Il peto parlamentare

Il peto parlamentare

Inconvenienti d’epoca

Agli inizi del Seicento un irascibile lord inglese fu protagonista di un ilare gesto (pare) involontario che lo rese indimenticabile, con tanto di produzione poetica satirica di moda per circa vent’anni dopo il fatto. Una reminiscenza storica molto carnevalesca.

Il Parlamento inglese agli inizi del Seicento da una stampa d'epoca.
Il Parlamento inglese agli inizi del Seicento da una stampa d'epoca.

FRIMSLEY - Nel 1601 Henry Ludlow (c. 1577 – 1639) divenne membro del Parlamento per il collegio elettorale di Andover (nello Hampshire) e poi, nel 1604, per quello di Ludgershall, vicino a Salisbury. Aveva un po’ di cattiva reputazione per l’indole particolarmente irascibile: nel dicembre 1602 fu accusato del tentato omicidio di Joel King, un ex servitore di suo padre che aveva avuto l’audacia di fuggire con una delle sorelle di Ludlow. Vi furono presumibilmente due aggressioni contro il fedifrago seduttore: una in ottobre, quando un gruppo di scagnozzi di Ludlow picchiò duramente King in un bosco nel Berkshire; e la seconda in dicembre, quando King cadde in un’altra imboscata, gli fecero inghiottire degli spilli e lo impiccarono fin quando non fu quasi morto. I violenti tentativi di Ludlow di ristabilire una qualche forma di giustizia e di proteggere l’onore di sua sorella non sembrano però aver nuociuto alla sua carriera parlamentare. Un’ulteriore prova, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che ci sono sempre delle regole per noi, e altre per loro.

Ludlow, tuttavia, è famoso soprattutto per il suo contributo, volontario o meno, espresso in Parlamento il 4 marzo 1607.

I membri del Parlamento britannico si erano riuniti in quella data per ascoltare una dichiarazione della Camera dei Lord letta da Sir John Croke (1553 – 1620), speaker della Camera dei comuni del Regno Unito, sull’annoso argomento riguardante la naturalizzazione degli scozzesi. Mentre Croke parlava, Ludlow fece partire una scoreggia di volume tale da essere sentita (e forse, temiamo, annusata) in tutta la sala. L’intera assemblea dei gentiluomini fu subito scossa dalle risate e dai commenti salaci e, una volta ristabilito l’ordine, fu immediatamente ritenuto necessario discutere le questioni procedurali derivanti dall’emissione di peti in aula.

Fortunatamente, Robert Bowyer (1560–1621) annotò cosa accadde nel suo diario (per il quale è storicamente famoso qui in Inghilterra). Bowyer riferisce che il fragoroso peto provenne «dall’estremità inferiore della Casa … dove la Compagnia rideva così sfrenatamente l’improvviso Messaggio da apparire addirittura stravolta». Bowyer ritiene che non vi fu malizia di intenti, puntando all’attenzione del lettore che anche il padre di Ludlow, a sua volta, aveva scorreggiato sonoramente durante una riunione di Comitato. La sua conclusione caritatevole è che «ciò sembra così più un’infermità naturale, che malizia».

Il peto parlamentare di Ludlow catturò inevitabilmente l’immaginazione del pubblico e diede origine a una delle poesie politiche satiriche più famose del XVII secolo, The Censure of the Parliament Fart. Sebbene si tratti poco più di una lunga battuta sul tema del vento corporeo, il successo del poemetto fu che la sua struttura sciolta e improvvisata si prestava facilmente ad aggiunte. Con aggiornamenti frequenti che ne garantirono l’uso per quasi un ventennio.

Alcuni distici furono aggiunti dopo le legislature del 1610 e del 1614, e altre varianti furono diffuse nel 1620, anche dopo che molti dei membri del Parlamento nominati nei versi erano morti o avevano lasciato la Camera. La poesia iniziava con i distici fondamentali con i dettagli del comportamento di Ludlow, e le inevitabili reazioni parlamentari; per i versi successivi, invece, sembra non esserci alcun ordine fisso. Le varie versioni manoscritte vanno dalla più breve (una quarantina di versi) ad altre che vantano una lunghezza di duecentoventicinque versi. Nelle versioni più lunghe, vengono citati fino a centotredici politici e membri del Parlamento.

Chi si nasconde dietro l’anonimo autore? Non c’è una risposta definitiva. Alcuni lo attribuiscono a John Hoskyns, mentre altri lo attribuiscono a una combriccola di celebri ingegni dell’epoca che includeva Richard Martin, il citato Hoskyns, il poeta Christopher Brooke e uno degli amici del grande John Donne, Edward Jones. Ci sono testimonianze che suggeriscono che ci fosse un accompagnamento musicale ai versi e che fosse (inevitabilmente) eseguito nelle taverne.

Pochi anni dopo, nel 1611, Ludlow lasciò il Parlamento, ma aveva già lasciato un segno indelebile sull’istituzione per i secoli a venire.