In laguna a destra avanti tutta

In laguna a destra avanti tutta

Il sindaco fucsia in corsa con i sovranisti: sarà stata una buona idea?

Non pare, oggi, una mossa azzeccata quella che, ieri, pareva essere la briscola del cappotto elettorale per padronale sindaco uscente di Venezia: l’estate fa male alla destra anche quest’anno e, tra le fibrillazioni leghiste, l’assenza di un progetto politico, sociale ed economico, il rischio che per la quarta volta nella sua storia (dopo francesi austriaci italiani) Venezia perda definitivamente la sua autonomia politica a favore dei partiti romani, mostrano tutte le crepe di un’alleanza potentissima sulla carta ma non nel cuore degli elettori.

Francesco Guardi, Tempesta di mare (circa 1765/70. Pinacoteca del Castello Sforzesco, Milano; fontecommons.wikimedia.org).
Francesco Guardi, Tempesta di mare (circa 1765/70. Pinacoteca del Castello Sforzesco, Milano; fontecommons.wikimedia.org).

VENEZIA - Di sicuro mesi fa, sulla carta, al sindaco uscente Luigi Brugnaro sarà sembrata un’idea risolutiva: allearsi con la super destra di Salvini e stravincere le elezioni per il secondo mandato. I numeri infatti, ci sono tutti: i suoi e quelli degli altri. Ma la politica non è aritmetica.

Oltre ai numeri c’era anche la necessità di occupare lo spazio elettorale a destra ed evitare una pericolosa candidatura concorrenziale decisa verticisticamente dai partiti nazional-sovranisti, con il timore di ritrovarsi in un tragico triello triangolare (destra nazionale, egli, centrosinistra) dalle traiettorie imprevedibili. Ma, ancora, la politica non è geometria.

Politicamente la virata a destra del sindaco uscente ha molti significati nascosti, e per niente positivi. Vediamoli in ordine sparso.

È in parte un segnale di riconosciuta debolezza: la dimostrazione del potente timore che una parte dell’elettorato non sia rimasta convinta così tanto da riconfermarlo a man bassa; anzi. Come dire: «chiamo mio fratello più grande e vi faccio vedere io».

È in parte l’ammissione che la pretesa di non essere né di destra né di sinistra, o di centro, tanto sbandierata quattro anni fa era solo, come ben si sapeva, uno specchietto per le allodole: «ero e sono di destra, peggio per voi».

È in parte la ripetizione dimostrativa di una spregiudicatezza politica che dopo un lustro mostra in tempi come questi tutta la frustra trama di un tessuto logoro e cencioso, del francamente noioso astuto Bertoldo che puzza d’aglio e di stalla ma che la spunta sempre: «ve l’ho fatta anche stavolta».

Basterebbe solo questo a confondere la rotta della corrazzata fucsia/nero lanciata a tutto vapore verso il porto della vittoria, forte di numeri ma non di risultati, ci sono invece ancora delle considerazioni molto importanti da fare.

La prima: l’alleanza con i sovranisti nazional-populisti significa consegnare la direzione della città direttamente nelle mani dei capi della coalizione che, nella concezione «un uomo solo al comando». vorranno muovere da Roma il loro alleato di minoranza a Venezia. Considerando la patetica ignoranza della città dei personaggi in azione, si aspettano scelte imbarazzanti, inutili, pronte al fallimento. Considerando l’irresistibile inclinazione ai pasticci finanziari dei personaggi in azione, si aspettano grandi lavori costosissimi, controversi, presto sotto indagine. Considerano la limitatezza dell’orizzonte mentale dei personaggi in azione, si aspettano decisioni impulsive, isteriche, immediate, subito ritirate o rigirate.

La seconda: la super destra nazional-sovranista è sempre più in fermentazione, forse quasi in putrefazione. La Lega è in caduta libera elettorale (sta per essere superata in retromarcia dal Pd) guidata da un narciso inconcludente e sottoposta a tensioni interne fortissime; Forza Italia è al lumicino, senza guida, e tentata incoercibilmente da un dissoluto ritorno al governo (basterebbe un sottosegretariato, o uno sbrilluccichio di Presidenza); i Fratelli d’Italia spronati dalla furia cannibalizzano gli alleati (forse si riprendono anche un po’ di voti dall’M5s) e con grande sfoggio di percentuali in crescita e prima o poi caleranno in tavola l’asso di briscola per fare cappotto. Probabilmente la brama di potere terrà tutti uniti in ogni caso, ma in piena frenesia potrebbero esplodere da un momento all’altro: soprattutto la Lega, tra veneti, lombardi, nuovo corso e vecchia guardia.

La terza: fosse la destra vincente di trent’anni fa, in liberismo incravattato (Berlusconi Fini) e maschiezza canottierata (Bossi), o la destra cripto-democristiana veneta di oggi (Zaia), il connubio fucsia/nero avrebbe forse delle motivazioni politiche e delle possibili vaghe direzioni socio-economico-culturali verso cui andare, con questa destra nazional-sovranista l’unico esito, nell’evidente smaccata mancanza di un qualsiasi progetto politico, è riconfermare la poltrona per ripetere e aumentare la stessa linea comportamentale: l’uomo di successo che ha sempre ragione, che parla come mangia, che fa affari ovunque può, che pensa al soldo prima di tutto.

Forse gli elettori queste cose le sanno già, o le presentivano, o magari non ci hanno ancora pensato, o può darsi che non interessino, o addirittura che piacciano tantissimo, comunque sono e saranno molto importanti per l’esito delle elezioni cittadine e per le sue conseguenze nel prossimo difficilissimo futuro.

Venezia è TuaLuca Colferai è candidato come consigliere comunale nel Partito Socialista Italiano per la lista Venezia è Tua che sostiene il candidato di centro-sinistra Pier Paolo Baretta: «Che dopo non venga fuori che non lo sapevate. Potete anche non votarmi, anche se sarebbe meglio di sì».