Quando i fatti ingannano

Quando i fatti ingannano

I tranelli dell’informazione senza idee

Fatti, e non parole. I fatti, separati dalle opinioni. Proclami recisi e precisi. Ma che invece nascondo un’insidiosa spregiudicata malevola falsità. Rare volte i sostenitori del partito dei fatti non si accorgono nemmeno dell’errore; spesso invece sono disperatamente in malafede.

«Sono responsabile di quello che dico; non di quello che capite». Il motto, scritto in veneziano, compare nello studio di un esperto professionista cittadino. Coglie esattamente metà del problema della comunicazione tra gli esseri umani.

L’altra metà (che viene prima) vale per chi comunica, ed è ancora più importante: «sono responsabile di quello dico; ma anche e soprattutto di quello che ho capito». Per cui sarebbe necessario e doveroso cercare di capire il più possibile. «Prima de parlar tasi».

Il Ridotto di Venezia - Dieci anni!
Il Ridotto di Venezia - Dieci anni!

VENEZIA - Per cercare di aggirare questa difficoltà in molti pensano che sia più sbrigativo lasciar parlare i fatti. Così da eliminare la fatica di capire le cose prima di dirle; e anche di capirle dopo averle ascoltate. I fatti sono fatti.

L’inganno è meraviglioso e coinvolge argomenti così grandi e difficili che hanno stremato le menti di generazioni di filosofi, e che quindi noi non toccheremo nemmeno per evitare una fulminazione immediata del cervello. Restiamo sul semplice che è meglio.

I fatti accadono di continuo: quei pochi fatti che non passano inavvertiti dalla nostra limitata coscienza vengono in qualche modo elaborati dalle nostre limitate intelligenze. E quindi, elaborati, raccontati con le nostre parole.

Purtroppo, finché non penetrano più o meno duramente nella nostra coscienza, attraverso l’aspra realtà o le altrui parole, i fatti sono relativamente importanti. Una supernova che esplode a milioni di anni luce di distanza è sicuramente un fatto. Un graffio di gatto Axè è un fatto, però a me dà anche fastidio. Anche di più visto che sono allergico.

Nonostante queste semplici osservazioni, c’è sempre qualcuno che rivendica la supremazia dei fatti sulle parole, e come se i fatti potessero essere trasmessi al di fuori del circuito normale della comunicazione. Visto che non riesco a far esplodere una supernova, ti faccio graffiare da Axè così capisci cosa voglio dire.

Alcuni, vista l’ardua e palese difficoltà di trasmettere i fatti di per sè, usano i numeri al posto delle parole. Una magica feticistica convizione che le cifre posseggano un valore superiore alle lettere nel riportare i fatti. Se poi sono organizzate in tabelle, o in percentuali, meglio ancora. I maniaci delle tabelle, grafici e percentuali sembrano quelli più in malafede. O forse semplicemente alle medie avevano difficoltà con la matematica.

Dai fatti alle parole, e quindi alle opinioni. La question s’ingrossa.

Appare inevitabile, a voler essere pignoli, che lo stesso fatto verrà visto, capito e poi raccontato, in modo diverso da ciascuno dei presenti; e poi ancor più ascoltato e capito e raccontato in modo diverso da tutti gli altri.

Su ciò si basano da secoli le fortune e le sfortune di avvocati, giudici, cronisti, preti e pettegole, registi commediografi e drammaturghi. L’importanza della mente umana nell’elaborare la realtà è così grande che persino i fisici da decenni sospettano che l’osservatore condizioni la realtà solo per il fatto di guardarla.

Se aggiungiamo che secondo recenti studi la nostra flora batterica intestinale è in grado di influire pesantemente sulle nostre condizioni psicofisiche quotidiane, e quindi sul modo in cui percepiamo elaboriamo comunichiamo la realtà, possiamo rinunciare alla coerenza tra i fatti e le parole.

Per ottenere una specie di compromesso, si tende a mescolare fatti (elaborati) e parole (organizzate) per ottenere una approssimazione di verità che comunemente viene detta opinione e che un tempo era considerata una specie di accordo tra molti. Era opinione che il Sole girasse attorno alla Terra (piatta).

Nei tempi contemporanei, l’opinione non è più un’approssimazione della verità condivisa, bensì una visione personale e indiscutibile della realtà. «Le opinioni sono come gli ani, Watson. Ognuno ha la sua». Sono opinabili quelle degli altri, non le proprie: per alcuni il Sole gira effettivamente attorno alla Terra, indiscutibilmente piatta.

Perciò in molti, anche a ragione, vorrebbero tenere le opinioni distinte, separate, fuori dal gioco. Sembra difficile, visto l’indissolubile groviglio che si è attorcigliato fin qui tra parole e fatti, flora batterica e graffi di gatto.

Per forza. Tra fatti e parole e opinioni abbiamo lasciato fuori la cosa più importante: il pensiero.

I sostenitori dei fatti, i separatori delle opinioni, i denigratori delle parole, lasciano fuori il pensiero, le idee, dalla loro strenua lotta dicotomica. Alcuni non ci pensano proprio, ai pensieri e alle idee. Altri non ci arrivano neanche. Taluni preferiscono che non si pensi proprio.

A noi de Il Ridotto, invece, sebbene ci costi tanta fatica, e a volte non ci riesca proprio bene bene, piace tantissimo pensare. Pensiamo proprio che le idee siano superiori ai fatti, alle parole, alle opinioni. Per cui prima di scrivere pensiamo e cerchiamo anche di capire il più possibile. Pensiamo sia meglio.

Pensateci.