviti gli esempi storici dei dittatori del Novecento: cento anni dopo milioni di persone credono ancora che un uomo solo (maschio, ovviamente) al comando sia l’unica maniera per risolvere gli intricati problemi della vita sociale e politica. Lo credono anche i fucsia veneziani, sempre più inevitabilmente spostati verso la rigidissima destra destra destra italiana e fagocitati dalla psicologia fascistoide di continuo da questa espressa.

Si potrebbero portare tantissimi esilaranti esempi all’argomentare che segue. Meglio di no: si sconterebbero gli esclusi e si allungherebbe troppo il brodo. Perciò il lettore può frugare nella propria memoria gli esempi vicini e lontani che meglio si attagliano ai pensieri seguenti.

Un aspetto positivo c’è: mal che vada, alla fine, quando la catastrofe è completa, si può sempre sacrificare il capo, farlo fuori fisicamente o simbolicamente, addossargli tutte le colpe. E ricominciare un’altra volta.

Ma gli aspetti negativi sono tanti, troppi. Tragicamente presenti anche nel mondo libero occidentale democratico, dove per fortuna (per il momento) almeno la violenza tirannica è fuori dai giochi.

Intanto un dato di fatto: l’uomo solo al comando è sostenuto e sostiene una piramide granitica di interessi personali, di categoria e di casta, che lo sostengono al potere fino a che non sono tutti sgretolati dallo stesso potere che li alimenta. Solitamente ci vogliono venti venticinque anni prima che un lider maximo cada sotto il proprio insostenibile peso. Cade perché gli si è esaurito il potere, o la vita. La piramide a volte continua, altre volte crolla, dipende dai guai combinati dal capo.

Primo aspetto negativo: il lacchè. Dovendo per forza di cose essere l’unico che comanda, l’uomo forte è anche l’unico che decide. L’unico che ha sempre ragione. Conseguentemente i suoi sostenitori hanno sempre torto. Se il comandante unico ha un cattivo carattere (come spesso accade) ecco che chi lo contraddice, anche un pochino solo a fin di bene, lo fa incazzare moltissimo. E non c’è niente di peggio di un uomo solo al comando che è anche incazzato. Per cui: meglio dargli sempre ragione. Smettere di pensare. E anche adularlo tantissimo. Che è meglio.

Secondo aspetto negativo: i limiti. Essendo il conduttore la misura di tutte le tantissime cose che fa, che affronta, che risolve, nel suo lavoro titanico e instancabile, è egli stesso prigioniero dei propri limiti umani: della propria intelligenza, della propria cultura, delle proprie forze. Anche regalandogli smisurati orizzonti, bisogna sempre pensare agli ostacoli che la sua natura umana gli pone davanti, escludendogli la visione, o all’altezza della vetta, o alla profondità della buca, in cui la sua stessa personalità lo pone. Purtroppo c’è sempre una differenza tra quello che crediamo di essere e quello che siamo veramente: in certi casi la differenza è enorme. Spesso a discapito.

Terzo aspetto negativo: il nemico. Dato che le maschie virtù (forza, furbizia, fortuna) dell’uomo solo al comando è il sistema di misura e confronto, bisogna sempre stare attenti che non ci sia un altro più forte, o più furbo, più fortunato, pronto a prenderne il posto. Perciò è necessario rasare costantemente il prato per evitare che crescano delle piante più forti, più furbe, più fortunate. Ai tempi nostri dalle nostre parti, è un rischio costante mediato da una società meno brutale di altre (passate o vicine): comunque è un lavoro impegnativo e continuo che sottrae tempo ed energie al capo, ed è sicuramente più ingrato dell’allevamento dei lacché perché questi crescono da soli.

Quarto aspetto negativo: la nebbia. Avendo mille pensieri per la testa e mille cose da fare per restare l’unico uomo solo al comando (una corte da controllare, dei servitori da istruire, degli interessi da soddisfare, dei piaceri da inseguire, delle soddisfazioni da togliersi, degli svaghi da prendersi) il leader unico è costretto a confondere di continuo le carte in tavola, ad avvolgersi in una nebbia sempre più fitta. Un tempo era la segretezza, oggi è la mitraglia delle cazzate. Affinché nessuno capisca cosa sta succedendo veramente: ogni giorno spararle più grosse e più continue di ieri. E anche di domani.

Quinto aspetto negativo: il popolo. Ogni conduttore fa tutto quello che fa in nome del popolo. Del suo popolo, ovviamente. Il popolo dell’uomo solo al comando è origine causa fine destino delle azioni del capo. Per far prima, visto che si tratta di un’entità astratta, mitica, il popolo viene inteso come minimo comune denominatore degli istinti e delle necessità più diffuse, solitamente infine delimitata dalle necessità primarie (mangiare, bere, dormire, fare sesso) riducendo tutta l’attività psichica del conduttore solitario alla sfera genitale e enterogastrica degli esseri umani (con una predilezione per la genitalità maschile).

Pensiamo che a questi cinque aspetti tragicamente negativi, sperimentati in decenni in ogni parte del mondo sotto mille bandiere, siano riconducibili tutti i grandi e piccoli uomini soli al comando; dalle origini dei dittatori romani fino ai giorni nostri. Il fatto che si adduca come una necessità la riproposizione del lider maximo alla guida di Venezia per altri cinque anni (dopo le prove imbarazzanti fin qui sostenute e con le terribili prove che ci aspettano) dovrebbe convincere qualsiasi elettore a votare da un’altra parte.