Uccisioni preventive

Lo sterminio delle anatre

Stanno uccidendo in Francia centinaia di migliaia di anatre. Le autorità sanitarie dicono che è indispensabile farlo per evitare che il contagio dell’influenza aviaria colpisca tutti i cinque milioni di esemplari che vivono nel Paese. Bloccata per due mesi la produzione di foie-gras, una delle eccellenze culinarie francesi (pure molto discussa). Il nuovo virus, che colpisce anche polli e tacchini, si sta estendendo in tutto il mondo, dall’India alla Corea. Ci mancava anche questo. Sorprese di un viaggio tra Landes e Gers.

COSMOPOLI — Forse non è giusto piangere per lo sterminio delle anatre. No, non quelle sparate dai cacciatori, quelle che le autorità francesi stanno uccidendo, a centinaia di migliaia, anche se sono in buona salute – abattages préventifs, li chiamano – per impedire che si ammalino anche loro negli allevamenti contaminati dall’influenza aviaria, e il virus si diffonda in modo incontrollato dappertutto.

Sì, forse le autorità sanitarie hanno ragione, forse è così che si deve fare per evitare mali peggiori, chi può dirlo? E forse non è giusto piangerle, le anatre, perché tanto prima o poi sarebbero state abbattute lo stesso. Per metterle in pentola. Non ci dicono, le autorità sanitarie, qual è il modo (cruento? incruento? meccanico? manuale?) con cui ammazzano le anatre. Se col veleno, la ghigliottina, la pistola o con un colpo in testa. Usano linguaggi finemente diplomatici: saranno uccise «avec un protocole clairement établi et discuté avec les filières». Complimenti per la reticenza e l’ipocrisia.

Inutile, del resto, fare i moralisti. Forse che ai polli non si tira il collo? E alle mucche e ai vitelli una pallottola in testa? E ai maiali un coltello nella gola? Persino ai pesci fa male, molto male, un amo piantato nella bocca, provate voi.  Il punto non è questo. Il punto è che non bastava il Covid.

Alla Francia già martoriata dall’epidemia, dal terrorismo islamico, dalla follia distruttrice dei gilet gialli, mancava solo, come per una sanguinosa maledizione, un’altra epidemia devastante: quella dell’influenza aviaria che ha colpito le sue anatre (ma anche oche, polli, tacchini e via dicendo), tanto deliziose in tavola, quanto preziose per la produzione di una delle eccellenze culinarie francesi come il foie-gras, pur discutibile, scorretto e ormai rifiutato da molti, per via dell’ingozzamento forzato cui vengono costretti gli animali. Conseguenza dell’epidemia, la produzione di foie-gras è stata bloccata per i prossimi due mesi.

Già cinque anni fa l’ultima epidemia di aviaria, che aveva portato all’abbattimento di venticinque milioni di anatre, e di altri quattro milioni e mezzo l’anno seguente, aveva provocato un danno economico spaventoso, stimato in cento e ottanta milioni di euro. In questi giorni di gennaio sono state abbattute, sempre in Francia, quattrocento mila anatre. Ne restano ancora in vita cinque milioni, ma il loro futuro è molto incerto, perché anche questa epidemia è ormai fuori controllo, e il ministro dell’agricoltura Julien Denormandie ha annunciato che «molte altre migliaia di anatre verranno abbattute nei prossimi giorni nel tentativo di arginare il virus».

Si va quindi verso uno spopolamento massiccio, attraverso l’uccisione di tutte le anatre vive nel raggio di cinque chilometri dagli allevamenti focolai di infezione in cui si sono registrati dei casi: ne hanno contati ben cento e ventiquattro in tutto il Paese. Ma anche questo virus, arrivato pare nel novembre scorso dalla Corsica, galoppa ormai per il mondo. Molti casi si registrano in Belgio, Svezia, Gran Bretagna, Irlanda, India, Olanda (dove sono stati abbattuti cento e novantamila polli), e Corea del Sud dove sono stati sacrificati quattordici milioni di polli. Uno sterminio.

La regione più colpita, in Francia, è quella delle Landes, nel Sud del Paese. È un dipartimento della regione chiamata Nuova Aquitania, una terra bellissima, morbida e quieta, dal passato paludoso, oggi verdissima, tutta boschi e praterie, pascoli e colline coltivate, dove si parla una lingua misteriosa e bizzarra, dura e incomprensibile, l’occitano, e per giunta nella variante, ancora più incomprensibile, del dialetto guascone. Non è molto frequentata dal turismo (per fortuna), tranne che sulle spiagge oceaniche della Costa d’Argento. È storicamente la terra di produzione del foie-gras.

Alcuni anni fa, viaggiando in auto in viaggio di piacere (molto lentamente, per paesini) da Toulouse a Biarritz con mio cugino Louis che vive a Saint Jory dalle parti di Toulouse, dove fa l’imprenditore nel settore florovivaistico ed è stato rugbista nella massima divisione – giocò anche nella Nazionale francese – rimasi affascinato dall’alternarsi di insegne antiche e riccamente disegnate di piccole aziende agricole che spuntavano ogni cento metri ai bordi delle strade quasi deserte: foie-gras-armagnac,  armagnac-foie-gras, foie-gras-armagnac, armagnac-foie-gras (foie-gras nella Landes, armagnac soprattutto nel vicino Gers, un’altra regione appartenuta un tempo alla Guascogna). «Voglio scendere – gli dissi – io mi fermo qui. Armagnac e foie-gras. Ho tutto quello che mi serve».

Colgo l’occasione per raccomandare agli interessati anche gli altri volatili delle Landes, il bue di Chalosse, i vini di Tursan, l’asparago bianco delle sabbie, e soprattutto l’insuperabile Assiette Landaise: foie-gras, tranci di magret de canard affumicato, ventrigli cotti nel grasso, prosciutto di Bayonne, asparagi, mais e pinoli. Irresistibile. Forza anatre.


LA PAGELLA

Influenza aviaria. Voto: 4
Julien Denormandie. Voto: 5
Anatre. Voto: 8
Foie-gras. Voto: 8
Landes e Gers (regioni della Francia). Voto: 8
Louis Bianchini. Voto: 8
Assiette Landaise. Voto: 8

 

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