Ultima stagione

Ultima stagione

Il tradimento di Montalbano

Ha suscitato scalpore e anche indignazione, come se fosse nuova, una notizia vecchia di tre anni fa: Salvo Montalbano, il commissario più amato dagli italiani, ha lasciato la sua eterna fidanzata Livia, per mettersi con una collega più giovane e carina. Ma questo era giù successo nel 2018, quando venne pubblicato il romanzo Il metodo Catalanotti, da cui è stato tratto l’omonimo sceneggiato televisivo. Solo che nessuno se n’era accorto. Se ne avvedono adesso perché lo vedono in tivù. Sarà perché nessuno legge più.

Il metodo Catalonotti (dalla copertina del libro edito da Sellerio).
Il metodo Catalonotti (dalla copertina del libro edito da Sellerio).

VIGATA – Dev’essere proprio vero che l’Italia è un Paese che non legge. Né libri né giornali né altro. L’ennesima riprova, casomai ce ne fosse stato bisogno, viene dalla levata di scudi di quella parte di popolazione che dà sfogo alle sue frustrazioni blaterando su quelli che coloro che ne capiscono chiamano i social, e che si è indignata perché Salvo Montalbano, il commissario più amato dagli italiani, si è sbarazzato senza troppi complimenti di Livia, la sua vecchia, sbiadita fidanzata.

Ma quello che è sembrato un colpo di scena, inopinato e del tutto inaspettato, era in realtà una notizia vecchia di tre anni. Solo che all’epoca, quando il fatto successe, non se ne accorse nessuno, e conseguentemente non vi fu alcuna levata di scudi. Il che dà un po’ da pensare. Già. Difatti Montalbano ha lasciato Livia ancora nel 2018. Tre anni fa, appunto. Lo ha fatto, con gli stessi modi assenti e bruschi visti in tivù, nel libro che porta lo stesso titolo dello sceneggiato televisivo, Il metodo Catalanotti (Sellerio editore Palermo, 2018), uscito un anno prima della scomparsa di Andrea Camilleri.

Lo scrittore liquida in poche righe, a pagina 242, l’addio di Montalbano a Livia. Quando lei gli dice, al telefono, che si è stancata di aspettarlo, e che “c’è una sola cosa che può giustificare il tuo comportamento: tu non mi ami più”. E aggiunge: “sono davvero esausta. Per me la nostra storia è alla fine”. Ristaro deci lunghissimi secunni ‘n silenzio. Po’ Livia squasi ‘ncredula spiò: “Ma non hai niente da dire?”. “No” fici Montalbano chiuienno la comunicazioni. Finiva così un amore vecchio, “consunto come a un vistito troppo a lungo usato”, cui si contrapponeva la forza di un amore nuovo: il commissario “stavota non ebbi dubbi: sì, era amuri”.

Tutto qua. Storia finita. Nella vita di Montalbano entra un’altra donna. Tutto molto semplice. Normale. Eppure non se n’era accorto nessuno tre anni fa, quando il libro l’aveva raccontata, la fine di questo amore. Se ne accorgono adesso perché l’hanno visto in tivù, e protestano perché questo finale a molti(e) non piace, non piace proprio. Santa ignoranza e beata pazienza. Dedicato a chi capisce quando il gioco finisce, come cantava la splendida (come artista e come donna) Loredana Bertè.

E poi Livia, personaggio mai messo a fuoco, tanto che ben tre attrici si sono alternate nel ruolo con scarsa fortuna (al contrario degli altri personaggi principali interpretati sempre e benissimo dagli stessi attori), era figura sostanzialmente marginale nella vita di Montalbano. Fondamentali erano Fazio, Mimì, Catarella, anche Pasquano. Livia, no. Distante, e non solo geograficamente, appariva ogni tanto, e scompariva senza lasciare traccia del suo passaggio. Quasi insignificante, al punto che lo stesso commissario spesso la trascurava, preferendo le sue indagini (sue di lui) alla sua (sua di lei) compagnia. A Montalbano non interessava avere un futuro con Livia. “Mai aviva veramenti proponuto a Livia di maritarisi, di viviri ‘nzemulla”. Tutto diverso con la nuova fidanzata, la poliziotta della scientifica, più giovane, più carina: “Con Antonia ‘nveci sì che aviva ‘mmidiato fatto progetti per il futuro: le aviva confidato senza vrigogna che sarebbi annato ‘n pinsioni, che l’avrebbi secutata sino alla fini del munno criato”.

L’ultimo Montalbano – questo ha chiuso la serie, giusto così - ci restituisce, con questo piccolo colpo di scena, l’uomo che sta dietro (dentro) al commissario. L’uomo fragile, tormentato, incerto, indeciso, in difficoltà quando non trova le parole per dire a Livia che è finita, e sceglie il modo, tipicamente e vigliaccamente maschile, di lasciare che sia lei a farlo. Montalbano non è un supereroe, non lo è mai stato, è sempre stato molto umano, anche troppo. Ma agli spettatori di bocca buona piacciono gli eroi che vincono sempre, quelli che non sbagliano mai, che non vanno mai in crisi, e che sanno trovare sempre le parole e le vie d’uscita giuste.

Stavolta no. Stavolta Montalbano, che non è più quel quarantenne forte, vigoroso e sicuro di sé che abbiamo conosciuto, ma è invecchiato anche lui negli anni che sono passati, e adesso è un sessantino stanco, anche un po’ sfiduciato, con la barba lunga e le borse sotto agli occhi, che si rende conto di essere all’imbocco del viale del tramonto, compie il gesto più rivoluzionario che un uomo possa fare. Perde la testa per amore. E pensa di mollare tutto, la polizia, il paese, i colleghi, la fidanzata, la fedele governante-cuoca e l’amato ristorante sul mare, per rincorrere un nuovo sogno d’amore. Forse folle, forse impossibile, non importa. Coglie l’ultimo tram che gli passa davanti come l’ultimo soffio di vita. Per sentirsi ancora giovane, ancora uomo, ancora vivo. Per tentare, in un ultimo, disperato impeto, di ritardare l’arrivo dell’ultima stagione.

 

LA PAGELLA

Andrea Camilleri. Voto: 9

Salvo Montalbano. Voto: 8

Livia. Voto: 5,5

Fazio, Augello, Catarella, Pasquano. Voto: 7,5

Antonia. Voto: ng

Loredana Bertè. Voto: 8