Chioggiotti della malora

Chioggiotti della malora

Pedate razziste

Novità dal Belpaese: tra i vari tipi di razzismo spunta, a sorpresa, la variante chioggiotta. A rivelarlo, l’allenatore di una squadra di serie D accusato di atteggiamento razzista verso un giocatore albanese. Il mister si dice vittima a sua volta di espressioni ingiuriose perché chioggiotto. Graziato dalla giustizia sportiva, appena 4 mesi di squalifica ridotti a 2, è stato punito dalla Questura di Trento con un daspo di 5 anni. Un provvedimento che fa discutere.

Ettore Tito, Chioggia (1898, olio su tela; fonte: en.wikipedia.org).
Ettore Tito, Chioggia (1898, olio su tela; fonte: en.wikipedia.org).

COSMOPOLI – I chioggiotti, nel senso di persone nate e residenti nella città di Chioggia, come anche gli odiati vicini marinanti di Sottomarina, sono tipi particolari, come spesso capita quando ti imbatti in gente di mare (cfr. Giovanni Comisso, Gente di mare, Fratelli Treves Editori 1929, ristampato da La Nave di Teseo 2020). Non a caso i veneziani hanno sempre considerato quella di Chioggia, che pure viene chiamata la piccola Venezia, e geograficamente appartiene a questa provincia, come una repubblica autonoma abitata da una popolazione autoctona, fiera e un poco selvatica, che parla un dialetto diverso da ogni altro posto.

Ma questo era più o meno noto. Quello che era ignoto, almeno a noi, e almeno fino a ieri, era che esistesse un razzismo alla chioggiotta, o per meglio dire una forma di razzismo esercitata, per motivi non meglio precisati (ma che magari si può provare ad intuire) contro i chioggiotti. Marinanti compresi. Lo rivela, un po’ a sorpresa, un ruspante giovanottone di anni trentanove, chioggiotto marinante (e già questa è una contraddizione pesante) che si chiama Luca Tiozzo (quasi tutti i chioggiotti si chiamano Tiozzo) e che per mestiere fa l’allenatore di calcio, attualmente alla guida del San Giorgio Sedico (Belluno) in serie D.

È successo che il 16 dicembre scorso il marinante Tiozzo sia stato espulso nel corso di una partita persa 3-2 a Trento contro la squadra locale, per aver rivolto a un giocatore avversario un insulto “implicante discriminazioni per motivi di nazionalità”, come ha scritto l’arbitro nel suo referto. “Albanese di m….” aveva gridato il mister al giocatore Grasjan Aliù. Per questo motivo, essendo anche recidivo (“devi morire” aveva detto in un’altra partita a un giocatore rimasto ferito in campo), era stato squalificato dalla giustizia sportiva per 4 mesi, poi ridotti a 2. “Non sono razzista”, si era giustificato. Pensa cosa gli avrebbe detto se fosse stato razzista davvero. Comunque, non si era nemmeno scusato. Si era invece messo a piagnucolare: “Dagli spalti a me gridano sempre chioggiotto di m….e nessuno mi ha mai difeso”.

Aveva appena ripreso ad allenare, quando la Questura di Trento, entrando in campo a gamba tesa, gli ha comminato un daspo di 5 anni che gli impedisce di accedere per questo periodo a manifestazioni sportive, e quindi di continuare ad allenare. Provvedimento interessante, che fa discutere. Non tanto per la severità (il chioggiotto non merita alcuna attenuante), quanto per l’intromissione indebita. Nel senso che la questura ha tutti i diritti (e fa bene) a sanzionare col daspo cittadini, idioti, tifosi e presunti tali, che dentro e fuori gli stadi si esibiscono in cori, urla, atteggiamenti e striscioni razzisti, inscenano risse e violenze, infastidiscono persone e danneggiano cose. Altra cosa sono i comportamenti in campo dei tesserati, giocatori, allenatori, dirigenti: sanzionarli, quando è il caso, deve spettare esclusivamente alla giustizia sportiva, non a quella ordinaria.

Quello che si può – e si dovrebbe – eccepire, viceversa, è la mano molto (troppo) morbida, nel caso in questione, della giustizia sportiva. 4 mesi di squalifica ridotti a 2 sono troppo pochi per un insulto razzista vergognoso e inaccettabile, del quale oltretutto l’allenatore non si è nemmeno mai scusato. La condanna sportiva più appropriata sarebbe stata di 5 anni di squalifica, la stessa pena del daspo, non di 2 mesi. Perché i buoni esempi sono necessari. E perché, se l’allenatore dev’essere anche un educatore (e dovrebbe esserlo), di tipini come l’impresentabile mister chioggiotto il mondo del calcio è molto meglio che faccia a meno.

 

 

LA PAGELLA

Luca Tiozzo. Voto: 4

Grasjan Aliù. Voto: 7 (per solidarietà)

San Giorgio Sedico. Voto: 4 (alla società)

Giustizia Sportiva. Voto: 4

Questura di Trento. Voto: 5

Giovanni Comisso. Voto: 8